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Prosegui una storia che inizi così: "Fissava il foglio bianco dinanzi a sé , mentre, veloci, i pensieri ballavano nella sua testa. Vedeva le immagini prendere corpo per poi, come d’incanto, svanire in un momento, in un battito di ciglia.
Il tempo passava, ma niente, nulla, non un solo pensiero si era chiarificato, strabuzzava gli occhi cercando di vedere oltre la fitta nebbia in cui era avvolta la sua mente. Vuoto. Stava per chiudere tutto, andare via, si era fatto tardi e cominciava a sentire i morsi della fame. Non aveva pranzato e, ormai, doveva essere ora di cena. Stanca e avvilita, si accingeva a spegnere il computer quando vide una figura venire verso di lei. Si materializzava ad ogni passo, testa alta e espressione fiera “Io sono Claudia” disse “mi stavi aspettando”.


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All’imago di fatal quiete

Fissava il foglio bianco dinanzi a sé, mentre, veloci, i pensieri ballavano nella sua testa. Vedeva le immagini prendere corpo per poi, come d’incanto, svanire in un momento, in un battito di ciglia. Il tempo passava, ma niente, nulla, non un solo pensiero si era chiarificato, strabuzzava gli occhi cercando di vedere oltre la fitta nebbia in cui era avvolta la sua mente. Vuoto. Stava per chiudere tutto, andare via, si era fatto tardi e cominciava a sentire i morsi della fame. Non aveva pranzato e, ormai, doveva essere ora di cena. Stanca e avvilita, si accingeva a spegnere il computer quando vide una figura venire verso di lei. Si materializzava ad ogni passo, testa alta ed espressione fiera “Io sono Claudia” disse “mi stavi aspettando.


Quando arrivò io fece molto piano e lei invece, con la mente, era lontana. Neanche il cane si era svegliato dal caldo torpore di maggio.
Anche Claudia, come gli altri, entrò senza fare rumore. Entravano tutti sicuri, come la primavera, o come il vento svelto, sotto le porte, più di una lucertola.
Difficilmente erano più di uno e quindi li faceva passare senza attendere, tanto sapevano che l’orario era solitamente quello.


Quatti s’intrufolavano e si presentavano, qualcuno aveva bisogno di darsi una sistemata. A volte si presentavano in un modo ma ne uscivano molto cambiati. Era una perfezionista con loro.
Le somigliavano? Beh, sì, abbastanza.
Li conosceva.
Magari all’inizio non li ricordava ma poi ascoltandoli capiva che molti li conosceva; alcuni proprio bene.
C’era un gusto particolare nel sentirli raccontare, prima di capire chi erano e dove, magari, si fossero conosciuti.


“Ah… venti… ventidue anni fa.” “E’ vero, ora ricordo quell’occasione!”


Difficilmente doveva fare grandi sforzi prolungati, dopo poco li collocava temporalmente; magari non nell’anno giusto ma loro, subito, la correggevano.
E come ci tenevano a correggerla!
A volte capitava che non li conoscesse, e glielo dicevano subito, comunque non per questo li mandava via; non faceva questo solo per gli amici, magari lo sarebbero diventati in seguito, sicuramente!


Si somigliavano anche tra di loro, per molti versi, anche se erano destinati alla prosa.


Arrivò più tardi, stavolta all’ora di cena, la protagonista del suo racconto.




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Scrittura creativa scritta il 26/06/2015 - 09:37
Da Glauco Ballantini
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