RACCONTI

     
 

In questa sezione potete consultare tutte le poesie pubblicate per argomento. In ogni caso se preferite è possibile visualizzare la lista delle poesie anche secondo scelte diverse, come per ordine di mese, per argomento , per autore o per gradimento.

Buona lettura

 
     



Lista Racconti

     
 




Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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Il corridoio a metà


In pronto soccorso, dopo ore di digiuno e cambi di corridoi, finalmente mi siedo su una panca a mangiare un pacchetto di biscotti. Mia madre se ne è appena andata e la probabile ottantenne che mi siede di fronte continua ad osservarmi insistentemente.
Mi volto verso il corridoio nel quale ero stata per tutta la mattinata e in cui una bambina mi aveva fatto ridere a crepapelle ballando e cantando. Era veramente forte quella bambina: finita la sua coreografia aveva preso cappello e giacca mentre la madre cercava di farle capire che con quella febbre da cavallo avrebbe dovuto farsi visitare. A quei ricordi accenno un sorriso; la donna mi sta ancora guardando.
Per carità, niente di male, ma quando sono stanca, a volte, anche l'aria che respiro mi infastidisce! E lei non faceva certo ridere come quella bambina!. A questo punto comincio ad osservarla anch'io.
Ci scrutiamo un po'; mi ricorda mia nonna e le dico:" Sa, mia nonna prega tutti i giorni,anche più volte...però, onestament... (continua)

Lucia Trucca 15/09/2015 - 08:24
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Il corso di paracadutismo


Nel periodo in cui ho prestato servizio nell’Esercito, decisi di frequentare il corso di paracadutismo, sia per provare l'ebbrezza della caduta libera che per conseguire il brevetto. Completai soltanto la parte teorica dal momento che per una serie di circostanze non ebbi la possibilità di raffermare.
Ricordo che le lezioni venivano tenute in una grande aula da un sergente istruttore di origine calabrese che paradossalmente di cognome si chiamava Alati. 
«Sergè, cosa bisognerebbe fare se il paracadute non si dovesse aprire?» gli chiesi un pomeriggio mentre il corso era in corso.
«In tal caso è consigliabile insistere più volte nel tirare energicamente la maniglia. Altrimenti, ci si affida al paracadute ausiliario che si trova a destra.»
«Capisco, ma qualora non si aprisse nemmeno quello?»
«Beh, capirai al “volo” che era meglio rimanere con i piedi per terra.»
Dopo quella risposta, quasi tutti i miei commilitoni presenti, sollevando e muovendo le braccia come se fossero ali d'ucce... (continua)

Giuseppe Scilipoti 31/01/2024 - 22:36
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Il Custode del Foro


Era il difensore della tradizione, l’ultimo baluardo di un codice non scritto che si respirava solo in certi luoghi. Non parlo di Wimbledon, né del Foro Italico, ma del Dopolavoro ferroviario, un circolo dal nome modesto e dalla storia fatta più di abitudini che di tornei. Ci andavamo con gli amici a giocare a tennis, più per stare insieme che per emulare McEnroe o Borg. Non era Villa Lloyd, non era lo Junior Club, era soltanto un campo di cemento in mezzo a un prato, incastonato tra i binari e una siepe troppo alta per essere vera. Ma per noi era tutto.
All’inizio non c’era nemmeno un custode. Le chiavi si ritiravano in una stanzetta che odorava di cuoio e disinfettante, si firmava un foglio a quadretti, si pagava in contanti e si portavano via. Il primo che prenotava alle 7:30 del mattino diventava, di fatto, il “guardiano” del campo per tutta la giornata. Spesso anticipavamo l’ingresso di qualche minuto, magari di mezz’ora, giocavamo all’alba con la freschezza addosso e la rugiada ... (continua)

Glauco Ballantini 17/06/2025 - 10:27
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Il diario della nonna


Da ragazza, verso i sedici anni, mia nonna Orsolina mi regalò un quaderno speciale, aveva una
copertina rivestita di stoffa provenzale, con tutte foglioline verdi e i fogli erano di una carta di buona
qualità a righi, ne erano tanti sembrava quasi un libro. Pensai che sarebbe stato uno spreco usarlo
per i compiti di scuola così lo trasformai in un diario.
Incollai nella prima pagina una mia foto, alla quale feci seguire la descrizione sommaria di me stessa
con i relativi dati anagrafici.
Era quello il periodo delle esplorazioni emotive e delle prime esperienze sia sociali che affettive. Il
periodo in cui era tutto sotto analisi, la giovane età metteva ansia (il più delle volte ingiustificata) ad
ogni mia decisione.
In quel diario (dopo di esso non ce ne sono stati altri) non scrivevo mai fatti che seguissero una
metodica cronologia, ma lo usavo un po’ come il mio rifugio peccatoris.
Era il mio modo per realizzare il bisogno che avevo di guardare dentro me stessa,in modo rise... (continua)

santa scardino 03/11/2022 - 17:19
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Il distacco


Orme sulla sabbia

C'erano giorni opachi, dove la nebbia ha consumato pianti!

Si muoveva il tempo a passo cadenzato e i minuti lenti separavano istanti tra me e te,
in un profondo senso di appartenenza.
Mi mancava la tua presenza fisica.
Il resto era impresso nell'anima da sempre
e quel filo invisibile restava ancorato tra noi, per non slegare mai, la mia vita, dalla tua.

- Mi sono svegliata oggi con il rumore di un aereo che volava basso e il rumore assordante feriva le mie orecchie.
Un balzo tra le coperte e resto seduta nel letto senza capire, ancora assonnata,
fatico a rendermi conto del rumore.
Poi mi ricordo, che non devo andare al lavoro, stamattina.
Da oggi inizia lo smart working e devo solo accendere il computer, fare una doccia veloce e poi colazione.
Sono le otto in punto.
Aspetto che arrivi il buongiorno dal gruppo lavoro, nella chat, per iniziare la mia giornata lavorativa, e sbrigare ognuno di noi le proprie mansioni.

Un po’ incerta mi a... (continua)


Margherita Pisano 22/05/2024 - 15:36
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Il dolore


Il dolore degli altri lo guardi attraverso un vetro: ti sfiora ma non ti tocca. L'altrui patimento ai nostri occhi appare appena appena sfocato: è un po' come se lo vedessi attraverso spesse lenti. Ne senti l'eco e pensi sempre che sia lontano anni luce da te. Non ci pensi al tuo dolore, fino a quando non ti tocca personalmente. Quando il tuo dolore rompe il vetro dell'oblio in cui era assopito, ti succede di risvegliarti nel bel mezzo della notte con la fronte sudata e una fitta allo stomaco. È allora che entri a stretto contatto con la tua sofferenza. È come se distrattamente urtassi una teca di cristallo e da essa fuoriuscisse un fiume in piena sfuggito agli argini. Vorresti soffocarlo con un cuscino il tuo dolore...ma non puoi: riesci a malapena ad attutirlo. Lo zittisci ma lui ritorna. In alcuni momenti ti pare di averlo ammutolito: non lo senti...ma poi in maniera subdola e silenziosa, lui ritorna più prepotente e violento che mai. E tu dai schiaffi mentre vorresti ricevere carez... (continua)

Giovanna Balsamo 22/11/2018 - 09:09
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Opera non ancora approvata!

01/01/1970 - 01:00
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01/01/1970 - 01:00
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01/01/1970 - 01:00
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