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Fuori dai Mondiali, ma non è una notizia

Vent'anni fa eravamo campioni
e irridevamo, cantando,
un esercito di sette nazioni.
Festeggiavamo fino al mattino,
perché il cielo era azzurro
sopra Berlino.
Però poi è iniziato il declino.
Dopo esser stati campioni,
abbiamo smesso di superare i gironi.
Con la Svezia è arrivata la vera mestizia,
e abbiamo fatto una ulteriore macedonia
contro quella del Nord, di Macedonia.
Sono lontani i tempi delle adunate, delle grigliate,
delle notti magiche e delle sere d'estate mitiche.
Sono lontani i tempi
in cui la Serie A era regina,
e dibattevamo su quale tra i tanti talenti
lasciare a malincuore in panchina.
Sono lontani i tempi
in cui era prassi far processi
per una partita giocata male,
e si giudicava fallimentare
fermarsi ad un quarto di finale.
Siamo all'indomani dell'ennesimo tracollo,
Questa volta il teatro sono stati i Balcani.
Anche in America, non parteciperemo al ballo.
Parleremo di rivoluzione,
di calcio nelle strade e di vivai.
Ci riprometteremo di cambiare tutto,
ma come sempre non cambieremo mai.
Da svariati anni,
i fatti sono desolanti;
ma se nessuno fa un passo indietro,
come potremo fare passi avanti?
Non hanno fine, per il nostro pallone,
i giorni peggiori.
Anche in questa edizione resteremo fuori.
Non ci sarà posto per noi nei...
Com'é già che si chiamano?
Qual è il nome della competizione
a cui prendono parte tante nazionali?
Ecco, ora ricordo.
Si chiamano Mondiali.
Dopo aver guardato i tiri dal dischetto,
abbiamo solo potuto prendere atto
di un nuovo amaro verdetto.
L'Azzurro è stato costretto
ad un'altra disfatta epocale,
ma ormai nemmeno fa più male.
Non chiedete a questi versi
di concentrarsi per trovare soluzioni.
Una palla ormai sgonfia,
torna nel campo di sgonfie Istituzioni.
Non è con la poesia
che si fanno crescere nuove stelle,
come quelle che crescono a La Masia.
Non è con la poesia
che si scovano ed allevano promesse.
Ormai l'Italia sta ai Mondiali,
come a Sanremo stanno i Jalisse.
Intanto ci apprestiamo ad osservare
quella che è diventata una triste tradizione.
E' costume italiano,
restare a casa a guardare dal divano.
L'ultima considerazione
è una considerazione rassegnata perché
alla terza qualificazione di fila mancata,
passeremo la giornata a commentare una notizia
che notizia non è.



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Racconto scritto il 01/04/2026 - 10:59
Da Stefano Beccacece
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