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LA VIA DEI CAMPI - Parte 2 di 4

Era di venerdì e il clima era già mite – e sereno il tempo. Si accese poi il sigarello ritornando in piazza ascoltandosi “I Giardini di Eros”. Poco dopo mezz'ora, seduto sul muretto che solitamente usavano i – saggi – che ultimavano la loro esistenza raccontandosi storie ormai lontane per i giovani del futuro, Peter li vide in branco ritornare dai campi e passare davanti a lui, fissandolo e ridendo per poi sentire da lontano commenti del tipo: “E' quello strano che fuma i sigari da solo...” Già, quello strano. Quello senza Amici, quello che girava sempre ovunque. Veniva soprannominato “Mr.X”, ma a differenza del personaggio vestito di viola e in stile ottocentesco, andava in giro vestito di bianco, abbigliamento che poi confermò con la scomparsa del suo artista preferito, che si presentò così durante il successo dell'82 all'Arena di Verona. Ma più semplice perchè piaceva spacciarsi per angelo, che angelo non era, come alla fine lo erano tutti i cantori di una stirpe incantata – lui compreso, auto-catalogato come artista di “confine”, forse perchè non riusciva mai a inserirsi... forse perché lui che si vestiva di bianco altro non era che un fantasma. Nessuno si fermava, nessuno chiedeva a Lui direttamente – lui che veniva nulla, anche se non si era mai spostato da casa, dal suo paese, che parevano non sapesse niente di nulla e di nessuno. Ma si sa che chi legge sa molte cose – chi osserva, ne sa molte di più. Poi gli venne un lampo di “genio”, insomma si faceva per dire. Quindi contattò l'Innominato, direttamente a casa sua. Era una casa antica e bella, piena di foto, libri e tanti oggetti da collezione, situata alla periferia di B.G., in mezzo ai campi che l'Innominato aveva ereditato dal nonno paterno, originario di lì. “Oh che bello, ragazzi annoiati in cerca di Emozioni o meglio, perversi divertimenti – somigliano tanto a chi ben conosco!” ironizzò l'Innominato. “Solo che io non punto il dito alle persone sole, perseguitandole!” si scusò Peter. “Ah no?” - “No.” precisò negando e confermando Peter, seccato dall'umorismo del suo “consigliere” o informatore, che sia. “Lascia perdere – tu vai in cerca di vita, loro di rissa. E' gentaglia perlopiù annoiata, ragazzini che vivono in strada dal giorno in cui son nati. Quelli ti fanno fuori senza manco voler sapere il tuo nome.” precisò, avvertendolo. “Guarda che fanno quello che facevamo noi. Si spostano in bici, alcuni già col 125, vanno al bar, il sabato in piazza della città...” l'Innominato lo interruppe bruscamente: “Io e i miei Amici del liceo per quanto mi riguarda, tu invece rimanevi costantemente internato a casa.” lo corresse, francamente. “Ah, già – c'hai ragione! E pensa che li ho visti pure in quel boschetto che c'è in mezzo ai campi, ricordi – quella casetta di legno?” - “Sto cercando nei miei pensieri più perversi un qualcosa di carino perché se mi parli di una casetta di legnano, in mezzo ad un boschetto, dove ci vanno dei ragazzini... comunque non ricordo!” così Peter si alzò: “E' venerdì sera no?” - “No, Pete!” - “Cosa stiamo aspettando?” - “Oddio!” - “L'appuntamento è stasera – ci vanno ogni venerdì sera alle 21, dai che manca meno di un'ora – fortuna che è ancora chiaro. Preparati, andiamo!” Così si avviarono anche loro verso i campi di C.M., raggiungendo il luogo col furgoncino di Peter che parcheggiarono al bordo della strada proseguendo – la via dei campi – in bicicletta. Peter ad andarci sembrava la copia perfetta di don... Babbeo! Arrivati al boschetto, appoggiarono le bici su di un tronco e avanzarono a piedi fino ad intravedere la casetta di legno. All'Innominato venne in mente l'idea di salire sopra i rami di un albero aspettando l'arrivo dei ragazzacci, così da non farsi vedere. Sembrava di essere in una di quelle storie adolescenziali nella quale gli Amici s'incontrano vivendo la semplicità della propria età, fra incontri, eterne chiacchierate, giri in bici in mezzo alla natura, godendosi il rosso tramonto sopra alberi di ciliegi spontanei e selvatici. “Guarda che questi verranno qui a comprarsi l'erba!” lo fece ritornare alla realtà l'Innominato, continuando: “Fai una cosa: tu resta qui sopra, io scendo e vado a vedere cosa succede là dentro!” Così lo lasciò solo per raggiungere la casetta. Un tragico errore, perché Peter nell'attesa pensò male di accendersi il sigaro ma lo zippo si stava esaurendo, non avendolo ricaricato. Allora pensò di bruciare un “fazzollo” per avere tempo materiale di accenderselo; peccato che poi buttò giù quello che rimaneva del fazzoletto per non bruciarsi le mani – senza spegnerlo – e la sterpaglia delle residue foglie secche dell'autunno precedente prese subito fuoco, sviluppando in men che non si dica una nube nera. Dapprima Peter provò a sputare sperando che la saliva potesse spegnere quel che rimaneva della carta, poi incominciò a soffiare peggiorando inevitabilmente la situazione. Non voleva fare la fine di Giovanna D'Arco o quello che più assomigliava a Quasimodo ne “Il Nome della Rosa”, così si buttò giù e incominciò a raggiungere l'Innominato in direzione casetta di legno, per richiamarlo e fuggire entrambi, ricevendo solamente insulti. “Non sarà il caso di avvisare i ragazzi?” si preoccupò Peter. Gli passarono pure di fianco. E anche loro fecero subito retro-front vedendo l'enorme fumo nero uscire da sopra il boschetto. Il venerdì successivo fu la volta della palestra di basket. Capitava che si incontrassero sempre in luoghi dove di notte l'accesso non fosse consentito. “Ti ricordi quando andavamo nelle fabbriche abbandonate, o nel vecchio ospedale di L., oppure nei cimiteri a caccia di fuochi fatui?” domandò Peter all'Innominato mentre salivano le scale esterne della tribuna. “Certe cose lasciale fare ora alla nuova generazione.” - “Ma infatti io ti solo ricordando!” - “E si vede! Mi spieghi come entriamo se la porta è chiusa da fuori?” Ma Peter aveva scocciato lo scrocco della serratura con dell'americano entrando nel pomeriggio con la scusa di assistere agli allenamenti, così che la porta si potesse aprire anche da fuori senza manco girare la maniglia. I due entrarono senza più parlare e nel buio totale, se non per qualche spiraglio di luce riflessa della luna. Un'eco di una musica fin troppo moderna gli giungeva fin sù dove erano entrati. Ok, potevano muoversi e parlare quanto volevano che tanto nessuno li avrebbe sentiti. I ragazzi si univano principalmente per fumare e bere in compagnia – cosa che avrebbe voluto fare anche Peter, di generazione in generazione. “E adesso che sai che sono qui, vuoi unirti forse a loro sbucando fuori e cantando come il ranocchio dei Looney Tunes?” ma Peter replicò con un'altra domanda: “Gli mettiamo un po' di paura?” e non fece in tempo a finire di chiederglielo che inciampò nel secchio prendendo in pieno tutto il carrello delle pulizie lungo il corridoio posto dietro le panchine della tribuna, provocando un grosso fracasso; la spia posta sopra loro poi fece accendere tutte le luci del piano superiore e così, nuovamente si ritrovarono a scappare tutti insieme – loro e i ragazzi, per essere dove non dovevano essere. Intanto, all'insaputa di Peter, in paese fra i giovani si stava spargendo la voce – su chi fosse quello strano ragazzo un po' troppo invecchiato che fumava sigaro e vestiva di bianco. L'Innominato lo preavvisò: “Cambia ambiente, ragazzo. Guarda che ti avranno già inquadrato. Di me non me ne preoccupo – ma tu stai molto attento. Qual'era la brillante idea, il lampo di genio?” Così Peter gli parlò di uno dei ragazzi, Seffi, del campo che possedeva dove li vide la prima volta quando era ubriaco e tutte le sere, sul finire della strada che portava ai campi, lui nel buio e loro sotto l'ultimo lampione. Sarebbe stata una cosa carina, oltre che un piano perfetto. Nei pomeriggi d'aprile dopo il lavoro già ispezionava il campo: le coltivazioni di cicoria, zucche, cetrioli, poi gli alberi da frutto, le panchine in legno, il barbecue – un angolo di Paradiso, ma mancava qualcosa e di carino: un fantoccio! “Ogni campo ne ha uno!” precisò scusandosi Peter. “Giusto un'opera d'arte. Tu sei matto, so cosa vorresti fare. E sai cosa ti dico: mi piace!” così passarono il sabato della Pasqua 2021 a crearne uno, con l'idea di fare una principessa con la faccia da strega – finendo poi di farne uno che più assomigliava ad una badante russa. Da quel fatto dello spaventapasseri la situazione cambiò drasticamente. Nel paesino tutti i ragazzini incominciarono a guardarlo con sospetto, disprezzo, diffidenza. Quello che doveva essere una – goliardata – fu interpretato come una minaccia, soprattutto il messaggio lasciato appeso al fantoccio, cioè alla babbiona: “Il Bue ha Bevuto la Luna”, un no-sense scritto in dialetto, come presa in giro per i campagnoli – lui che tanto adorava la vita di campagna, le scampagnate alle cascine, i giri in bici lungo i viali che portano ai fienili di campagna. “E che ti aspettavi?” domandò l'Innominato, sarcastico. “Magari un'Amicizia?” ribatté Peter. “Semmai la galera!” precisò ironizzando. Gli suggerì nuovamente di cambiare ambiente, finché fosse in tempo. Ormai grande e troppo maturo per insistere a fare altre bizzarrie con il solo – scopo – di “farsi conoscere”, Peter accettò senza obiettare ulteriormente. Ma nel proprio paesino fu impossibile anche solamente passare in bici o a piedi per una semplice passeggiata: ogni volta che lo videro erano solamente insulti, minacce di percosse, bestemmie. Non era più vivere! E la sera ancora di meno – se lo avessero visto solo... sarebbe stata la fine per lui. “Be', almeno ti sei fatto conoscere!” concluse l'Innominato. “Già, bel modo di farsi conoscere...” si rassegnò Peter. Un pomeriggio si trovava in tabaccheria per la ricarica telefonica. Dietro entrò uno di quei ragazzini che lo stavano perseguitando. Si incrociarono gli sguardi. Poi quando fu il turno di Peter, si girò chiedendo al ragazzo, di cui non sapeva il nome, se voleva passare davanti, dovendo ricaricare il telefonino e mettendoci più tempo. Il ragazzo rifiutò e lo lasciò fare. Mentre diceva il numero al tabaccaio, con la coda dell'occhio, Peter notò il ragazzo prendere il proprio cellulare segnando a tempo il numero che stava riferendo al commesso. Così le ultime 2 cifre le improvvisò, perdendo quella decina d'euro ma sicuramente evitando ulteriori conseguenze. Un altro ragazzo gli si avvicinò quando lo trovò seduto solo su di una panchina in un parchetto fuori paese. Poteva stare sicuro Peter, perchè era ben frequentato non solo da altri ragazzi più grandi e maturi – ma anche e soprattutto da famiglie. “Che fai?” gli domandò. “Chi sei, piuttosto. Un minimo di presentazione.” ribatté Peter. Gli chiese del più e del meno, ancora senza rivelarsi. Peter voleva rispondergli lo stalker o il maniaco, così da levarselo dai piedi – ma pensò che avrebbe solo peggiorato la situazione. Gli chiese del furgoncino che guidava, e a Peter gli uscì istintivamente: “Trasporto cadaveri.” scoppiando lui stesso a ridere. Poi domandò che lavoro facesse, quello del lavapiatti, avendo fatto l'alberghiero – dicendoglielo in tutta sincerità, mentre lui col viso ancora bambino finalmente rispose, riferendogli che anche lui faceva la scuola alberghiera e avrebbe lavorato presto in un ristorante per farsi soldi. “Ah davvero?” si sorprese fintamente Peter, continuando: “Allora vedi di non fare la mia stessa fine, d'accordo?” Senza più saper cosa chiedere, si congedò con un “Ti saluto, ci vediamo.” con Peter che confermò: “Sai dove trovarmi...”. Lo rivide 2 week-end più avanti, in un sabato notte fermo sulla strada per farsi venire a prendere. Peter lo notò dal suo furgoncino e fece subito retro-front: “Ehi ciao fratello! Non ci siamo già visti noi 2?” gli domandò uscendo dal mezzo e accendendosi il suo sigaro. “No.” rispose fermamente il ragazzino. “Ah, no? Perdonami. Voi ragazzi siete Tutti uguali.” si scusò, a mò di cantilena. “Hai bisogno di qualcosa? Cerchi qualcuno?” gli domandò irritato. “Io? Davvero, niente. A sì, forse c'è uno che mi piacerebbe conoscere...” e il ragazzo chiese curioso: “E chi?” allora Peter con fare investigativo: “Un ragazzo un po' troppo invecchiato, fuma sigari proprio come me e si diverte a girare con un furgoncino bianco dicendo che trasporta cadaveri.” e il ragazzo scappò via in men che non si dica. “Ehi, non ho ancora finito!” gli urlò dietro, Peter, mentre rideva della sua performance. “Più di ogni altra cosa, cerco me stesso.” si scusò sussurrandosi fra sé e sé. Frequentando un altro bar di un altro paese, dove facevano karaoke e dove Peter poté dar sfogo alla sua – esuberanza americana – le cose non andarono altrettanto bene: nonostante la bravura e la prestigiosa tecnica che possedeva, del “Bel-canto”, ma anche dell'intrattenimento – del far ridere, Peter fu sì gradito, ma altri ragazzi vennero informati e informarono a loro volta il branco che lo perseguitava della sua presenza al nuovo locale, e dei nuovi spostamenti. Così che una notte, ritornando da N. presso la propria abitazione in bici, sentendosi inseguito, dovette prendere sentieri di campagna e boschetti più possibile lontano dai lampioni dei viali affidandosi al solito detto: “Chi è nella luce non vede chi sta nel buio.” imbattendosi poi in un gruppo di ragazzini riuniti in un laghetto sperduto in mezzo ai bricchi. Spaventato, si scusò e finì con l'unirsi a loro, in beatitudine fra i canti dei grilli e di Battisti. Fu un sogno di una notte di mezza estate. “Ah, le sentinelle!” esclamò l'Innominato, continuando: “-quelle sembrano pagate apposta per ottenere informazioni!” precisò. “E tutto perché volevo conoscere Seffi, te ne ho mai parlato?” - “Penso proprio di sì, ma anche io ho un paio di informazioni su di lui, anche se non mi dai 'na lira per tutto lo sbatti. Allora, ce l'hai presente Màx, il ragazzo incrociato ai giardinetti al principio, fuggito al mio arrivo? Ecco lui è cugino di Seffi, e quelle ragazze sue amiche che avevano fatto l'incidente mentre facevano manovra – ecco loro sono alcune delle fidanzate dei ragazzini che non ti danno pace.” Nuovamente le coincidenze gli si ripresentarono puntuali, come i temporali. “Allora non è stato colpa del fantoccio – ce l'avevano già con me!” concluse Peter. “Esattamente.” confermò l'Innominato. “Ma perché?!” - “Tu sei venuto dal nulla caro Pete. Chi entra in un bar solo è visto male, peggio se poi lo rivedono in giro a zonzo con aria sinistra. Ti hanno puntato, non c'è dubbio – il branco uccide il singolo.” spiegò, invitandolo per l'ennesima volta a non farsi più rivedere in paese, perlomeno solo e specie la notte. Forse non era tutto andato perso: nel mentre conobbe uno di quei ragazzi, un certo Maur, piccolo e mediterraneo che pareva essere un'altra sentinella. Ma era buono. S'era avvicinato una sera per chiedere un accendino, ma Peter quella sera non lo aveva – così lo ringraziò candidamente e gli sorrise, con un sorriso innocente, un sorriso che non vedeva da moltissimo tempo. Poi lo rincontrò fuori dal Caffè, veramente lo aspettava semplicemente per salutarlo perché l'aveva visto, solo, dietro la vetrata. “Rischia pure” lo informò l'Innominato, “-ma sicuro finirà male anche con questo Maur: fa parte del branco, gioca a calcio proprio con loro e certo preferirà stare in compagnia di loro piuttosto che uscir solo con te. Dimmi, quando è in compagnia ti ha mai considerato? Ti insultava come tutti gli altri. Lascialo perdere e non dargli corda. Vai sempre per la tua strada e non fermarti...” poi lo rimproverò: “Il Romanticismo è finito da secoli: tu vuoi vivere in un mondo incantato pieno di Mozart, di Picasso, Beethoven – dove la gente si ferma per strada a chiacchierare a offrire e farsi offrire caffè, a parlar delle gioie dell'Amore. No mio caro, è finito questo tempo, probabilmente non è mai esistito. La nostalgia dei bei tempi che furono, raccontati inventandosi cose mai successe solo per rincuorarsi il cuore dai mali che affliggono l'Umanità da sempre.” Ma questa volta Peter non lo ascoltò, preoccupandosi nuovamente di far del bene per il sol pensiero di stare bene, vivendo le – Beatitudini – in contrasto alla pesantezza e alla solitudine di chi non ha ricevuto Certe felicità e tutte quelle gioie spontanee che spettavano anche a Peter. Poi vedendolo sulle sue, in una sorta di “stand-by”, l'Innominato gli diede un dolce consiglio, per sdrammatizzare quanto detto prima: “Ah, senti – se vuoi continuare a fare le tue cose, almeno falle di notte!” Peter, incantato, si tirò su il viso per guardarlo, stupito: “Perché la notte?” e l'Innominato, con una perla di saggezza: “Be', perché la notte appartiene agli Amanti.” riferendosi certamente alla canzone della “nonna” Patty. Una sera vide questo Maur rincasare a piedi. Erano le 3 del mattino. Si fermò sul ciglio della strada: “Ehi ma sei tu?” - “Sì, sono proprio io!” sorridendogli. Così gli offrì un passaggio e per quei 2km si presentarono e alla fine Peter gli offrì di insegnargli a guidare, essendo Maur prossimo alla patente. Gli confessò di essersi allontanato da quel gruppetto di ragazzi, essendo dei pochi di buono, ma rimanendo amico di Màx e del suo cugino, Seffi. Quando gli chiese come poteva ricambiare il favore delle guide, Peter approfittò candidamente per chiedergli un incontro con questo Seffi, motivo di quegli innocenti “pedinamenti” e la promessa fu subito debito: Lo incontrò una sera di fine estate, dopo cena, prima dell'ultima guida, all'indomani dell'esame pratico. Quella chiacchierata con Seffi, con la presenza di suo cugino Màx e di Maur, gli fece guadagnare o meglio, ripristinare quel minimo di dignità, e sincerità, che fu violata e tolta a Peter da parte di tutti loro del paese.
Già da tempo Peter era sulle tracce di un altro ragazzo della sua zona che abitava in città e di cui aveva contatto sin dal 2014. Si era interessato durante la pandemia dell'anno precedente, quando notava che questo ragazzo poco più giovane continuava a visualizzare quelle richieste che tanto Peter esigeva (-o si divertiva) a pubblicare senza più vergogna (-o proprio senza pudore!). Ambigue? No, sincere – si scusava sempre, più con se stesso che col muro virtuale cui era costretto ad affacciarsi col mondo nell'impero dell'oblìo. “Si chiama Liuk, come immagino tu sappia già, è un 94 anche se mi sembra un 97 o 98 – ma che importa? A me pare un drogato, con una faccia che si sarà fatto tirare per bene (-o forse sarà l'inevitabile effetto di quello che si fa – della Neve?)” - Peter all'ascolto notava il sarcasmo e l'ironia con la quale monologava l'Innominato descrivendo il – prossimo soggetto / caso – e non poteva far altro che sorridere della situazione, osservando però in Lui una venatura di stanchezza, probabilmente perché fin troppo cosciente della situazione illecita, ma l'Innominato era un buon Compagno, e faceva bene la sua parte, senza lasciare niente al caso. “-comunque questo Liuk è assistente volontario presso una contrada della città, e benché l'anno precedente, quando ti sei accorto di lui – e lui si è accordo di te, il Palio fosse saltato copa della pandemia, quest'anno che anche tu sai verrà posticipato in settembre (-sperando piova!), verrà ripreso alla grande con tutti i programmi per la preparazione iniziati adesso in maggio.” Infatti Peter restò bene informato sui movimenti del Palio grazie ad un suo cliente informatore classe 1944 che lavora come -freelance- presso il quotidiano della città, che lui chiamava simpaticamente la “Talpa” - ossia “l'informatore” appunto. Liuk era un ragazzo un po' diverso dagli altri della -new generation- benché si vestisse alla moda, confondendosi bene nella mischia, aveva un qualcosa di diverso da tutti quelli conosciuti finora da Peter. Era gentile, educato – Peter provò a contattarlo e a “punzecchiarlo” un po' per capire e studiarne le reazioni, ma Liuk rispondeva sempre con toni calmi e placati, senza mostrare avversioni nei confronti di chi, proprio come Peter, era troppo “libertino”, arrivandogli perfino a dire: “Sai che sei proprio buffo? Hai mai pensato di far l'attore?” - “Pure tu?!” si sorprese Peter all'invito dell'ennesima persona di studiare la recitazione. Aveva un dolcissimo sorriso, asciutto di viso, candido e innocente, con tanti capelli riccio-mossi che ricordava il primo Mika. l'avvistamento reale lo ebbe quando partecipò alle nozze in comune di una sua amica, dietro la piazza. Dato che non si poteva entrare nella sala per il troppo affollamento dei presenti, un invitato suggerì di andare a fare l'aperitivo nel bar situato da parte alla chiesa durante la celebrazione del matrimonio. In piazza, quell'ultimo sabato di maggio 2021, si stava svolgendo l'investitura del Palio della città, almeno così gli dissero a Peter. Appena sentita la parola – Palio – mentre stavano seduti ai tavolini fuori, si tirò bello dritto la schiena e su la testa, con lo sguardo che guardava dritto la chiesa, oltre tutti quelli seduti davanti che consumavano fuori dal Caffè. Non ci volle molto che il suo – radar – lo captò: era tipo neanche a 10 metri dal bar dove stavano facendo l'aperitivo. Tutti che parlavano del più del meno, oltre all'immenso dispiacere di non poter assistere al matrimonio in comune per il numero contingentato di persone causa restrizioni in atto. Ma Peter era mentalmente assente. C'era – ma era altrove. In quei 10 metri passavano anni di attesa, di ricerca, di speranza. Era lì ora, davanti ai propri occhi. E non si poteva neanche sbagliare: era certamente Lui, Mika, cioè Liuk! Vestito in abito, capellone, portava l'asta con la bandiera della propria contrada...


FINE SECONDA PARTE.




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Opera scritta il 29/04/2022 - 21:27
Da Pietro Valli
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