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A pesca con lo zio Giuseppe

Lo zio Giuseppe era un uomo di poche parole, fisico asciutto di media statura, e con un paio di baffi che gli davano l’aspetto da uomo duro e autoritario; in realtà era l’uomo più buono di questo mondo. Quando noi pestiferi ragazzini, figli e nipoti, mettevamo a dura prova la sua immensa pazienza, lui messo alle strette faceva finta di arrabbiarsi alzando la voce; ma dopo alcuni minuti era tutto finito. Ricordo come fosse ora quando lui organizzava la pesca delle rane nonché quella delle anguille, dandoci appuntamento alle cinque del mattino fuori casa sua. Per noi ragazzi non era tanto la pesca che ci dava l’emozione, ma era tutta la preparazione che ne seguiva, che ci trasmetteva quel senso d’avventura carico di entusiasmo; cioè quelle semplici azioni di organizzazione che precedevano la partenza; tipo preparare la rete, prendere il setaccio la pala, la zappa, e che dire dei sacchi di iuta che servivano per la raccolta delle rane. Puntualmente all’orario stabilito, ( per lo zio era sempre tardi a qualsiasi ora arrivavamo) mi diceva sempre: dai muoviti che siamo in ritardo; mi facevo trovare davanti al suo portone, dove mi aspettava lui, e il figlio. Il sacco con le provviste era stato già preparato la sera prima, non è che nel sacco vi fosse un gran che, solo alcune merende fatte con la mortadelle; la mitica mortadella, che posta nel mezzo di due fette di pane caldo fondeva leggermente quel poco grasso esistente nella fetta e dava un sapore al pane a dir poco squisito, poi nel sacco in oltre vi erano due bottiglie d’acqua, della frutta mista, mela, e qualche arancia; alcuni tovaglioli e basta non vi era altro, ecco questo era il pranzo. Ma questa e solo una cosa relativa, perché la vera signora della festa era la pesca. Lo zio quale esperto pescatore, conosceva come le sue tasche tutti i posti dove era possibile pescare in tutta tranquillità e senza pericolo per noi piccoli aiutanti. L’ultima volta ci ha condotto in un posto a ridosso del fiume Volturno; dove nelle giornate di piena per un piccolo cedimento dell’argine il fiume straripava quel tanto che bastava per dare vita ad uno stagno di lodevole ammirazione. Terminata la piena il flusso che aveva generato lo stagno s’interrompeva dopo alcune ore, isolando del tutto lo stagno dal fiume. (Come faceva poi o zio a conoscere certi posti, a sapere anche il movimento delle acque chi lo sa).La vita all'interno dello stagno abbondava, vi erano pesci d’ogni specie; rane, anguille e anche qualche serpente nero che nuotava a pelo d’acqua. ( lo zio diceva sempre non temete quella e solo una biscia non fa del male a nessuno) cosi noi piccoli aiutanti ci sentivamo rassicurati. La pesca era del tutto manuale, bisognava buttare fuori tutta l’acqua architettando una serie di paratie che la deviavano in alcuni canali artificiali, cosi facendo i pesci rimanendo all'asciutto divenivano facili prede; a tal punto da venire raccolti con facilita a piene mani da noi pescatori in erba; mentre per le rane e le anguille che richiedevano una pratica più impegnativa, lo zio usava un enorme guadino di fattura artigianale molto efficace, che ad ogni colpo di recupero risultava sempre quasi pieno di anguille e di rane. Era più il tempo che occorreva per preparare, che il tempo impiegato per pescare; cosi nel tardo pomeriggio sporchi di fanghiglia nera, dopo aver recuperato gli arnesi dell’avvenuta pesca, e dopo una sommaria ripulita dalla fanghiglia, individuato un posto all'ombra dove poterci sedere, mettevamo fine a tutte le operazioni per il consumo del pranzo. Anche il fatto di consumare il pasto in campagna, all'ombra di un salice faceva parte di quei momenti salienti, come quelli generati nel preparare il tutto la sera prima, raccogliere il pesce, che ancora colmo di vita, s'agitava sbattendo la coda e muovendo con vigore le pinne, con la speranza di poter guadagnare una via di fuga verso la vita, verso la libertà.



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Racconto scritto il 07/10/2020 - 13:31
Da CIRILLO CARMINE
Letta n.1184 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


C'è armonia ed equilibrio tra l'autorità bonaria dello zio e i ragazzi che vivono un'esperienza all'apparenza semplice, ma educativa. Bravo, ho letto con piacere.

Grazia Giuliani 08/10/2020 - 21:33

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L’aura di un tempo che fu in questo bel racconto, il ricordo di esperienze agresti e di vita che educavano i ragazzi di allora.

Anna Maria Foglia 07/10/2020 - 15:26

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