Volevo appoggiare sul foglio quel peso che porto, trasformare il silenzio in un ponte di carta, un sentiero di segni per raggiungerti altrove, oltre il muro di nebbia che ci separa il nome.
Ma ogni riga moriva sul bianco del foglio, come un’onda che perde la forza sulla sabbia.
Cercavo verbi capaci di guarire l’assenza, aggettivi gentili per non farti del male, ma la penna restava sospesa nel vuoto, un’asta immobile contro il vento del cuore.
Così ti scrivo adesso, senza usare la mano, affidando il messaggio al respiro del mondo.
Ti scrivo nel modo in cui l'ombra si allunga, nel freddo improvviso che precede la sera, in ogni spazio vuoto che non so più riempire.
Sono lettere mute, spedite al destino, che solo chi non legge saprà mai interpretare.
Poesia scritta il 14/05/2026 - 21:05Voto: | su 0 votanti |
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