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= Poesia
= Racconto
= Aforisma
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Sognando il futuro

Allorquando al mondo faremo,
pur nel nostro piccolo,
dal ristretto ambito familiare
ai governanti della terra,
spontaneamente con dolcezza
per la gioia del nostro spirito,
opere di bontà nei confronti
dei più deboli (persone affamate,
afflitte, perseguitate, bisognose
di ogni tipo d’aiuto), d’improvviso
si colmerà e all’istante si calmerà
quella tempestosa turbolenza
gravitante sulle nostre coscienze
col nefasto rischio di spazzarle via
mettendo a repentaglio la vita del mondo.


Solo così, d’incanto, la vita rifiorirà
su questa devastata terra,
realizzando all’istante il miracolo
del paradiso terrestre, una volta scacciato
per sempre il male, fantasticando
così ad occhi aperti il bene sull’ormai
luminosa maestra strada dell'amore
dopo quel lungo estenuante percorso
nei tenebrosi meandri del cervello
dove l’anima con la sua luce
ti dona la scienza, indi nell'inebriante
gimcana del cuore con le sue vertiginose
altezze ti dona l’arte e infine con l'arrivo
nell'intricato crocevia del fegato,
in questa strabiliante fucina,
la catarsi umorale le ridarà
la sua mera coscienza,
purificando così l’inafferrabile anima.


Inseguendo la sua luminosa scia
a debita distanza, bisogna tener
sempre carattere ed equilibrio
ben saldi, tanto da non sprofondare,
impazzendo per effimera gioia,
nel precipizio dell’umana vanagloria.


Questa pura immortale anima,
sotto svariate e mentite spoglie
per l’inaccessibile sua grandezza,
vaga quotidianamente
sulla stupenda impalcatura della terra,
sempre più teatrino terreno
di raccapricciante commedia
e per divina volontà, lasciando
il protettivo dono corporale
con le sue umane debolezze
e varcando i confini dei cieli,
serafica si compatta all’infinito,
nell'incommensurabile dono
dell’immortalità per glorificare
in eterno il nome di Dio.


Questo fantastico svago mentale
è interrotto dalla inesorabile sveglia,
che riporta la normalità
dando il benvenuto al giorno che verrà
e, anche se a fatica,
occorre abbandonare la pigrizia
del piacevole tepore del letto
e riprendere con umiltà il sacrosanto
lavoro per il pane quotidiano,
pregando il buon Dio di preservarci dal male,
da ogni umana tentazione e di farci
vivere la giornata in serena spiritualità
con il rispetto e nel rispetto di tutti,
in modo da riacquistare la nostra dignità
e cancellare per sempre
la catastrofe mentale dei tempi che viviamo.


Se, infine, per un attimo di sana riflessione
ad occhi spalancati con temporaneo
blackout di radio e televisori,
giornali, computer e telefonini,
rallentiamo solo un istante
questo ossessionante ritmo di vita quotidiana,
gusteremo nuovamente l’intramontabile
bellezza della natura con le sue meraviglie.


Ed ecco di nuovo l'incanto della vita
dal vivo con le sue dolci parole
nella semplicità e nel silenzio
della quiete mentale per pace interiore,
perché questo esasperato progresso
nel segno dello sfrenato consumismo
non deve trasformarsi in regresso
delle civili società con il sogno
irreprimibile di un solo e pacifico
stato per tutta l’umanità.


La lingua universale sarà l’inossidabile,
ritemprante religione dell’amore
a tutti comprensibile, anche ai muti,
ai ciechi, ai sordi e una volta liberi
(da assurde superstizioni, usanze,
credenze, magie e altro ancora,
ormai abbiamo superato ogni limite
e siamo al pari di una mandria sfrenata,
che ha sfondato ogni sorta di steccato!)
ricominciamo tutto daccapo.


Immettiamoci allora, insieme e
per sempre - cantando la quotidiana
e viva preghiera di sorrisi e carezze,
baci e abbracci, amorevoli “schiaffetti”,
tenere pacche sulle spalle
e scherzosi monosillabi parlanti -
sull’unica vera strada del mondo,
quella del bene imperante
che ci farà tornare fratelli
ed insieme ci porterà
in quell’immenso stadio
dell’accogliente paradiso,
con spalti acclamanti e stracolmi
dei nostri comuni avi,
per ricevere tutti sul celeste podio,
sotto la stessa bandiera
e al commovente inno della patria terrena,
la medaglia d’oro della vita eterna.




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Racconto scritto il 07/05/2020 - 05:14
Da Francesco Andrea Maiello
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