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Due amori all'età dei remi in barca

Mi avessero detto, anche dieci anni fa, quando già avevo una certa età, quella cioè dei remi in barca, che mi sarei innamorato, avrei riso in faccia all'impudente che si fosse azzardato.
Nella mia vita ci sono stati solo due amori: mia madre, che avevo deizzato ai limiti del complesso di Edipo, e mia moglie, l'unica che poteva farmi innamorare, essendo ancora in vita mia madre.
Ora che ci penso, ci fu un amico a predirmi questa possibilità: Francesco Di Bella.
Lo incontrai ai giardinetti, dopo anni che non ci si vedeva. Io col cane di mia figlia al guinzaglio, un Bovaro del Bernese, e lui una splendida mora a braccetto.
Il mio Bovaro era un animale stupendo, ma la mora di più.
Non mi sorpresi più di tanto. Francesco era un bell'uomo ancora a sessant'anni, ed era pieno di soldi dopo che aveva venduto l'azienda di famiglia. In più, viveva solo da sempre. Niente moglie, e nemmeno figli. Gioielli, vestiti firmati, automobili di lusso. Insomma non si faceva mancare niente. Quella che i comuni mortali come noi chiamano “la bella vita”.
Di donne ne aveva avute tante, e quella graziosa signora appena più giovane di lui non fu una vera sorpresa, per me.
« Ciao Jack, come te la passi », fu il suo esordio.
« Bene » , dissi.
« Bene, ma sei con un cane. Dovresti provare ad innamorarti come me. Allora sì... »
La signora gli elargì un sorriso malizioso. Avevano entrambi una luce negli occhi che non aveva bisogno di altre indagini.
« E' difficile che mi accada, tu mi conosci. Senza offesa alla signora, sia chiaro ».


A occhio e croce sono passati quasi quindici anni. Eh sì, Luna, il cane di mia figlia che ora vive con me, aveva poco più di due anni, e ora ne ha sedici. E' vecchio e malato, poveraccio.
Se avessi fatto un calcolo delle probabilità, a quei tempi, avrei ammesso che una possibilità di innamorarmi anche in tarda età c'era, non posso negarlo. Ma due? Eh sì, due, e quasi contemporaneamente, a distanza di pochi mesi.
La prima è stata Irene. Con lei l'amore è arrivato subito, senza preliminari di sorta. Un colpo di fulmine. Quando l'ho confessato a mia moglie, lei candidamente mi ha detto:
« Cosa vuoi, me ne sono accorta subito. Ma siete così voi uomini coccoloni, vi innamorate per niente. Vedrai che ti passa »
Sbagliava. Non è passato per niente quell'amore. Quando abbraccio Irene e la bacio, sento un tuffo al cuore. Lo stesso languore che provavo per mia madre quando mi stringeva al seno, e per mia moglie, che ai tempi era minorenne.
Poi è arrivata Camilla, e di lei non mi sono innamorato subito. Avevo occhi solo per Irene, era quello il motivo.
Ma ben presto le cose sono cambiate.
Pian piano mi sono reso conto che, anche se in modo diverso, mi stavo innamorando anche di Camilla. All'inizio la guardavo semplicemente come si guarda una cosa bella, un giocattolo, una bambola. Capelli biondo castani, mossi, occhi di un blu che ho visto solo nei mari delle isole greche, un sorriso strappa baci.
Insomma, per farla breve, mi accorgevo che nasceva il secondo amore senile, un amore diverso dall'altro, ma nemmeno tanto. Il trasporto era quello, il rimbambimento, parole di Franca, mia moglie, lo stesso che mi coglieva quando stringevo Irene a me.
Poi iniziarono a prendermi in giro. Dapprima i familiari, poi gli amici e perfino i vicini di casa. Sentivo una attrazione magnetica, per entrambe, e la gente se ne accorgeva.
Ho iniziato a viziarle, a spendere soldi in maniera immotivata, io che per me non mi compravo nemmeno il necessario: regali, vestiti, scarpe, di ogni forma e colore. Ogni occasione era buona. Un onomastico, un compleanno, le feste di Natale.
Passavo davanti ad un negozio di gioielli, e subito pensavo a due catenine, diverse ma entrambe con il loro nome sul retro della medaglietta in oro.
E che dire del ritratto che feci fare ad entrambe, all'insaputa una dell'altra, da un pittore di città, famoso, molto quotato. Sì, lo ammetto, mi sono costati una intera pensione per ognuno, ma che soddisfazione. La cornice ovviamente gliel'ho fatta io, e ho usato legni pregiati per scacchiere, l'acero e l'ebano.
Per non parlare del colpo di testa più inspiegabile, quello dei mezzi di trasporto.
Ho scelto i migliori, e non me ne pento. Quando le porto a passeggio con quei due passeggini e mi sento dire: « Nonno, andiamo ai giardinetti a giocare? », vado in brodo di giuggiole.




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Racconto scritto il 21/02/2020 - 19:29
Da Giacomo C. Collins
Letta n.164 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Chissà perchè avevo immaginato che c'era una sorpresa bella ed elogiativa nel finale. Splendido racconto, soprattutto nei dettagli dei ricordi e nella collocazione dei personaggi. Bel racconto.

santa scardino 26/02/2020 - 21:06

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Gli indizi c'erano, ma solo all'ultimo si svela "quanto amore"...
Direi la più bella evoluzione di un uomo...!!!
Scritto molto bene, ciao Giacomo

Grazia Giuliani 25/02/2020 - 20:24

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Sembrava strano questi amori conosciuti dalla moglie...insomma bellissima storia di vero amore.

Graziella Silvestri 23/02/2020 - 22:24

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Bel racconto,necessita leggerlo bene fino alla fine.

Maria Luisa Bandiera 23/02/2020 - 11:41

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Giacomo, mi piace leggerti ... perché hai la capacità di coinvolgere il lettore e la perizia dello scrivere!


Ida Falconeri 23/02/2020 - 10:07

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Non sono un accanito lettore di racconti ma i tuoi li leggo sempre volentieri in primis per il tuo modo eccellente di scrivere e poi per la trama che in ogni rigo riserva sempre delle sorprese.Ciao Giacomo.

Antonio Girardi 22/02/2020 - 18:17

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GIACOMO... Bè ci sono cascata in pieno fino all'ultimo rigo. E' stata la tua foto da giovane conquistatore a deviarmi dal finale, molto tenero e bello. Ciao scrittore dal cuore d'oro!

mirella narducci 22/02/2020 - 18:09

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Bellissimo... dall'inizio, imbastito appositamente per non svelare subito al lettore le identità dei tuoi due ultimi amori, alla dolcissima e simpatica fine. Complimenti nonnino

Mirko D. Mastro(Poeta) 22/02/2020 - 16:07

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