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= Poesia
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Sentii il candore della neve nella carezza di lei

Non so sorridere. E mi fa male il cuore. Forse ti ho mentito, senza volerti mentire. Tra le persiane accostate il temporale stasera ha il tono della tua voce. E’ come se nell’intervallo tra un tuono e l’altro il riverbero sulle pareti mormorasse <Come stai? Ero in pensiero…>. Forse non è che nella mia testa… E di nuovo quel sussurro <Ero in pensiero per questa cosa. So quanto ci tieni. Ho sentito il tuo dolore e… è solo che ti voglio bene>. Anch’io amica cara te ne voglio, ma stasera non so dirtelo. Stasera sto con la schiena appoggiata a un sogno, appeso tra i salici come uno straccio sgocciolante. Piangente dalla fronte. Credo di aver corso più di quanto il mio angelo custode possa volare…
Ho da poco letto la poesia di un autore che apprezzo. Si domanda dove vadano a morire le farfalle… Mi sento una facile preda di chi mostra soltanto quel po’ di colore che resta sulle dita, stordito dall’onnipotenza frivola di chi ha stroncato un volo.
Le mie mani faranno cigolare i braccioli della sedia all’angolo davanti alla finestra, come ad attutire l’urlo. Ora dormirò un poco sulla pagina strappata sotto il gomito con la mia calligrafia “Se tu fossi un bambino cosa ci racconteresti…?”. Non so tenere gli occhi aperti sulla manica arrotolata per non sporcarla di inchiostro, e con il cuore in punta di penna nella mano assopita…
Potrei raccontarvi questa “cosa”… Avevo sempre gli occhiali rotti, con i cerotti a irrigidire la stanghetta incrinata. E dentro di me il bisogno di scrivere, come gli altri bambini sentivano il desiderio di tirare calci al pallone. E un notes Pigna con la penna biro quasi finita, perché quella buona serviva alla mamma. Per quei bambini la partita della domenica al campetto di provincia non era questione di vincere o perdere, era fare quel goal che significava l’applauso dei pochi presenti. Sapevo che i miei jeans avevano gli orli disfati per seguirmi almeno loro nella crescita, e dentro i calzini rammendati che i miei testi e i versi non sarebbero andati oltre quel piccolo campetto. Ma era il mio campetto, e l’applauso di quei pochi… avrebbe tenuto acceso il sogno.


Il testo sullo scrittoio adesso fa da cuscino al suo creatore, mentre dorme ignaro. Dorme mentre quell’urlo che non fa sorridere e duole dentro al cuore fa ritorno nel dipinto sulla parete.
Quando le mani giuste ti accarezzano dentro capisci che della tua anima non ne sei il padrone, ma solo il custode.




-scrittura creativa “Se tu fossi un bambino
cosa ci racconteresti…?”, stesura n° 1
riflessione: viene a mancare il linguaggio da
bambino, il sentire del bambino.
Tornerò indietro… con la voce di bambino




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Racconto scritto il 04/12/2019 - 20:01
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.220 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Poetico e delicatissimo
Riesci a sfiorare l'anima e a far scendere quelle lacrime che teniamo dentro, per paura o perché agli altri non gliene importa niente...
Il bambino che c'è in te è sempre lì e ti osserva compiaciuto...
"Sono un'eccellenza, sono bravo davvero"

laisa azzurra 05/12/2019 - 10:16

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Mentre per gli altri bambini, il sogno era fare gol,il tuo, bimbo Mirko , era la scrittura con un tuo piccolo pubblico!Si nasce con la poesia dentro!

Anna Maria Foglia 05/12/2019 - 10:14

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Proprio un bel testo, che ti entra dentro, soprattutto per le riflessioni che sembrano buttate lì, ma pesano.
È l'anima che ci conduce, non viceversa...bello...

PAOLA SALZANO 05/12/2019 - 09:56

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Non è facile tornare indietro, ma la tua scrittura è colma di speciali emozioni che appartengono al bambino interiore che si esprime nella magia della poesia.
Bellissima scrittura!!!

Margherita Pisano 04/12/2019 - 21:04

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Passo di qui e resto incantata, dalla tua magia Mirko...
non sarà facile trovare la voce di bambini...!

Grazia Giuliani 04/12/2019 - 20:38

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