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Mi chiamo Raffaele. Il mio nome può non dirvi nulla; del resto è un nome come un altro: Luigi, Franco, Marco e altri ancora. Quasi certamente assomiglio un po' a tutti quei nomi con i quali non mi chiamo. Una vita normale, un lavoro, una famiglia, e qualche problema. Non sono certo questi ultimi che mi fanno incazz … pardon, innervosire. In fondo non sono il tipo che se la prende per la minima cosa. Sono sufficientemente tollerante, comprensivo, empatico e anche divertente. Così dicono i miei amici. Ultimamente, però, mi riesce difficile mantenere il controllo. Non ho nulla con qualcuno in particolare. A essere sinceri faccio anche fatica ad individuare esattamente con chi avercela. Mi spiego. Guardo la televisione, come molti del resto; e la pubblicità. Leggo il giornale, forse non come tanti. E la pubblicità. Ascolto anche la radio. E la pubblicità. Esco. In macchina oppure a piedi. E noto la pubblicità. Tutto abbastanza standard, direi. Il problema? Mettiamola così: quante ore e soldi un essere umano dovrebbe avere a disposizione per dare seguito a quell’infinita sequela di messaggi promozionali che ti invitano ad acquistare di tutto? E che ti ritrovi sbattuti in faccia e nelle orecchie qualsiasi cosa tu stia facendo. Non sono in grado di quantificare denaro e tempo, ma credo tanto. Troppo. In pratica dovrei passare da un cellulare all’altro nel giro di tre mesi; andare in crociera e acquistare un’auto nuova una settimana si e una no: quale poi? Frequentare corsi di Fitness, comprare dieci profumi diversi ogni giorno ed aprire un nuovo conto corrente ad ogni angolo del paese. Spassarmela in qualche casinò, sia virtuale che materiale; rilassarmi in qualche centro benessere ed acquistare un discreto numero di tessere pay tv per poi trastullarmi davanti al televisore con pizza, birra ed un nuovo divano sotto il culo. Ah, già, dimenticavo: dovrei anche andare a lavorare; altrimenti con quale denaro potrei garantirmi tutto questo ben di Dio? Potrei, dico potrei, anche sopportarlo: è sufficiente non correre dietro a qualsiasi super offerta. Ma quello che non reggo veramente è che ad un certo punto qualcuno ti venga a dire che hai vissuto al di sopra delle tue possibilità. Fantastico! Lavoro nove ore al giorno, tre per andare e tornare a casa, due chiacchere con i figli, un po' di “sana” TV e poi a letto. Cos’è al di sopra delle mie possibilità? Troppe ore di lavoro? Magari! Troppe parole con i miei figli o troppe ore di sonno? Complimenti ai geni della comunicazione. Ma come, prima spingete a tutto spiano affinché si consumi così, come si dice? Ah già, l’economia gira e c’è benessere per tutti. Dopodiché si scopre che qualcosa non ha funzionato: le banche saltano, il lavoro salta e la gente non ha soldi. Solo che le banche tornano a funzionare (con i nostri soldi) ma la gente rimane comunque a casa. Passa un po' di tempo, ci si dimentica di come e perché qualcosa non ha funzionato e riprendono gli inviti a comprare e consumare. L’economia deve girare, baby. Per come la vede Raffaele, qui molti non ci hanno capito nulla. Sparano numeri a caso e proclami triti e ritriti. E per tanti l’unica cosa rimasta da consumare, è la suola delle scarpe. Quelle dell’ultima mega offerta!



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Racconto scritto il 16/09/2016 - 11:40
Da gabriele marcon
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