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La solitudine di una panchina coperta di neve

Era domenica sera e stava nevicando. Ho sempre amato la neve, mi ha sempre dato un senso di pace, probabilmente dovuto al modo con cui si distacca dal cielo.
Quella sera ero uscita, non ero lucida mentalmente, mi sentivo distrutta, sola e abbandonata a me stessa. Mi sentivo Atlante, costretta cioè a portare il peso del mondo sulle mie spalle. Non era tardissimo, ma durante tutto il mio tragitto non avevoo incontrato anima viva. Le uniche testimonianze del passaggio di esseri umani erano le impronta delle scarpe delle persone e la neve sciolta e marrone sulla strada principale. L'unico posto non contaminato era una panchina coperta di neve. Chi si siederebbe mai su una panchina coperta di neve? Chi oserebbe mai avvicinarsi ad essa? Viene percepita come inutile perché non in grado di soddisfarne le nostre umane esigenze.
Quella sera mi sono sentita come quella panchina: ignorata, inutile, ma soprattutto sola. Alla fine è questo che sono. Ho provato a contare su me stessa, a salvarmi dal mostro che ho dentro e a diventare ciò che più voglio essere, ma non ce l'ho fatta. Ho fallito di nuovo.



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Racconto scritto il 16/12/2017 - 20:10
Da Miriam Fouiteh
Letta n.179 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


La solitudine non è sempre e solo nociva... A volte ci mette allo specchio a far compagnia a noi stessi...

MADAME BUTTERFLY 19/12/2017 - 09:28

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Conosco le tue sensazioni ma la differenza tra noi è l'età, tu puoi cambiare la tua vita come desideri e non permettere che l'infelicità non ti faccia godere anche delle piccole gioie che ci può regalare. A rileggerti

Anna Rossi 19/12/2017 - 03:12

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Un bel racconto il tuo Miriam.
non declinarti sei molto giovane,
a te un felice Natale

Salvatore Rastelli 17/12/2017 - 15:12

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