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Muretti

I due lunghi muretti della socialità erano nati per dividere la parte condominiale dalla parte pubblica del selciato antistante la casa dei nonni, tra di loro un passaggio che consentiva di accedere all'immobile ed ai piccoli appezzamenti retrostanti.


Erano una sorta di lunghe panchine in cemento senza schienale sopra le quali ci si incontrava durante il giorno, una sorta di allargato soggiorno condominiale dove si ricevevano anche gli ospiti. Se qualcuno ti veniva a trovare ed eri là non era necessario entrare in casa, lo si faceva accomodare sul muretto e si univa nell'agorà.
Erano utilissimi per il gioco, larghi spazi dove piazzare sassi, tappini e quanto di utile alla bisogna ma non erano buoni per essere “sporcati” con i mattoni, per quello c'era il marciapiede “scalato” di lato alla casa che sembrava fatto apposta, diviso in quadrerttini molto recettivi al colore rosso dei mattoni.
Su quei muretti Emilio, sul suo Surace, proponeva indovinelli e sciarade, con sua moglie che gli chiedeva dalla finestra cosa volesse per cena.
Nelle sere d'estate integrati da poltroncine piazzate sul piccolo marciapiede che circondava la casa, costituivano l'atmosfera ideale delle “veglie”, riparati dall'abitazione dai venti caldi godendo in compenso del maestralino che arrivava da Banditella.
La fortuna di chi abitava al mezzanino era che poteva partecipare alla chiacchera anche stando in casa, semplicemente affacciandosi alla finestra ed intervenire da una posizione privilegiata, magari sedendosi, intervenendo all'occorrenza.
Per me e mio fratello, da piccoli, erano il limite invalicabile; ci voleva un buona ragione per passare le colonne d'Ercole, erano le mura del castello, il limite acque sicure che campeggiava sul mare.
Una sera mio nonno, che dopocena si “permetteva” una sigaretta sdraiato sulla poltroncina, mi fece fare un tiro. Ne ebbi talmente schifo che non ho mai preso il vizio.


Oggi quei muretti sono diventati la base di una inferriata che divide il condominio ed il passaggio ha fatto posto ad un cancello che impedisce l'entrata.
O tempora o mores...




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Racconto scritto il 23/02/2017 - 18:20
Da Glauco Ballantini
Letta n.1444 volte.
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Commenti


Che bella atmosfera, armoniosa e di altri tempi! Quando tra gente semplice si stava bene assieme, senza pretese e con sincerità. "Si stava meglio quando si stava peggio" verrebbe da dire...Amaro il finale.

Patrizia Bortolini 23/02/2017 - 22:14

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