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La normalità infranta

Nuntius usciva al crepuscolo autunnale dalla sua tetra e opprimente grotta, collocata in una regione nascosta alla maggior parte dei popoli della terra. L'inverno si avvicinava impaziente e a breve avrebbe mutato il colore di tutte le cose. Quella sera il cielo era sereno e la stanca luce di fine anno schiacciava le sagome scheletriche degli alberi contro un immenso sfondo limpido. Un'enorme quercia ad ovest avrebbe impedito alla vista di spaziare nel periodo estivo, ma ora si limitava a ricoprire una parte della volta celeste con le sue ramificazioni. Uno scenario normale a priva vista, tuttavia stravolto improvvisamente da una fantasia alimentata da vecchi ricordi. In lontane città Nuntius aveva visto un tempo finestre coperte di strati trasparenti, che le antiche civiltà chiamavano “vetri”. Talvolta queste lucide superfici erano attraversate da segni di rottura, che a seconda dei casi potevano essere irregolari oppure simili ai cerchi concentrici che si formano sulla superficie dell'acqua per effetto del tuffo di una pietra. E ora quei rami d'albero stagliati su di un cielo terso e caldo sembravano proprio dei segni di rottura. Quell'eccesso di immaginazione fece sorridere Nuntius, per il quale non era una novità avere a che fare con pensieri fantasiosi e puerili. Tuttavia, dirigendosi a piedi verso quella visione, il sorriso si trasformò velocemente in un'espressione incredula. Il cielo era veramente rotto, come se qualcuno in preda ad uno scatto d'ira ci avesse scagliato una pietra. Lo stupore tuttavia si placò alla svelta e l'abitudine alla nuova visione della realtà non tardò a venire. Passarono giorni che sembravano secoli, mentre Nuntius continuava a lanciare sguardi incuriositi a quello strano fenomeno. Nulla cambiava, il cielo non cicatrizzava, ma rimaneva crepato, non perdendo tuttavia alcun pezzo. Un giorno, spinto dalla pressante sensazione di trovarsi di fronte ad un'opera incompleta, Nuntius raccolse una pietra staccatasi dalla sua grotta e dopo un respiro profondo la scagliò verso il cielo con tutta la forza che possedeva. L'istinto lo indusse a coprirsi il viso e a piegarsi verso il basso. Non sentendo alcun tipo di rumore alzò lo sguardo convinto di aver mancato il bersaglio, ma così non era. Frammenti di cielo erano caduti verso la terra, lasciando al loro posto dei piccoli buchi neri. Dietro quel sottile strato blu non c'era assolutamente niente. Fu così che Nuntius decise di correre dai suoi simili, abitanti in grotte vicine alla sua, per dare loro la notizia. Chiamò a gran voce tutti per nome affinché uscissero a vedere e si rendessero conto che le cose non erano come apparivano. Quando uno ad uno si affacciarono ad osservare il cielo, ciascuno di loro riuscì a trovare una scusa per negare ciò che vedeva. Secondo alcuni i buchi neri nel cielo erano nubi oscure causate da residui di inquinamento degli antichi popoli della terra, per altri si trattava di un'illusione ottica provocata da qualche ignoto fenomeno atmosferico, e così via. Nuntius quindi se ne tornò tristemente nella sua grotta e per un istante gli balenò in testa l'idea di negare a sua volta ciò che era accaduto, ma poi ci ripensò e comprese che se dietro quel cielo sottile non c'era niente, avrebbe potuto decidere lui stesso cosa potesse esserci. Forse con il passare del tempo i suoi simili si sarebbero abituati all'idea e avrebbero accolto con gioia la visione e il messaggio di un cielo frantumato.


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Racconto scritto il 15/08/2011 - 14:17
Da Enrico AlienFive
Letta n.770 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Ciao, ti ringrazio molto, troppo buona :) La cosa buffa è che l'ispirazione deriva dalle ipotesi di una astrofisica italiana :)

Alienfive 08/09/2011 - 10:51

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La scrittura del tuo racconto è fluida e le parole scivolano via velocemente. Originale lo squarcio nel cielo che frantumandosi lascia trasparire il nulla per essere poi trasformato in tutto l'immaginario che il lettore vuole disegnare.. regala la speranza della rinascita dei sogni. Complimenti!

Anna 08/09/2011 - 03:10

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Ciao, ti ringrazio, sia per il racconto che per il nome

AlienFive 19/08/2011 - 10:36

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Bello, mi piace l'immaginario dà sempre un segno di speranza.......

mi piace anche il nome Alienfive


alice 18/08/2011 - 21:01

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