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Questo mondo, dove mi sono perso.

Ho sempre aspettato, la sera,
la primavera,
volevo essere diverso,
a modo mio, strano.
Ho pianto,
tanto,
per aspettare momenti,
sentimenti,
non mi sono mai fermato,
non ho mai dato precedenza, alla falsità.
Dopo una tempesta, l'arcobaleno, non è un'eccezione,
e neanche, un'illusione,
per questo amo, il mare,
è tanta, la mia voglia di scappare.
A l'inverno, con il suo freddo,
più non credo,
quando i miei amici, parlavano di donne e sesso,
mi isolavo, spesso,
c'era chi spariva, e, chi tornava,
io invece, avevo una vita, che sognava,
ero, un animale,
che non riusciva, a far del male,
amante, di una carezza,
di un gesto, di gentilezza,
scappavo via,
con, nella mente, una poesia,
su un foglio bianco, lasciavo un cuore,
una lacrima, d'amore.
A scuola, ero distratto,
mi credevano...matto,
ascoltavo, sempre...Renato Zero,
e, parlavo solo, con il mio gatto nero,
pregavo,
per chi aveva bisogno, non mi risparmiavo,
il sole, la luna e, le stelle,
erano le cose più belle,
ancora adesso, mi piace,
tutto quello che...tace,
nella natura, nell'Universo,
e, in questo mondo, dove mi sono perso!



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Racconto scritto il 28/05/2025 - 18:10
Da FABIO RINALDI
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