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Sesso, droga e...

Sono stato allevato in una famiglia fondata su rigidi principi, religiosi e sociali. Mio padre, a sua volta, aveva avuto lo stesso trattamento nella sua di famiglia, quella di nonno Nane, come lo chiamavano tutti; pace all'anima sua.
Gli insegnamenti erano pochi di numero, due o tre in croce, ma pesanti; in sostanza erano costituiti da una serie di divieti tassativi.
Per esempio uno era quello di non saltare le funzioni religiose domenicali, ma fin qui eravamo nel morbido perché il controllo non era spietato. Invece c'era un divieto al quale non si poteva sgarrare, e questo divieto, esteso a diversi aspetti della vita giovanile, era condensato in una frase lapidaria:
« Sesso, droga e rock and roll rappresentano la rovina dell'uomo. »
Nessuno di noi in famiglia, fratelli e sorelle, poteva pensare minimamente di trasgredire a questo precetto. L'unico infatti ad avere uno spirito ribelle ero io, ma ero troppo piccolo per pensare a quelle cose, quindi tutto filò liscio fino ai miei primi sedici anni.
Poi accadde un fatto che mi cambiò, e complice di questo cambiamento fu lo sport. Infatti un amico che faceva gare dilettantistiche di corsa in bicicletta nei circuiti cittadini, mi propose l'uso di qualche aiutino in pillola che stimolasse l'energia, specialmente in volata, cosa che accadeva ogni qual volta ci si presentava al traguardo in gruppo. Insomma sempre, nelle gare urbane.
Il sesso no, è vietato, pensavo, ma anche la droga lo è, ancor più. Ed allora rifiutai, tuttavia ebbi una soffiata dall'amico. Durante una delle sue confidenze, si lasciò sfuggire:
« Anch'io usavo la nutella e le barrette energetiche, come tutti all'inizio, ma ormai non mi bastano più... »
La nutella? Mai saputo. Fu così che iniziai a drogarmi di nutella, ne mangiavo una quantità industriale. Divenne la mia droga trasgressiva, giornaliera e per più volte al giorno.
La prelevavo dalla dispensa in cucina, complice il mio fratellino minore Giovannino, che si prendeva regolarmente la colpa. Lui si divertiva con questa storia e quando gli dissi di tenere la bocca chiusa accettò all'istante: si sentiva più grande e rideva di mamma e papà fingendo di pentirsi. Grazie Giovannino, ti sarò sempre debitore.


Succede così per tante altre questioni, immagino: una volta che sei entrato nel vortice della trasgressione, nel peccato mortale, nel comportamento lascivo, uscirne è impossibile, anzi le cose peggiorano.
Ed infatti di mese in mese, di anno in anno, saltarono anche gli altri due tabù: sesso e rock and roll.
Il primo a saltare fu proprio quello musicale. Un gruppo di amici, con i loro ed i miei risparmi, si erano comprati dei vecchi strumenti usati ed ogni lunedì e giovedì ci ritrovavamo in un cascinale abbandonato, appena fuori paese. Il proprietario era il padre del nostro cantante, e c'era in quella vecchia costruzione pericolante un'unica stanza abitabile, ed anche confortevole. Noi l'avevamo chiusa a chiave con una grossa catena, e lasciavamo gli strumenti in un sottoscala buio dove nessuno si sarebbe sognato di guardare.
Qualche chitarra solista, un basso, una batteria, e perfino un amplificatore con relativo microfono. Insomma, quando andavamo lì ci sfogavamo. Per fortuna dalle nostre parti l'alcool non è vietato, nemmeno nelle famiglie più rigide: e come farebbero a farla rispettare questa regola se i nostri nonni facevano colazione con la scodella di grappa, si disinfettavano le ferite e si lavavano pure i denti con l'acquavite fatta in casa, la famosa Gràspa?
Ed allora pure noi ci permettevamo un modico uso. Alcuni fumavano pure dell'erba; io no, avevo già la nutella. Grappa e nutella è uno sballo che pochi conoscono; la nutella presa direttamente col dito dal bicchiere, e la grappa a canna, rigorosamente. Suonavo la chitarra elettrica e mi sentivo Jimi Hendrix. A volte venivano anche alcune ragazze ad ascoltarci, ma noi eravamo “fuori”, diciamo che eravamo psichedelizzati, ed il sesso non ci toccava minimamente. Eravamo già nei nostri paradisi artificiali, droga e rock and roll. Se con loro, le ragazze dico, si parlava di “chitarra” si intendeva sempre quella elettrica, non altro.


Fu proprio il sesso l'ultima trasgressione, almeno per me. Alcuni amici ci arrivarono prima, e senza nemmeno nascondersi troppo. Io no, ci passai attraverso varie vicissitudini, ed ancor oggi mi sto specializzando nell'uso e consumo, diciamo così.
Sentivo continuamente parlare di sesso orale, ma io andavo bene, anzi benissimo, nello scritto. Era la mia materia preferita: facevo tre temi in due ore, al liceo, direttamente in bella copia.
Ed allora cominciai a fare baratti con compagni di scuola, per la maggior parte cittadini abbienti, e con i compagni di giochi, gli amici d'infanzia del paese.
Ormai lo sapevano tutti: scambiavo lettere d'amore giusto un'ombra erotiche, come diciamo noi, insomma poco poco erotiche, con vari oggetti utili, soldi esclusi. Per farmi scrivere la più bella lettera d'amore bastava offrirmi un long playng in vinile, pur che fosse di musica rock, o pop rock, o anche country rock. Ancor oggi ne ho più di trecento di questi capolavori della musica, ed ancora me li ascolto con un giradischi di valore, un Thorens professionale che è una meraviglia.
Beh, un grande esperto di sesso scritto non lo sono diventato, ho sempre quel limite, quel tabù che mi impedisce di andare oltre con l'erotismo. Chissà se su Oggi Scrivo imparerò qualcosa, ho visto che ci sono parecchie poesie non male, nel settore.
E poi diciamola tutta: se non mi specializzerò passerò al sesso orale. Come racconto fiabe d'amore io, o barzellette “sporche”, nessuno, ve lo garantisco.




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Racconto scritto il 04/12/2019 - 19:40
Da Giacomo C. Collins
Letta n.142 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Mi sono divertita a leggerlo, davvero tanto! Orale e scritto è troppo forte!
Bravissimo Giacomo

Grazia Giuliani 05/12/2019 - 16:56

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Giacomo, grazie del tuo commento,anche tecnico,che ho particolarmente apprezzato

Anna Maria Foglia 05/12/2019 - 15:46

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Per me è veramente un grande piacere leggerti!
Questo racconto, tra l’altro ,è molto divertente....poi la disquisizione tra sesso orale e scritto è troppo forte !

Anna Maria Foglia 05/12/2019 - 10:06

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Mio papà faceva la Graspa in casa. E non solo, anche il Nocino e... guarda caso, pure io sono appassionato di vecchi vinili. Vado per mercatini.
Ma, bando alle ciacole, sei sempre troppo bravo a raccontare.
Un saluto

Loris Marcato 04/12/2019 - 21:57

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