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Legenda
= Poesia
= Racconto
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CHI SIAMO? … ASCOLTA! UOMO!

Noi, siamo
l’abito che ora indossiamo.
Siamo ciò che pensiamo,
e tutto ciò che amiamo.
Noi:
siamo il cielo e la terra, i figli del sole, della luce, dell’amore, siamo la Silvia di Giacomo …
“Era bella la giovinezza e ciò che splendea nei suoi occhi veri felici e fuggitivi”.
Ma la beltà poi fuggì!
E allora Lorenzo? Disse:
“chi vuol essere lieto sia, di doman non v’è certezza”. Questa è la giostra della vita che gira e rigira e dal suo passato ritorna; da quel passato che abbiamo già vissuto, soli, senza ascoltarne la voce nè del presente nè del futuro. Allora guardati allo specchio e ammira oggi ciò che hai e che vedi in esso:
il bello dei tuoi desideri, e quel vestito che hai avuto quaggiù per essere, vivere e pensare.
Socrate disse: “Cogito ergo sum” o anche come disse un dì Cartesio: noi siamo quel che mangiamo.
E Ippocrate affermava: “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.
Io provengo da un remoto passato senza età che ancora soffia e alita negli uomini come vento caldo che cresce, ma poi svanisce.
Una goccia di infinito sei anche tu,
hai la terra sotto di te e in alto la luce del cielo e dei tuoi occhi che oggi ti appaiono in quello specchio.
Un alone virtuale di calore e bellezza misto di amore e sorrisi che si stringono al cuore con dolcezza e calore. Ma Dio c’è? Ci sono io, i tuoi amici, e coloro che cercano di spianare e/o ostacolare la strada verso la vita.
L’esistenza è vivibile ma solo se incorruttibile.
Ciò è impossibile. Ma ugualmente fortunati, perché in noi è il respiro del mare, della volta celeste del cielo, del rosso del sangue, del bello e del vero.
Una grande madre “Natura” assiste le anime ottimiste. Negazione vuol dire depressione quella che piano ti cancella e poi tacitamente ti finisce.
Noi siamo il colore di una grande sinfonia celestiale che amplifica i colori dei luoghi oscuri e riempie le anime di luce.
La tua stessa esistenza forse precaria ma fatta di conoscenza, ha una grande valenza. Togli quel velo che chiami ignoranza, è letale, alimenta solo soprusi troppo diffusi, senza ritorno e votati solo agli abusi. Quel vago avvenir che oggi non vedi, traccialo tu… PROVVEDI. !



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Racconto scritto il 17/09/2013 - 16:10
Da Lucia Marolla
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