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PRIMI AMORI

Mi trovo al bar dell’oratorio. Non lo frequento abitualmente, ma nel paese in cui vivo sono pochi i bar aperti di domenica, e quando la voglia di espresso chiama, io devo rispondere.
E’ affollato di ragazzini, come è logico che sia. In particolare, un piccolo gruppo attira la mia attenzione. E’ formato da due bambini - avranno sette o otto anni - ed una bimba, presumibilmente loro coetanea, anche se più minuta. Il più alto dei due maschi, con fare impaziente intima all’altro: “Muoviti Alex, andiamo a giocare a pallone!” Alex scruta il campo da gioco al di là delle vetrate, posa per un istante il suo sguardo sulla bambina, quindi lancia un’occhiata circolare all’interno del bar, come per ispezionarlo, ed alla fine domanda: “Giulia, ti va di giocare a calcetto?” Lei, seria seria, risponde affermativamente, senza sollevare gli occhi dal pavimento. E così, un attimo dopo, Alex annuncia, con un tono che non ammette repliche: “si gioca a calcetto.”
Sono in tre, numero dispari, per il calcio balilla non va bene. Giulia pare avere la soluzione: si allontana, ma per poco; quando torna, trascina per mano un bambino più piccolo. Immagino sia il fratellino.
Le squadre sono chiaramente squilibrate. Dal fare navigato col quale si sono approcciati al gioco, si capisce che i due maschi sono esperti, di quelli che hanno dimestichezza con le rullate quanto con le caramelle gommose delle quali pare non possano fare a meno di nutrirsi. Devono dare dipendenza, queste caramelle. Così come il caffè, del resto. Giulia invece è una principiante. Si vede subito. Quanto al fratellino, che non deve avere più di quattro anni, fa una gran tenerezza con le sue braccine sollevate per impugnare le manopole: secondo me non arriva nemmeno a veder il tavolo da gioco. Non ci sarà partita.
Mi allontano per perseguire lo scopo che mi ha condotto fuori di casa. Vado al bancone, sorbisco il mio caffè e intanto chiacchiero un po’. Il tempo passa in fretta, specie se la conversazione è gradevole. Quando torno al calcetto, mi accorgo che la partita è terminata. Giulia sta segnando sul segnapunti rosso il goal decisivo che le ha consegnato la vittoria. Un enorme sorriso le illumina il bel viso di bimba. Il bambino alto, paonazzo, visibilmente imbestialito, fissa incredulo il compagno di squadra ed esclama con voce rotta: “sei… sei… sei proprio una… una gigantesca pippa!”. Alex si stringe nelle spalle, rapido come un furetto gira attorno al calcio balilla e raggiunge Giulia. “Ti devo fare i complimenti” esclama con gli occhi che brillano, “hai giocato una bellissima partita” Le stringe la mano, per congratularsi. E non gliela lascia



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Racconto scritto il 23/04/2018 - 12:22
Da Roberto L
Letta n.139 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Bel tema, bel racconto, ben narrato punteggiatura compresa, belle immagini. Se dovessi inserire questo racconto in una delle correnti letterarie, lo collocherei a metà strada tra il minimalismo e l'impressionismo letterario.

Corrado B. 03/05/2018 - 13:23

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Una bellissima scena,
riesco a vedere i bambini e sentire le loro emozioni.
Bravo!

Grazia Giuliani 30/04/2018 - 18:24

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Grazie mille Mimmi è laisa. Siete sempre molto gentili. Felice vi sia piaciuto in particolare questo pezzo. Un caro saluto

Roberto L 24/04/2018 - 18:45

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...e non gliela lascia
ecco, l'essenza...la vera essenza

laisa azzurra 24/04/2018 - 09:54

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Bello, scorrevole, scritto davvero molto bene. Situazioni che un po’ tutti noi abbiamo vissuto come spettatori, ma anche in prima persona qualche tempo fa...
Hai dipinto benissimo la tenerezza e dolcezza dei primi approcci con l’amore che, è proprio vero, non ha età!

Mimmi Due 23/04/2018 - 14:51

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