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Le istruzioni sono:

Scrivi un racconto che inizi così:
D'accordo, ti racconterò la storia della mia vita, come tu desideri ....


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CRONACA DI UN MIRACOLO

- D’accordo, ti racconterò la storia della mia vita, come tu la desideri.-
Cosi risposi a Carlo, un caro amico dagli anni della scuola, alla sua pressante domanda di raccontargli la mia storia, forte anche del fatto che ero un abile narratore.
- Però- aggiunsi- ti racconterò solo un fatto accadutomi parecchi anni fa e che è stato determinante,nel corso della mia vita, per le scelte di certi miei comportamenti e che a distanza di molti anni è vivo più che mai nella mia mente.-
A Carlo, una brava persona ma con nel dna una curiosità morbosa, non parvero vere queste mie parole. Si assestò per bene nella poltrona, si assicurò la presenza di un paio di birre ed incrociate le braccia proferì un laconico: - ti ascolto-.
Cosi iniziai a raccontargli la storia di un mio viaggio a Medugorie. A onor del vero, dato che la mia professione era quella di autista di bus turistici, viaggi in quella terra della Bosnia Erzegovina ne avevo fatti parecchi.
A questo punto però è d’uopo un po' di cronaca.
Il paese di Medugorie conobbe la notorietà il pomeriggio del 18 giugno 1981 quando 5 adolescenti affermarono di essere stati testimoni, mentre pascolavano le pecore sulle pendici del monte, della visione di una bella signora la quale disse, candidamente, di essere la Madonna. L’apparizione durò una manciata di minuti, al termine dei quali, la bella signora promise ai ragazzi che si sarebbe ripresentata anche il giorno successivo. E cosi successe e le apparizioni continuarono anche nei giorni successivi e continuano tutt’ora nonostante siano passati, da quel lontano giorno di giugno, quasi 36 anni.
Ma torniamo a questi miei viaggi che, non lo nascondo, avevano le loro difficoltà. Le strade risentivano ancora degli effetti della guerra della ex-jugoslavia che aveva lasciato il suo triste marchio sopratutto sulle abitazioni, rese fatiscenti a causa dei numerosi bombardamenti. Alcuni villaggi erano completamente rasi al suolo. Le persone scampate al massacro erano fuggite verso luoghi più fortunati.. Carcasse di animali erano disseminate un po' dovunque con il rischio di epidemie. Le dogane della Slovenia, Croazia e Bosnia, che ero costretto ad attraversare, erano spesso ostili per via di un regime comunista, che perpetrava ancora gli strascichi dei suoi propositi, non certo amichevoli, verso la religione cattolica. Praticamente non passava mese che non andassi in quella terra visitata da Dio e frustata, oltre che dal vento dei Balcani, anche dall’odio delle persone. I viaggi si concentravano, sopratutto, in primavera ed in estate. La neve e la bora che soffiava violentemente nei periodi freddi sconsigliavano di mettersi in viaggio durante i mesi invernali. Al freddo rigido dell’inverno si contrapponeva un caldo opprimente dei mesi estivi, dovuto, sopratutto ad un’umidità molto elevata.
Ed anche quel giorno di luglio 1997 il caldo fu notevole tanto da indurre il gruppo, che avevo accompagnato, a riposarsi un po', dopo pranzo per evitare la canicola.
Preferii anch’io ritirarmi nella camera dell’hotel Mirian per riposare.
Mi ero letteralmente fiondato nel letto quando sentii bussare alla porta: colpi secchi e ritmati.
Era Gianni, il capogruppo che mi invitava sul Krisevac, il monte della Via Crucis, per un’escursione di preghiera che, stando alle sue parole, avrebbe giovato alla mia anima.
- Ma sei matto?- urlai poggiando i gomiti sul letto.
-Dai vieni, non fare il pigro- insistette serafico.
Andai ad aprirgli e fui attratto subito dal suo abbigliamento: pantaloncini corti, scarpe bianche da ginnastica ed un berretto rosso la cui visiera gli occultava letteralmente gli occhi.
Celai subito un sorriso. Gianni era la guida spirituale del gruppo. Era una persona molto disponibile ed accompagnare i pellegrini era diventata, per lui, una missione.
- Dai Antonio vieni- mi ripetè- me lo hai promesso-.
- Promesso?- risposi sgranando gli occhi.
Mi ricorda allora che la sera prima, durante la cena, mi ero lasciato andare a delle confidenze con le quali manifestavo il proposito di recarmi sul monte Krisevac per onorare un voto fatto alla Madonna.
- Ed a piedi nudi!- avevo specificato.
- Va bene.- dissi rassegnato.- Il tempo di vestirmi e vengo-.
Una maglietta ed un paio di calzoncini corti sarebbero stati più che sufficienti. Per le calzature rovistai nella valigia ed estrassi un paio di scarpe da trekking che sventolai per aria come fossero un trofeo.
- Queste andranno bene- dissi.
- Non saranno un po' grosse?- obiettò Gianni.- Anche se…
-Anche se?- lo esortai a continuare.
Gianni mi fece osservare che la promessa, che avevo fatto, non contemplava l’uso delle scarpe. Praticamente dovevo inerpicarmi su quel monte impervio a piedi completamente nudi perché il disagio avrebbe aumentato le possibilità che il voto venisse esaudito.
- L’hai detto tu- ammiccò Gianni- e le promesse sono una cosa seria-.
- Si è vero- risposi mestamente ricordandomi delle parole pronunciate la sera prima, parole verso le quali già nutrivo un sincero pentimento.
- Comunque sarà per un’altra volta- dissi tagliando corto. - Oggi è troppo caldo. Rischierei di piagarmi la pianta dei piedi-.
Uscimmo dall’hotel Mirian. Fummo investiti subito da una cappa di caldo che ci bloccò il respiro e da un silenzio foriero di strani presentimenti. Guardai il Krisevac ergersi in tutta la sua maestosità. Sulla sommità un’enorme croce riverberava dardi di fuoco.
- Siamo dei pazzi.- brontolai.
Gianni, per tutta risposta, mi mise una mano sulla spalla.
Camminavo impacciato nelle scarpe nuove che cigolavano ad ogni passo. Ogni tanto qualche refolo di vento sollevava nugoli di polvere rossa.
Quando giungemmo, ai piedi del monte, Gianni mi invitò a pregare. Accennò un sorriso quando gli risposi che i preti, al mio paese, non li disturbavo più di tanto.
- Medugorie fa miracoli.- disse alzando gli occhi al cielo.
Il sentiero che conduceva alla sommità del monte era stretto e molto accidentato. E deserto. Di solito pullulava di gente. Sassi spigolosi come lance rendevano il procedere difficoltoso ma non per me. Le grosse suole delle scarpe da trekking non venivano neppure scalfite dalle asperità del terreno a beneficio delle piante dei piedi che godevano pienamente della protezione di quelle corazze.
- Ave Maria piena di grazia- iniziò a biascicare Gianni facendo rotolare, tra le dita, i grani di un bianco rosario.
- Santa Maria Madre di Dio- risposi distrattamente.
-Porca miseria!- esclamai ad un tratto.
Gianni mi lanciò subito uno sguardo scandalizzato e sorpreso allo stesso tempo. Ma il più sorpreso ero io perché mi ero accorto che improvvisamente, per ignoti motivi, la suola della mia scarpa destra da trekking si era letteralmente staccata dalla tomaia ed ora giaceva, in bilico, tra gli spuntoni di roccia.
- Ma non è possibile!- Urlai- Sono scarpe nuove-.
Mi ricordai di averle acquistare, alcuni mesi prima, durante una svendita di fine stagione, ma il fatto che le avessi acquistate scontate non poteva giustificare questo improvviso distacco della suola-
Gianni, per nulla turbato, mi invitò a continuare nella preghiera.
- Con questa scarpa?- Reclamai esibendogli davanti al naso una linda pianta di piede priva del carapace.
- Saltella- mi consigliò sorridendo- cosi eviti di bruciarti.-
-Ave Maria piena di grazia.- Riprese Gianni.
-Santa Maria madre di Dio- risposi saltellando che parevo un grillo con le ali tarpate.
- Porcaccia di una miseriaccia!- L’urlo, secco, improvviso, disumano, riecheggiò tra le rocce di quel monte come volesse disintegrarle.
Gianni bloccò il rosario come se un fulmine improvvisamente l’avesse colpito.
- Cosa c’è adesso?- Esclamò.
Con il dito gli indicai, esterefatto, la tomaia della scarpa sinistra orfana, anche questa, della suola.
Improvvisamente anche questa si era staccata andando a ruzzolare giù per un costone di roccia.
- Ma è un miracolo!- esclamò Gianni sgranando gli occhi e congiungendo le mani.
L’espressione del mio viso lo informò che non ero d’accordo con le sue parole.
- Non devi fare quella faccia e imprecare- disse candidamente- ti avevo avvertito che le promesse sono una cosa seria e non mantenerle...-
- Che vuoi dire?-lo interruppi prendendogli le mani.
- Avevi promesso si o no che saresti salito sul monte a piedi nudi? Ed a piedi nudi salirai.-
- Vuoi dire che sono stato punito perché sono venuto meno alla promessa fatta?- incalzai accarezzandomi le piante dei piedi.
- Mi sa che è proprio cosi.- Confermo Gianni.
- Ma non è colpa di questo caldo se le suole si sono staccate?- cercai di giustificarmi.
- Quei cingoli di carro armato non li avrebbe staccati neanche una granata di guerra.- Sentenziò.
Mi resi conto che aveva ragione ma convincermi che quei fatti erano da imputare a qualcosa di sovrannaturale non era facile. Dovetti, invece, rassegnarmi e salire il resto del Krisevac a piedi nudi come avevo promesso. Saltellavo, di sasso in sasso, alla stregua di un burattino, storcendo la bocca e digrignando i denti per il dolore. Gianni, alle mie spalle, mi spronava assicurandomi che il sacrificio avrebbe rafforzato il mio spirito.
- Vorrei vedere te al mio posto.- Biascicai sottovoce.
Per una strana coincidenza, ormai lassù tutto era strano, giungemmo davanti alla croce quando Gianni finì di sgranare l’ultima pallina del rosario. La croce alta 5 metri si stagliava in un paesaggio affogato in una nebbiolina di afa. Il legno della croce era tutto tempestato di incisioni e di scritte inneggianti alla Madre Celeste.
Sostammo alcuni minuti, il tempo necessario per bearci del panorama sottostante ed anche per massaggiarmi le piante dei piedi diventate rosse come peperoni maturi.
Per tutta la durata della discesa Gianni si mostrò un fiume in piena e accompagnava le parole con gesti eloquenti delle mani. Gianni mi assicurò che i fatti, di cui ero stato protagonista, avevano dello straordinario e che sicuramente le mie richieste sarebbero state esaudite.
Nel frattempo si era alzato anche un piacevole venticello che servì a mitigare l’afa opprimente.
Quando giungemmo in pianura il vento aumentò di intensità tanto da piegare le cime degli alberi.
- Guarda si inchinano al nostro passaggio.- Disse Gianni puntando l’indice in alto.
- Che onore!- Esclamai sventolando in aria le scarpe prive delle suole.
Quando giungemmo nel parcheggio dell’hotel Mirian il gruppo già cominciava ad accalcarsi attorno al mio pullman.
- Giusti in tempo.- Osservò Gianni e strizzando un occhio aggiunse: - ricordati Antonio le promese vanno sempre mantenute.-
Non potei fare a meno di abbracciarlo tra lo stupore generale delle persone.



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Scrittura creativa scritta il 07/01/2017 - 18:44
Da antonio girardi
Letta n.271 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


....non posso che essere d'accordo!
*****

Alessandra E Basta 28/06/2017 - 22:08

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Una esperienza emozionante descritta con acume.
Il mio elogio, Antonio.
*****

Rocco Michele LETTINI 09/01/2017 - 18:05

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telepatia

laisa azzurra 08/01/2017 - 12:39

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Antonio,
Pur essendo molto credente, nutro grosse perplessità su medjugorje, ma nn è un dibattito, questo. In ogni caso, hai scritto un racconto splendido e con la "morale da libro cuore". Bravissimo

laisa azzurra 08/01/2017 - 12:30

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Un emozionante e coinvolgente racconto sulla fede, l'amore, il coraggio e l'importanza di credere e di non mollare mai. Complimenti, oltre ad un bravo poeta sei uno scrittore magnifico!

Ilaria Romiti 08/01/2017 - 11:38

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mi è molto piaciuto il tuo racconto 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 07/01/2017 - 20:06

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Sei stato fortunato a vivere un'esperienza del genere...Molto accattivante il tuo scritto.

Teresa Peluso 07/01/2017 - 19:16

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