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L’amica di penna

“La piuma arrivò risalendo il vento. Nessuno si accorse di questo strano fenomeno, forse nemmeno il vento stesso, che per natura ha canne da piegare e foglie da girare sulle dita e stagni da stupire con gocce di pioggia che lasciano cerchi improvvisi e bolle sulla superficie immota dell’acqua”.


…questa storia appartiene a un tempo che non c’è più, quando non ci si parlava con sms e mail.
Io sono un aviatore, ma particolare. Il mio aeroplano di carta percorre sempre gli stessi sogni, e con il vento abbiamo un patto. Il vento ed io abbiamo rispetto per le lettere, amiamo vederle muoversi sulle dita di occhi da stupire con gocce come di pioggia che lasciano cerchi improvvisi sul tavolo da girare col dito e bolle immote sul polpastrello da soffiare.
Per un lunghissimo periodo come solo i bambini ho corso senza nulla chiedermi tra l’uomo che guarda dentro al calamaio e ci vede i capelli di lei, e lei. Sopra un fabbro che…


Devo essermi addormentato, devo aver sognato di volare. Il libro aperto sulle ginocchia. Ho perso il rigo, ecco… “un fabbro che batteva il ferro rovente di una lama chiedendosi se sarebbe stata una buona spada (…) le donne stavano al fiume a lavare i panni chiedendosi se sarebbero diventati bianchi e immacolati”.


Così il vento quando mi vede passare le canne non le piega, ma le suona. Per non mettermi paura.
Mi piacciono le lettere. Mi è sempre piaciuto immaginare dalla carta e dalla calligrafia come vive lui, chi è lei. Lei nella sua bella casa di città toglie il francobollo con le unghie curate e lo incolla sul cuore, e scrive qualcosa con la matita tra i capelli. Non conta per i pensieri, “inseguiti da cani festanti che, pur senza capire, si univano al gioco” delle parole, sapere che “un contadino seminava il suo campo chiedendosi se sarebbe stato un buon raccolto” con una lettera nella tasca da spedire.


La poltrona mi avvolge… continuo a perdere il rigo, devo essermi di nuovo assopito.
Domani troverò un momento per scriverle.
La busta da segnalibro nelle pagine che si chiudono da sole, ancora un’ultima frase…
“Nessuno riuscì a vedere la piuma perché nessuno aveva tempo a sufficienza per alzare gli occhi al cielo e riuscire anche solo a guardarla”


…scendere piano sul tavolo di lei nel calamaio con la lettera e il mio aeroplano di carta.




-“…” La piuma, Giorgio Faletti



Mirko D. Mastro




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Racconto scritto il 15/06/2020 - 17:21
Da Mirko D. Mastro
Letta n.1134 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Non è facile scrivere racconti che sembrano poesie.

Antonio Girardi 17/06/2020 - 14:21

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Mirko..è un racconto "d'atmosfera" ricco di riferimenti e scritto in forma poetica!!Sei veramente bravo

barbara tascone 16/06/2020 - 19:39

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Un testo delicato e poetico, scritto molto bene...il mondo della carta è magia! Il tuo lo è senz'altro Mirko

Grazia Giuliani 16/06/2020 - 19:21

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MIRKO...Un bel racconto pieno di fantasia con pensieri molto delicati.Le lettere, lo scrivere...non potrei essere felice senza una penna fra le dita. Complimenti.

mirella narducci 16/06/2020 - 17:22

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Splendido, scritto con grande enfasi. Bravissimo davvero

MARIA ANGELA CAROSIA 16/06/2020 - 17:19

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Incantevole racconto, espresso come solo tu Mirko sai dialogare con le pagine e tra un rigo ed un altro trasmettere grandi emozioni.

Maria Luisa Bandiera 16/06/2020 - 12:15

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La poltrona come un grembo materno . questa fiaba-poesia un viaggio a ritroso...
Molto bravo.

Valeria Germani 16/06/2020 - 07:42

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È il tuo unico modo di raccontare la poesia...in un modo che prende vita, come il vento carezza i versi e anche noi lettori ci lasciamo trasportare da quel vento che soffia un bellissimo canto tra le canne! Ho pensato a "Canne al vento"...della scrittrice sarda Grazia Deledda.

Margherita Pisano 15/06/2020 - 23:10

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Anche se titoli RACCONTO, il tuo testo è una poesia o...il sogno di una poesia

Anna Maria Foglia 15/06/2020 - 21:01

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Incantata...
Il vento parla e spiega le ali di un cuore, così come quello di un aeroplano..

Lettere che emozionano, tanto da far abbassare gli occhi, perché gli altri non vedano l'emozione dell'inchiostro sulle dita...
Cosa c'è di male, del resto?
Sono solo parole che viaggiano sulle nuvole cariche di pioggia e che si spingono fino ai suoi capelli...
In città, ora, un profumo di grano...


laisa azzurra 15/06/2020 - 20:30

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Mai banale, profondi significati espressi in prosa molto personale che tuttavia fonda la sua origine nei meandri della poesia. Qualche tocco di sano ermetismo rende il pezzo ancotra più appetibile.

Giacomo C. Collins 15/06/2020 - 20:16

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