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16 Giugno 1944 - Prima Parte

Quella mattina, a causa dell'insolito comportamento di Cristi, che sembrava fare ogni cosa con una esasperante flemma, uscirono di casa quando il sole aveva già fatto capolino sulla linea dell'orizzonte.
– Ehi pulcino, – Gridò Fred per l'ennesima volta dal giardino – vuoi finirla di trastullarti?
Senza concedere risposta lei proseguì nel suo insolito tran tran, decidendo di uscire di casa e seguirlo, soltanto quando lo sentì sbuffare e borbottare alla sua maniera.
– Cos'avevi da gingillarti? – Chiese lui sentendola trotterellare dietro di se e voltandosi a guardarla
– Nulla! – Rispose lei arrestandosi – Dai cammina
Da allora e per l'intera mattinata non si scambiarono una sola parola. Fred riprese a trascinare con il trattore le grosse radici estratte dal terreno il giorno precedente, mentre Cristi proseguì nella concimatura del campo sotto la collina.


(Per la verità era già accaduto che il lavoro li separasse per l'intera giornata, ma mentre le altre volte lei trovava sempre un pretesto per avvicinarlo, quel giorno evitò con cura di accostarsi e mai avrebbe immaginato che quel giorno si sarebbe trasformato nel più lungo e importante della loro vita.)


Per qualche ora l'impegno nel lavoro seppe distogliere Fred da qualsiasi altro pensiero, ma quando sul tardi si rese conto che lei non si era ancora vista con uno dei suoi assurdi stratagemmi, iniziò a preoccuparsi a tal punto da cambiare il suo percorso per osservarla più da vicino.
Probabilmente lei dovette accorgersi di quelle manovre, ma ciò non modificò di una virgola il suo atteggiamento assorto e distaccato.
Conoscendola ormai bene quel comportamento suscitò in lui uno stato d'ansia che peggiorò con il trascorrere delle ore e sebbene quei suoi mutamenti di umore, che di tanto in tanto ancora la colpivano, non erano più una novità, quando fu l'ora di consumare il pranzo e lui si recò al capanno e la trovò seduta sul prato, allora fu certo che qualcosa non doveva andare nel verso giusto
– Cos'è che non va? – Le chiese a bruciapelo
– Nulla, va tutto bene – Rispose lei avviandosi verso i campi
– Ehi pulcino! Non mangi?
– Ho già mangiato. Ci vediamo più tardi. – Sussurrò offrendogli uno dei suoi sorrisi
Il resto della giornata fu l'esatta copia del mattino e quando al tramonto si avviarono verso casa, lei si limitò a seguirlo ad una decina di metri senza pronunciare una sola parola.
Più volte Fred si fermò per attenderla, ma cosa del tutto insolita anche lei si arrestò, riprendendo a stargli dietro soltanto quando, sconsolato, lui riprendeva il cammino.
In casa le cose parvero perfino peggiorare e nel tentativo di spezzare quel suo stato di prostrazione, lui le propose di andare assieme in città il giorno successivo.
– Ti ringrazio, ma ho troppo da fare – Si limitò a rispondere lei con uno stentato sorriso
– Potremmo passare da Mary – Provò ad insistere lui
– Lo sai che è impegnata con la scuola
– Ah già! Beh, tanto meglio, potremmo incontrarla in città
– Non avrà tempo per noi e poi c'è un sacco di lavoro arretrato da completare. Vai pure tranquillo
– Pensavo che un giorno di riposo ti avrebbe fatto bene
– Sei gentile a preoccuparti, ma davvero non posso
– E se dovessi vedere Mary? Cosa le dico?
– Certo che la vedrai, tu vai in città soltanto per lei
– Non è affatto vero. Vado in città a fare spese
– Va bene scusa, come non detto
Vista l'inutilità dei tentativi, ma continuando a controllarla con occhiate furtive, Fred decise di occuparsi della loro cena.
Di solito, quando era Fred a doversi occupare dei fornelli, lei amava sdraiarsi davanti il camino avventurandosi in lunghe e rumorose zuffe con Soffio, ma quella sera sembrava essere tutto tremendamente diverso. Ne lotte, ne grida e ne risate, se ne stava seduta sul gradino del camino con lo sguardo perso nel vuoto e ogni volta che cambiava posizione emetteva sospiri sommessi.
– A cosa pensi? – Azzardò Fred
– A nulla e a tante cose – Rispose lei scrollando il capo
Quella frase, mormorata con voce stanca, produsse in lui una sensazione di paura che gli serrò lo stomaco in una morsa dolorosa.
– Vai a lavarti le mani, la cena è in tavola – Disse lui
Lei si diresse in cucina, ma neppure la vista di Soffio sul lavabo, pronto a ricevere sul muso la solita spruzzata d'acqua, mutò il suo atteggiamento.
Infatti si lavò le mani ignorandolo e lui, il gatto, dopo averla guardata sconsolato sedersi a tavola, saltò sul pavimento andando mogio mogio a strofinarsi alle sue gambe.
Inutilmente tentò di provocarla con miagolii e colpi di zampa sulle gambe, lei non lo degnò di un solo sguardo, rimanendo con il capo poggiato alla mano a giocherellare con le posate.
– Non hai appetito? – Domandò Fred
– Non molto
– Qualcosa non va?
– No! – Si affrettò a rispondere lei – Va tutto bene
– Allora vuol dire che non riesco più a capirti. È da stamani che ti comporti stranamente
Lei alzò lo sguardo incorniciando il volto con uno stiracchiato sorriso – Sai come sono fatta, a volte mi capita
Lui annuì riprendendo a mangiare, mentre lei, dopo aver assunto per l'ennesima volta una nuova posizione chiese – Ti dispiace se salgo?
– Non vuoi proprio parlarne?
– Di cosa dovrei parlare? Non capisco
– Beh, allora stammi bene a sentire, sarò vecchio e forse anche un po' rimbambito, ma ti conosco troppo bene per non capire che qualcosa ti preoccupa
– Ma dai, non mi preoccupa nulla, te l'ho detto, sono soltanto stanca. Può accadere anche a me di non avere appetito
– È proprio questo che non quadra. Sono anni che non salti un pasto. Tu saresti capace di mangiare anche mentre dormi
– E va bene ho mal di pancia, ora sei contento?
– Non dire scemenze non lo sono affatto. Avrai mangiato qualcosa che ti ha fatto male
– Ho mangiato le stesse cose che hai mangiato tu
– Vuoi che ti prepari una tisana?
– Una delle tue tisane? No grazie... ho già il mal di pancia! – Esclamò lei alzandosi per dirigersi verso le scale
Fred fece appena in tempo a sollevare lo sguardo su di lei che la vide sorreggersi alla tavola emettendo un gemito di dolore.
Alzarsi e prenderla tra le braccia fu tutt'uno, ma a quell'atto spontaneo Cristi reagì con violenza cercando di staccarsi da lui
– Lasciami! Sono capace di camminare da sola! Pensa alla tua cena – Urlò con voce risentita
Sorpreso per quella reazione Fred si abbassò per deporla sul pavimento, ma non appena lei tentò di salire un gradino si piegò nuovamente emettendo una smorfia di dolore.
– Sta calma ti porto di sopra io – Disse lui sollevandola di nuovo tra le braccia
– Mettimi giù – Implorò lei scoppiando a piangere – salgo con le mie gambe, lasciami
– Accidenti a te, – Reagì Fred – ma lo vedi che non sei in grado di camminare? Ora ti metto a letto e poi farò un controllo
Spingendolo con le braccia lei tentò nuovamente di liberarsi – Lasciami brutto testone! Ho detto di lasciarmi!
– Ma cosa ti prende, sei impazzita?
– Non sono pazza, vuoi lasciarmi o no? E poi non sono affari che ti riguardano, mettimi giù!
– Per tua conoscenza non c'è nulla di te che non riguardi anche me
– Ora mi stai facendo arrabbiare sul serio. Porca vacca mettimi giù! – Urlò lei dimenandosi come un'anguilla
– Ehi! La finisci di urlare? Ho detto che ti metto a letto e sta pur certa che ti c'infilo dovesse cascare il mondo e poi fammi il favore di smetterla di parlare come un boscaiolo. Certe espressioni non stanno bene in bocca a una bambina
– Fred, – Sussurrò lei abbandonando ogni resistenza e cambiando improvvisamente il tono della voce – sei proprio un gran testone... Io non sono più una bambina, sto diventando donna... Sto sanguinando e ho una fifa da morire
È probabile che se in quell'istante un fulmine fosse caduto sulle scale, lui non se ne sarebbe neppure accorto. Si arrestò e vincendo una sorta di pudore che avrebbe voluto impedirglielo, spostò lentamente lo sguardo sul volto di lei.


Quelle parole dovettero sembrargli qualcosa di assolutamente osceno, poiché ciò che era visibile del suo volto, prima divenne completamente rosso e subito dopo assunse un pallore mortale.
Poi, in una sequenza rallentata, si chinò per deporla sulle scale, ma lei, serrandogli le braccia al collo sussurrò – Aiutami Fred, non lasciarmi! Sto morendo
L'imbarazzo e forse la necessità di nascondere l'evidente turbamento, spinse il pover'uomo a salire le scale come un fulmine.
Entrò nella camera di lei e la depose sul letto, quindi, fatti due passi indietro rimase ad osservarla grattandosi furiosamente la barba.
– Fred – Mormorò lei con voce lamentosa – non startene li impalato, fa qualcosa
Avete mai visto nulla di eccezionalmente buffo e nello stesso tempo terribilmente drammatico? No? Allora avreste dovuto vedere cosa accadde a quel volto bruciato dal sole e parzialmente nascosto dalla barba. Vi si dipinse quella bizzarra espressione di chi stenta a credere e non sa se abbandonarsi al sorriso o alla disperazione.
– Fred guardami – Sussurrò lei mentre lui, fingendo di non averla udita, tentava inutilmente di frenare un'inquietudine che lo faceva sudare. Poi, dopo aver ingoiato un rospo gigantesco, crollò di peso sulla sedia.
– Santo cielo! – Borbottò dopo essersi schiarito due o tre volte la gola – Santo cielo! – Ripeté
– L'hai già detto Fred e se per un momento lasciassi da parte il cielo e mi dicessi cosa cavolo debbo fare, forse sarebbe meglio
– E dovrei essere io a dirti cosa fare? Ma cosa ti dice quella testolina? Io non ne so un accidente di queste cose
– Mi sento male – Sussurrò lei rotolandosi sul letto
– Senti dolore?
– Si, qui! – Rispose lei premendosi l'addome
– E da quando?
– I dolori sono iniziati un paio d'ore fa, ma è da stamani che...
– E me lo dici soltanto ora razza d'incosciente?
Lei si strinse nelle spalle – Porco mondo Fred, mi vergognavo
– E ora cos'è successo, non hai più vergogna?
– Ho troppa fifa e me ne frego della vergogna
– Ecco fatto! Siamo una bella coppia d'imbranati – Esclamò lui grattandosi la barba – Tu hai fifa e io non so cosa fare
– E tu fatti venire un'idea
– Ah no! – Disse lui saltando in piedi e avvicinandosi alla porta
– Non te ne andare. – Supplicò lei sollevandosi sui gomiti – Che cavolo, vuoi lasciarmi sola?
– Ma no, che sciocchezze dici!
– Allora torna qui, non andartene – Si lamentò lei
Vincendo il desiderio di fuggire Fred tornò a sedersi sul letto obbligandola a distendersi
– Sta tranquilla, non vado da nessuna parte
– Oh Fred, ho avuto paura che mi abbandonassi
– Non dire scemenze, dove vuoi che vada?
– Te l'ho mai detto che sei un amore? – Sussurrò lei prendendo tra le sue una mano di lui – Cosa farei senza te... Accidenti che dolore!
– Fa male?
– Sembra che abbia un rastrello nella pancia
– Però sei una bella testona. Se me ne avessi parlato stamani ora avremmo già risolto
– Vorrei vedere tu nei miei panni, col cavolo ti saresti calato le brache
– Ehi ehi! Qui nessuno si cala le brache... Cerca di mantenere la calma
– E come faccio se tu non mi aiuti
– Lo farei, ma non è proprio possibile. Lo capisci questo, vero?
– No, non ti capisco. Perché non puoi?
– Perché queste cose riguardano soltanto le donne
– Porca vacca Fred, ma guardati attorno, vedi forse donne?
– Ma tu guarda! Proprio in questo periodo doveva ammalarsi la signora Bond. E se provassi a contattare Mary?
– No! Non devi farlo. Non devi venire meno ai tuoi principi per me. Non ti preoccupare, resisterò fino a domani, ce la farò
Fred le accarezzò i capelli
– Ma di questa cosa non ne sai proprio nulla? – Domando con voce imbarazzata
Lei scosse il capo trattenendo un gemito.
– Mary non ti ha detto come...beh, che ne so...possibile che abbia dimenticato di dirtelo?
– Porca vacca che dolore, ohi!
– E sui libri? Non hai letto nulla che riguardi questa cosa?
– Sui tuoi libri? Fred, mio dio non scherzare – Disse sbuffando aria come un mantice
– Va bene, non ti agitare. Dimmi se hai notato nulla di strano?
Lei annuì.
– Cosa? Oh no, non è necessario che me lo dica, ho capito. Oh signore! E ora cosa faccio?
– Fred! Accidenti a te, non farmi paura... È davvero così grave? – Domandò lei con un tono di voce preoccupato
– Ma no, cosa ti salta in mente. È una situazione inaspettata, ma è del tutto naturale. Sta tranquilla – Rispose lui sfoderando un sorriso che avrebbe impensierito un cavallo
– Mi dici come cavolo faccio a restare tranquilla se tu stai bollendo e non mi dici cosa debbo fare?
– Certo che te lo dico. Per prima cosa devi...
– Debbo spogliarmi?
– Spogliarti? E perché dovresti?
– L'hai detto tu che devi fare un controllo. Allora, debbo spogliarmi?
– No! Non davanti a me...Oddio e ora cosa faccio… Io non posso aiutarti
– Oh cavoli ! Ci risiamo
– Se ho detto che non posso vuol dire che non posso – Gridò lui
– Come sarebbe non puoi?
– Cos'è, ora non mi capisci più?
– Eh no! Poco fa hai detto che avresti fatto un controllo e ora dici che non puoi... Fred, io sono sempre la stessa... sono tua figlia
– Certo che sei mia figlia... però dirti cosa fare non fa parte dei doveri di un padre… Porco mondo, ma lo capisci che non sono un medico… Non posso toccarti… cerca di capirmi… ora non sei più una bambina
– Ma che cavolo dici ! Tu mi hai sempre curata, perché ora non puoi?
– Perché so già cos'hai
– Allora che cavolo aspetti a dirmi cosa fare
– Nooo… non posso
– E chi accidente dovrebbe dirmelo? – Chiese lei con voce adirata
– Una donna!
– Fred, sono io l'unica donna di questa stanza e non ne so un accidente di questa cosa
– Allora dovrai inventarti qualcosa
– Porca vacca tra poco morirò dissanguata e tu mi vieni a dire d'inventarmi qualcosa?
– Non si muore per così poco, puoi stare tranquilla
– E secondo te questa emorragia significa che va tutto bene?
– Beh, significa che certe funzioni del tuo corpo sono entrate in azione, tutto qua
– Oh beh, almeno so che non morirò... Però resta il problema di come debbo fare per arrestare l'emorragia
– Non puoi arrestarla
– Come non posso? Debbo lasciare che imbratti ogni cosa?
– No, non volevo dire questo... Il problema è più semplice di quanto credi, basta tamponare... Ecco, ora l'ho detto, bisogna tamponare
– E allora cosa aspetti? Fa quello che devi fare
– Io? Ma tu sei matta piccola mia! Porca miseria ti rendi conto di cosa mi stai chiedendo?
– Forse si... ma tu non mi ami più – Mormorò lei sconsolata
– Non è vero ti amo moltissimo. – Mormorò lui voltandosi – Sai bene che darei la vita per te... ma in questo non posso aiutarti
– Oh signore aiutalo! Quest'uomo sta diventando pazzo! – Esclamò lei scuotendo il capo
– Cerca di capire... non sarebbe corretto. Questa è una cosa che devi fare da sola... è troppo personale
– Fred, io sto morendo e tu mi parli di correttezza... ohi! Se aspetti ancora un po' morirò di dolore
Lui scosse caparbiamente il capo – Non puoi chiedermelo... non posso


Tra loro scese un imbarazzato silenzio, poi Cristi si scosse e prese tra le sue le mani di suo padre
– Hai ragione tu, sarebbe imbarazzante... Va bene, credo di aver capito cosa t'impedisca di aiutarmi... ma almeno dimmi come cavolo debbo fare a tamponare. Che accidenti vuol dire? Ci debbo mettere un tappo? Ti rendi conto che nessuno mi ha detto nulla? Porca vacca ci sarà pure su questo pianeta qualcuno che abbia un po' di compassione per me
Colta da un'altra crisi di dolori Cristi si piegò in due gemendo.
– Ora scendo a prepararti una tisana. Ti porterò un'aspirina e vedrai che riuscirà a calmare il dolore – Disse lui avviandosi verso la porta
– Aspetta, non andartene, sto combinando un disastro sul letto. Ti prego Fred apri la mente, lascia che sia io a leggere quello che sai
Lui non le aveva mai permesso di accedere alla sua mente, ma in quel momento gli parve un'idea fantastica.
– Ottima idea! – Disse precipitandosi fuori dalla stanza
– Ma dove vai, aspetta!
– Non ti preoccupare, leggi tutto quello che vuoi, nel frattempo scendo a preparare la tisana – E fuggì via
Mise sul fuoco un pentolino con l'acqua e mentre attendeva che bollisse la sentì scendere, uscire in cortile e poi risalire senza però trovare il coraggio di tirare fuori il naso dalla cucina.
Terminata la fusione filtrò il liquido scuro, lo addolcì con una buona dose di succo d'acero e invece di salire prese a gironzolare per la stanza.
Dopo poco la udì urlare
– Ehi! Arriva o no questa tisana?
– Posso salire? – Domandò lui ad alta voce
– Se non vuoi salire dovrai spedirmela per posta
Un minuto più tardi si fermò davanti la porta aperta della stanza bussando allo stipite.
– Dai entra! – Disse lei – Non mi risulta che tu abbia mai avuto bisogno del mio permesso per entrare
Entrò, ma ci volle una seconda chiamata.
Fingendo di non guardarla Fred si avvicinò a lei chiedendo – Come va?
– Ancora dolore, ma almeno ora mi sento a mio agio
– Perché sei uscita? – Domandò lui
– Ho messo jeans in ammollo. Domani li laverò... Dimmi una cosa... quest'affare che ho tra le gambe, dovrò portarlo per tutta la vita?
– No, soltanto di tanto in tanto
– Di tanto in tanto quanto?
– Non lo so... qualche giorno ogni mese immagino
– Ogni mese? Oh signore! Ci mancava soltanto questo
– Imparerai a non accorgertene e potrai vivere la tua vita normalmente
– Normalmente un accidente! Non riuscivo neppure a salire le scale
– È questione di farci l'abitudine, ma vedrai che quando tornerà Mary saprà consigliarti per il meglio
– Non riuscirò mai a farci l'abitudine
– Ricordi cosa dicesti dei jeans?
– C'è una bella differenza, non ti pare?
– Si... ce n'è un bel po' – Rispose lui sorridendo – Passata la paura?
– Poteva passare prima se tu...
– Ora non cominciare con le polemiche, tieni, manda giù l'aspirina
Cristi si appoggiò al cuscino, prese la tazza e ne bevve un sorso
– Ohi!
– Senti ancora dolore?
– Scotta... Avresti dovuto aggiungere un po' d'acqua fredda
– Non dire scemenze, dev'essere calda per essere efficace
– E chi lo dice?
– Io!
– Uhm, questo lo sai, eh? – Borbottò lei sorridendo
Mentre lei sorseggiava la tisana a piccoli sorsi, lui prese a passeggiare per la stanza a testa bassa e le mani strette dietro la schiena.
– Siediti Fred e smettila di guardarmi a quel modo
Lui si arrestò sedendo sulla sedia in fondo il letto, ma lei, battendo la mano sulle coperte lo invitò a sedersi al suo fianco.
L'accontentò riprendendo la tazza ormai vuota e aiutandola a distendersi.
– Non so proprio come avrei fatto senza di te – Sussurrò lei sorridendo
– Se lo dici tu! – Borbottò lui
– Scusami... – Mormorò lei guardandolo intensamente – non mi sono comportata come una buona figlia, ho detto un sacco di sciocchezze. Ora credo di aver compreso perché gli uomini hanno qualche difficoltà a trattare l'argomento
– Beh, allora non parliamone più, d'accordo?
– So quanto deve esserti costato farmi entrare nella tua mente... Però...
– Si era d'accordo di lasciar perdere... ricordi?
– Però ne sai di cose... Si può sapere perché non mi hai mai detto che avrei avuto di questi problemi?
– E come avrei potuto prevederlo, in fondo sei ancora una bambina
– Certo, ma da quanto ho capito queste cose accadono proprio alle bambine. E poi bambina un corno! Ho dodici anni, lo hai dimenticato?
– Non l'ho dimenticato, ma porca vacca sei ancora troppo piccina per cominciare a...
– A che cosa? – Chiese lei notando l'interruzione – C'è qualcos'altro che debbo sapere?
– No, non credo. Però se scopro che hai letto dell'altro, ti strangolo
– Ho letto soltanto quello che occorreva
– Allora cosa significa quel sorriso beffardo
– Accidenti Fred con te non si può scherzare
– Beh, se hai ripreso a scherzare vuol dire che stai meglio
– Ora il dolore sembra sopportabile. Sono soltanto stanca
– È colpa mia, avrei dovuto capirlo e invece ti ho lasciato trascorrere una giornata d'inferno, scusami
– Tu non hai nulla da farti perdonare. Avrei dovuto essere io a dirtelo
– Beh, allora diciamo che non è accaduto nulla di strano. Uh?
– Si – Mormorò lei sorridendo – Proprio nulla di strano
– Okay... ma ora è meglio che ti lasci riposare, vedrai che domani sarà tutto finito
– Domani? – Chiese lei sorpresa
– Beh, immagino di si... Accidenti non lo so... Speriamo
– Di la verità, non hai molta familiarità con le donne, vero?
Lui scosse il capo borbottando – Perché, si nota?
– Per niente – Rispose lei sorridendo
Nel frattempo Soffio si era sistemato in fondo al letto e, tra una leccatina e l'altra, di tanto in tanto sollevava la testa per osservarli interessato.
– Vuoi che lo porti di sotto?
– No, lascialo, si offenderebbe
– Un gatto che si offende. Per fortuna siamo soli. Okay buonanotte e se hai bisogno di qualcosa non fare l'eroe chiamami
– So dove trovarti. Buonanotte Fred e domani vai pure tranquillo, me la caverò
– Dove dovrei andare domani?
– Non devi recarti in città?
– Ma neanche per idea, io non ti lascio sola in questo stato
– Ora è tutto a posto, posso cavarmela senza problemi
– Oh lo so, lo so, ma in città non ho nulla di urgente da fare. E ora vedi di dormire
– Rinunci ad incontrare Mary per me?
Lui si alzò e scuotendo la testa si avviò verso l'uscio – Forse non sono riuscito a dimostrartelo, ma tu sei la cosa più importante della mia vita
– Sarei tentata di non crederti... visto che hai dimenticato la cosa che invece per me è la più importante
– Cos'ho dimenticato? – Chiese lui voltandosi
– Il bacio – Sussurrò lei sorridendogli
– Oh santo cielo! Non credi sia ora di smetterla con questa storia?
– Ehi! Non metterti strane idee nella zucca, – Borbottò lei invitandolo ad accostarsi a lei – senza quel bacio non riuscirei ad addormentarmi
Dopo averla baciata sulla fronte e faticato a staccarsela dal collo, Fred scese di sotto lasciando la luce della stanza accesa.


Continua...




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Racconto scritto il 22/11/2015 - 09:33
Da m c
Letta n.284 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Un buon inizio per un bel romanzo.. scorrevole e piacevole lettura..

Francesco Gentile 22/11/2015 - 12:28

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