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DOMENICA POMERIGGIO

Dalla finestra non si vedeva che un insieme disordinato di vecchie casupole, caratteristiche del posto, e poco più oltre si intravedevano le macchie verdi degli alberi, e semi nascosti facevano capolino la Chiesa e il convento. Sullo sfondo come un grosso mostro di cemento grigio, l'ospedale nuovo si stagliava all'orizzonte catalizzando l'attenzione e bloccando la visuale. Allo sguardo non era consentito spingersi oltre, ma ci si poteva ben immaginare cosa si celasse dietro quell'apparente barriera: altre case, altri palazzi.
Era una domenica pomeriggio calda e allegra, il vento soffiava leggero, e nel cielo, terso e libero si stagliavano le macchie scure delle rondini che si rincorrevano disegnando sagome e forme. Il canto di grilli e cicale, ad un tempo irritante e melodioso, riempiva l'aria, e di tanto in tanto il verso di una civetta si intrometteva ed insinuava in quello strano concerto, interrotto solo dal passaggio di qualche auto che partiva o che tornava. Ogni tanto i suoi occhi si perdevano dietro il volo di qualche uccello. A fatica distolse lo sguardo dal paesaggio per rivolgerlo all'interno della sua stanza. I suoi occhi faticarono non poco ad abituarsi alla diversa intensità di luce, ed intanto i rumori del traffico si intensificavano, seguiti dai rintocchi delle campane e dal rombo di una moto. Piano piano si abituò alla penombra della sua stanza sino a riconoscere i contorni del grande orologio da parete, seminascosto dall'armadio, nonché i suoi amatissimi poster che aveva faticato non poco per poter appendere, ed infine guardò il telefono: se ne stava lì giallo e muto a ricordarle che quel giorno non aveva suonato una sola volta, eppure lui aveva promesso di chiamarla. E mentre si perdeva in mille congetture la luce alle sue spalle filtrava in modo differente, segno che il tempo passava, e lui non chiamava ancora.
Possibile che il telefono avesse squillato ma lei assorta com'era non l'avesse sentito? E se l'avesse lasciata? O se gli era successo qualcosa? O ancora se veramente avesse veramente chiamato, e ora dal momento che non aveva risposto, pensava che a lei non importava? Il rintocco delle campane e l'alzarsi di una saracinesca sottolineavano le sue domande, ma non l'aiutavano a trovare le risposte. Di là avevano acceso la radio, e ora la musica si stava diffondendo per la casa, confondendosi col cinguettio degli uccelli che proveniva dalla finestra aperta. Un passerotto cercava di attirare l'attenzione sul nido. Lei si staccò dalla finestra per andare a sedersi sul letto. Avrebbe potuto chiamare un amica e parlare un po' ma on ne aveva voglia. Era stanca di aspettare una chiamata che con tutta probabilità non sarebbe mai arrivata, prese un libro e cominciò a leggerlo senza troppo impegno, mentre i rumori provenienti dalla finestra e la musica che veniva dall'altra stanza le facevano da sottofondo. Piano piano si appassionò alla lettura e smise di pensare a lui.
Non si accorse che era sopraggiunta la sera, fino a quando il telefono non squillò.



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Racconto scritto il 28/06/2016 - 12:58
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.1618 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


UNA DOMENICA POMERIGGIO SEQUELATA CON INTENSITA' ESPRESSIVA.
LIETA GIORNATA.
*****

Rocco Michele LETTINI 29/06/2016 - 05:35

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Molto bella complimenti 5*

donato mineccia 28/06/2016 - 19:01

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Ciao,
un buon libro tra le mani aiuta l'attesa ed è il mezzo più confortevole ed utile per allontanare i fantasmi di un'attesa quasi asfissiante. E attorno a quest'idea, pur semplice, hai saputo costruire il tuo bel racconto.
Ciao cara. Ti abbraccio
Salvo

salvo bonafè 28/06/2016 - 17:38

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Un'attesa struggente cara amica con una telefonata tanto desiderata che non arriva...profonda malinconia nell'aria, profumo d'amore mancato
Molto bello, brava
5*

Nadia Sonzini 28/06/2016 - 17:08

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