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Le origini

Quante volte auspichiamo e promuoviamo un ritorno alle origini come panacea di una serie di eventi non fortunati ! Quasi che tornare sui propri passi, riprendendo il vecchio cammino, sia un segno di progresso e non di regresso, di ammissione di sconfitte non accettate, che gridano vendetta al nostro io umiliato. In fondo, le origini, sono quelle situazioni in cui si è forgiato il nostro carattere e di cui noi non abbiamo meriti o demeriti. Certo, bisogna essere fortunati e nascere in un contesto che favorisca le normali inclinazioni dell’essere umano anche se non indispensabile. In più la predisposizione ad accogliere dentro di noi e custodire quei messaggi di educazione, cultura, religiosità, maturità che siamo chiamati a percepire. Mai per acquisirli e dimenticarli ma per farne concime di vita. Tuttavia non finiscono qui le nostre origini, le possiamo trovare in tutte quelle esperienze che ci fanno crescere e che non dobbiamo sottovalutare. In virtù di questo io sono ancora alla ricerca delle mie, sparse nella miriade di eventi che l’hanno caratterizzata. Nato in una sperduta cascina delle Langhe, in Piemonte, da una famiglia fortunatamente acculturata, nel periodo post bellico, ed ivi rimasto solo per i miei primi mesi di vita, mi trascino ancora, come retaggio innato, la capacità di ribellarmi alla solitudine, all’essere “falso e cortese” come sono definiti i piemontesi. Che non è poco se rapportato al carattere schietto e istintivo si un buon meridionale quale sono. La mia formazione continuò, appunto al Sud. Si arricchì di magnifiche qualità nel periodo topico degli studi che ebbi la fortuna di condurre in due delle tre province calabresi mentre, nell’altra, poco tempo dopo, feci il militare. Così imparai il senso dell’amicizia spiccato nei reggini, la concretezza dei catanzaresi e la praticità dei cosentini. Presi tutto e misi a bordo ! Ma non finì lì. I casi della vita mi portarono a lunghe peregrinazioni per motivi di studio su base universitaria. Fui catapultato dagli eventi in Emilia, mondo completamente diverso da quello a cui ero abituato. Non mi persi d’animo ! Allargai la mia valigia e, giorno dopo giorno, la colmai di quelle doti che ponevano questa regione ai primi posti nel panorama italiano. Il senso del dovere, l’insaziabile gioia di lavorare per il proprio benessere e quello altrui e, non ultimo, l’amore per la cucina e il divertimento. Anche Napoli e la Campania mi diedero molto, la sete di semplicità era tanta che aumentai non prima di aver appreso l’arte di arrangiarsi, non come metodo di sostentamento ma come adeguamento alla vita in condizioni non favorevoli. La Sicilia fu quasi un ritorno a casa. Già molto diversa da anni prima, quando avevo intrapreso gli studi universitari, mi insegnò cosa significasse crescere al di la delle difficoltà oggettive che compongono la nostra vita. L’orgoglio di appartenere ad una terra generosa e dilaniata da eventi più grandi di lei. La voglia di rifarsi.
Ora che sono anziano, affardellato da tali esperienze di vita incamerate nel momento della mia formazione personale, stento a considerarle parte delle mie origini. Preferisco considerarle un completamento, semmai. Ho imparato a capire, col tempo, che i valori che ci accreditiamo sono insiti in noi stessi, magari retaggio di valori ancestrali trasmessi dai nostri progenitori e che bisogna guardare sempre dentro se stessi dove affondano le loro radici. Un po’ come il fiume che scorre di fronte casa nostra si arricchisce di minerali, metalli e anche, haimé, di scorie, durante il suo percorso, ha la stessa composizione delle sue origini. A noi l’onere di mantenerlo pulito e di assisterlo amorevolmente. Pertanto è solo in noi stessi che possiamo ritrovarci e ritrovare quelle qualità momentaneamente dimenticate. Perché è in noi che risiedono quelle verità che tanto ricerchiamo.



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Racconto scritto il 05/03/2018 - 09:06
Da Nino Curatola
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