Nel sacro silenzio di una natura,
che tra le sue pieghe
cela vestigia di una guerra lontana,
si erge imponente il venerato sacello.
Sentinella del riposo
di chi quivi giace.
Baluardo a difesa dei molti caduti,
sangue preteso da una patria,
ancor orfana di città sorelle.
Il Pasubio, mausoleo naturale,
cinge in un abbraccio la torre sepolcrale
assicurando protezione imperitura.
Eretto da un autorità,
che mirava a celebrare il sacrificio
di tanti figli tolti al focolare domestico,
l’ossario si innalza a dominare valli e paesi
teatro di sì infausti avvenimenti.
Cento anni di una memoria,
che come fiamma senza tempo non può spegnersi.
Celebrandone la ricorrenza,
dal colle Bellavista,
un pensiero, una prece,
sale per le guerre di questo presente.
che tra le sue pieghe
cela vestigia di una guerra lontana,
si erge imponente il venerato sacello.
Sentinella del riposo
di chi quivi giace.
Baluardo a difesa dei molti caduti,
sangue preteso da una patria,
ancor orfana di città sorelle.
Il Pasubio, mausoleo naturale,
cinge in un abbraccio la torre sepolcrale
assicurando protezione imperitura.
Eretto da un autorità,
che mirava a celebrare il sacrificio
di tanti figli tolti al focolare domestico,
l’ossario si innalza a dominare valli e paesi
teatro di sì infausti avvenimenti.
Cento anni di una memoria,
che come fiamma senza tempo non può spegnersi.
Celebrandone la ricorrenza,
dal colle Bellavista,
un pensiero, una prece,
sale per le guerre di questo presente.
Poesia scritta il 16/05/2026 - 17:39Da Ivana Piazza
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