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Decisioni difficili - Sedici.

Vasco entrò nell’ufficio di Loprand con la cartellina.
“Guarda queste foto. Domattina prendo un aereo e vado a Denver. Ho chiamato il mio contatto. Sta preparando quello che serve. Da Denver mi muoverò verso Boulder. Farò quello che devo e andrò a Torino.”
“Fai tutto con Marconi?”
“Si. Per forza di cose. Nessuno oltre noi quattro saprà.”
“Fai attenzione, vai sulla fiducia.”
“Lo so. Questa volta conviene a tutti.”
“Lo farai da solo?”
“No lo faremo in due.”
“Perfetto, il bastardo non ha scampo.”
Andò a casa, preparò due valige che spedì a Torino ed un borsone che si portò appresso all’aeroporto di Bruxelles. Sette ore dopo atterrava all’aeroporto internazionale di Denver.
Esiste una costruzione sul nostro pianeta che chi ha avuto la possibilità di visitare non ha esitato a definire “inquietante”: parliamo dell’Aeroporto Internazionale di Denver.
Si tratta di uno degli aeroporti mondiali più grandi e più importanti del mondo, eppure qualcosa di sinistro inquieta coloro che sono costretti a fare scalo tra un volo e l’altro.
A lasciare perplessi i passeggeri sono gli oscuri murales che decorano l’aeroporto e gli evidenti simboli massonici sparsi per tutto l’edificio. Inoltre, il blogger Simon Owens parla di corridoi che non portano da nessuna parte, segnali che si indicano a vicenda e controlli di sicurezza che sembrano svanire nel nulla quando ci si avvicina.
In verità, sin dalla sua costruzione, l’aeroporto è stato al centro di numerose teorie cospirative circa il suo vero scopo, tanto che l’ex governatore del Minnesota, Jesse Ventura, pensa che sia stato costruito sopra una gigantesca rete di gallerie che formano una base segreta per i funzionari del governo in caso di ‘evento apocalittico’.
Altri, invece, sostengono che l’enorme rete di galleria sia una sorta di campo di rieducazione e di annientamento degli indesiderabili che servirà per il consolidamento finale del Nuovo Ordine Mondiale.
Ad ogni modo, come afferma Owens, chi passa per l’aeroporto di Denver avverte che c’è qualcosa di sbagliato in questa megastruttura.
Qualcuno l’ha definita la “Cattedrale degli Illuminati”, piena si simboli occulti e riferimenti alle società segrete. Ciò che colpisce in maniera più diretta è la struttura in se.
La “Pietra Angolare Massonica”, il “Cavallo dell’Apocalisse” e gli inquietanti murales dipinti da Leo Tanguma. Tutto ciò che riguarda questa strana struttura aeroportuale è stato meticolosamente pianificato e tutto è lì per un motivo.
Le opere d’arte che dovrebbero abbellire la struttura non sono un’accozzaglia di strani disegni realizzata da persone con cattivo gusto ma una collezione coerente di immagini simboliche che riflettono la filosofia, le credenze e gli obiettivi dell’èlite illuminata globale.
La stessa struttura ha sollevato numerosi interrogativi sul vero scopo della sua costruzione.
L’aeroporto è stato costruito nel 1995 su un’area di 140 chilometri quadrati!
Nonostante Denver già avesse un aeroporto perfettamente efficiente, Stapleton, si decise di costruire lo stesso la grande struttura e di chiudere quella esistente così da evitare qualsiasi tipo di concorrenza.
Il fatto strano è che il nuovo aeroporto ha un numero minore di varchi e di piste rispetto a quante ne aveva Stapleton, eppure la superficie del nuovo aeroporto è decisamente più grande.
Tant’è vero che buona parte dell’area risulta inutilizzata. La motivazione ufficiale è che lo spazio in eccesso può essere utilizzato nel caso di un’espansione futura.
Il costo iniziale della bestia era di 1,7 miliardi di dollari, ma alla fine, il costo complessivo dell’opera è lievitato fino a 4,8 miliardi di dollari, una cifra oscenamente fuori budget.
Secondo i media statunitensi, quello di Denver è uno degli aeroporti più scomodi d’America ed è impossibile incontrare un cittadino americano che sia contento, o almeno non furioso, di quanto costruito.
Pare che l’aeroporto sia stato costruito su una zona fortemente ventosa, tanto da venir spesso chiuso al traffico aereo o a da ritardare spesso i voli. Eppure, l’aeroporto doveva essere costruito proprio lì.
Alcuni maligni dicono che la ragione per cui è stato costruito senza nessuna interruzione, nessun risparmio e con tempi tanto lunghi, è perché in realtà è la parte visibile di una gigantesca base sotterranea segreta. Gli stessi maligni segnalano una serie di stranezze che autorizzerebbero a pensare al peggio:
Anche se la zona di costruzione è sostanzialmente piatta, dal sito sono stati asportati più di 110 milioni di metri cubi di terra (circa un terzo della quantità che fu rimossa per la creazione del Canale di Panama), molto più di quanto era necessario. Da qui nasce il sospetto delle costruzioni sotterranee.
L’aeroporto dispone di una rete in fibra ottica per le comunicazioni lunga 8500 chilometri di cavi (per fare alcuni confronti: il Nilo è lungo 6671 chilometri; la distanza tra la costa orientale e quella occidentale degli Stati Uniti è pari a 4800 chilometri).
Il sistema di rifornimento è in grado di pompare 3800 litri di carburante al minuto, attraverso una rete di pompe lunga 28 chilometri. L’aeroporto custodisce 6 serbatoi di carburante con una capacità ciascuno di circa 10 milioni di litri. Chi mai potrà avere bisogno di tanto carburante?
Il progetto originale ha previsto la costruzione di numerosi tunnel sotterranei nei quali possono viaggiare agevolmente dei camion e anche la possibilità di costruire un sistema interno metropolitano.
La maggior parte dei tunnel al momento non è utilizzata.
L’insieme di questi dati fa pensare che questa gigantesca struttura può essere molto di più di un normale aeroporto commerciale. Si tratta di una cittadella capace di gestire un grandissimo numero di persone e veicoli, portando alcuni osservatori a pensare che possa essere utilizzata come rifugio in caso di cataclisma di proporzioni globali.
In questo senso, anche la posizione geografica sembra essere perfetta in caso di mareggiata distruttiva: ad ovest è protetto dalle mastodontiche Montagne Rocciose, una catena montuosa lunga 4800 chilometri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Elbert, guarda caso proprio in Colorado, che tocca i 4401 metri sul livello del mare. Ad est la costa è abbastanza distante da non destare preoccupazione.
Vasco non si stupì che la questione Breaker si chiudesse proprio in quelle zone. Era normale.
Prese alloggio all’ AmericInn Hotel & Suites Denver International Airport che distava 8 km dall’aeroporto.
Posò il borsone in camera e scese nella hall.
Prenotò la cena per due al ristorante dell’Hothel per le ore venti.
Alle venti puntualissimo si materializzo al suo tavolo l’agente dell’NCIS.
“Ciao. Tutto bene? Fatto buon volo?”
“Ciao. Tutto bene, grazie. Partiamo domattina?”
“Si. Partiamo alle sei. Dobbiamo fare circa 50 km”
“Hai tutto pronto?”
“Ho tutto in auto.”
“Sei alloggiato qui anche tu?”
“Si. Mi sembrava la cosa migliore.”
“Quando abbiamo finito devo portarti da qualche parte?”
“No. Ti ringrazio. Ho un volo per New Orleans. Vado a trovare un amico”
Il resto della cena tra i due vecchi amici fu piacevole, parlarono del più e del meno.
Finita la cena si spostarono nella zona relax ove, davanti ad un buon bicchiere di Bourbon pianificarono solo ed esclusivamente a voce la missione del giorno dopo.
Si fidava ciecamente di quell’uomo, quando lo aveva chiamato per esporgli la questione l’agente speciale aveva immediatamente capito tutto quello che c’era da capire ed aveva preparato tutto nel minimo dettaglio. L’indomani non doveva fare altro che salire in auto con lui, farsi condurre dove dovevano, fare quello che c’era da fare e tornare a casa.
“Tu alla testa ed io al cuore o viceversa?”
“Lascio scegliere a te Emanuele. Per me quello che conta è chiudere la questione per sempre”
“Allora è deciso. Tu alla testa ed io al cuore”.
Finirono di bere, si salutarono e si diedero appuntamento per il mattino dopo.
Boulder è una città degli Stati Uniti d'America, situata nello Stato del Colorado, capoluogo della contea omonima, dista circa 50 km da Denver. Secondo il censimento del 2010 aveva una popolazione di 97.385 abitanti. Vi si trova la University of Colorado at Boulder, la più grande università dello Stato. La sua altitudine è di 1655 metri sul livello del mare ed è l'ottava città del Colorado per popolazione, oltre ad essere capoluogo della Contea di Boulder.
A Boulder ha sede il laboratorio del National Institute of Standards and Technology ove si trova il NIST-F1, uno dei quattro orologi atomici a fontana di cesio più precisi del mondo (con un'accuratezza di un secondo ogni 20 milioni di anni). Gli altri tre si trovano rispettivamente nell'Osservatorio di Parigi, nel National Physical Laboratory di Teddington e nel Physikalisch-Technische Bundesanshalt di Braunschweig.
Il 25 dicembre 1996, la bambina modella JonBenét Ramsey, di appena 6 anni, venne trovata morta per strangolamento nella cantina della sua stessa casa. A tutt'oggi, il delitto rimane irrisolto.
Mentre viaggiavano in auto da Denver a Boulder Vasco, parlando di questo delitto irrisolto, disse che la loro missione molto probabilmente faceva giustizia anche su quel caso mai risolto, il collega concordò.
Circa due km prima di arrivare a Boulder svoltarono in una strada che portava verso uno Chalet isolato che dominava la vallata sottostante. Lo si vedeva benissimo con le sue splendide vetrate che permettevano a chi vi abitava di godersi un paesaggio incantevole.
Prima di raggiungere il viale che portava allo Chalet vi era una strada che terminava in una piccola radura tra i pini a circa un km in linea d’aria dallo chalet.
L’agente dell’NCIS estrasse dal bagagliaio dell’auto due M40, il miglior fucile di precisione del corpo dei Marines.
“Ci siamo. Preparati Lele. Siamo a circa 900 metri in linea d’aria dal bersaglio. Ne abbiamo 1200 utili. Non possiamo sbagliare”. Si prepararono e si appostarono, l’attesa fu relativamente breve.
Quella mattina Breaker si svegliò più presto del solito. Una sorta di strana inquietudine lo attanagliava e non sapeva perché. Aveva saputo che avevano arrestato la sua Talpa all’EBI. Aveva anche saputo che non aveva parlato. Si era già premurato di farlo eliminare il prima possibile. La cosa però non lo turbava più di tanto in quanto, grazie alle sue potenti amicizie, la notizia della sua morte a Samarcanda aveva raggiunto chi doveva saperlo. Era soddisfatto perché così, dopo essersi preso un periodo di riposo, poteva tornare in Europa e sterminare quello che restava dei suoi nemici.
Era una bella giornata, apri la vetrata e si portò sul balcone per godersi la vista della valle.
Fu l’ultima cosa che vide. La sua testa ebbe un violento ed innaturale movimento all’indietro e quasi gli si staccò dal collo mentre il suo cuore si disintegrava. Nella valle si sentì il rumore classico di una fucilata.
I pochi svegli a quell’ora pensarono ad un cacciatore che aveva sparato ad un cervo. Era tempo di caccia selettiva e vi erano i permessi per abbattere un certo numero di animali.
I due tiratori erano stati perfetti, come due tuffatori in sincronizzato, avevano colpito con precisione assoluta, secondo quanto stabilito in precedenza.
“Eccolo, lo vedo.”
“Aspetta. Sta aprendo la porta finestra ed esce sul balcone.”
“L’ho inquadrato. Tu ce l’hai?”
“Si”
“Lele, al mio tre. Uno… Due… Tre.”
Riposero le armi nelle custodie e le misero nel bagagliaio.
Prima di ripartire Vasco chiamo Marconi per dirgli di prepararsi a decollare.
Fecero la strada del ritorno in silenzio, assorti nei loro pensieri.
Arrivarono all’aeroporto di Denver in quaranta minuti.
“Grazie di tutto. Prima o poi ci si vede.”
“In bocca al lupo Lele. Fatti sentire quando sei dalle mie parti”.
Salì sul Jet dell’EBI e fece alcune telefonate.
La prima fu per Loprand.
“Tutto sistemato. E’ finita davvero questa volta”
La seconda per Baseggio.
“Domani mattina sarò a Torino e mi ragguaglierai”
Le altre furono personali.
Il Jet dell’EBI decollò dolcemente, prese quota e si portò all’altezza di volo altrettanto dolcemente.
Vasco quasi non se ne accorse. Marconi finalmente aveva smesso i panni del pilota da caccia.
Tra sette ore sarebbe atterrato a Torino ed avrebbe potuto risolvere un sacco di questioni che da troppo tempo attendevano. Quello che maggiormente lo rallegrava e che finalmente avrebbe rivisto Corinne.
FINE.



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Racconto scritto il 29/05/2020 - 14:37
Da Pierfranco Bertello
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