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L'albatro di Nietzsche

Il trentaquattrenne studiava attentamente lo sguardo della madre e del nipote, mentre un impeto di rabbia e di follia si faceva largo tra le pieghe della sua anima stordita. D'un tratto il volto si fece pallido, lo sguardo allucinato, gli occhi fissi sul ritratto di Manzoni appeso alla parete che lo guardava con aria minacciosa. La misura era colma. E fu in quel momento che, scosso da un tremito improvviso, decise di parlare, urlare al mondo la sua verità, la miserabile condizione del suo spirito. Del mondo stavano davanti a lui due perfetti esemplari, due parenti preoccupati del suo stato, stolti mortali senza intelligenza alcuna. "Voi non capite" disse con un filo di voce l'uomo , "voi non capite". Lo sconforto gli rodeva il cuore. "Nessuno capisce!" urlò infine in preda alla collera e alla disperazione. La povera madre tentava invano di calmarlo, ma apparteneva ad un altro universo, col quale aveva interrotto qualsiasi tipo di comunicazione e al quale ora si trovava costretto ad esprimere la propria angoscia esistenziale. Un brivido percorse di nuovo il suo corpo. Con voce distorta dalla disperazione gridò infine in un isterico delirio "Non capite! E' questo il più grande male del secolo, e non capite!". Si mise a ridere. Sembrava che improvvisamente si fosse calmato, che si sentisse quasi sollevato, liberato da un peso gravoso. Continuò a ridere, poi riprese a parlare, come se si rivolgesse a se stesso: "già già... ma che sfortuna eh? anche questa...ironia della sorte!". Volse allora lo sguardo al ritratto di Manzoni e, preso dai suoi pensieri, facendosi di nuovo serio mormorò: "un muro di impenetrabilità mi separa dagli altri, mi impedisce di comunicare, è così difficile...". Si mise allora a gridare in preda a un nuovo impeto improvviso "ma perché devo subire tutto questo? perché devo fingermi contento quando ascolto i futili discorsi della gente? perché devo mostrarmi interessato? Stolti mortali! Vi divertite ad andare al cinema, in discoteca oppure al mare? Buon per voi! Chiacchierate di sciocchezze e ridete soddisfatti? Buon per voi! Volete ubriacarvi di libertà e di vergogna? Buon per voi! Sarete soddisfatti non è vero? A enumerare le vostre imprese mediante le tastiere di un computer e a pubblicare i vostri immortali ritratti di uomini sprecati e spensierati! No, io non sono come voi, non posso assistere al crollo del cielo e della terra indifferente. Di verità, di questo si deve parlare. Verità! E solo la filosofia ci fa raggiungere l'ebbrezza dello spirito. Ci innalza dalla nostra pura naturalità e ci fa approdare a nuovi lidi. Ma nessuno lo capisce, e il destino di chi prova ad innalzarsi è già segnato... La solitudine, ecco il più grande male del nostro secolo! La solitudine dell'uomo vero di fronte a mille burattini che idolatrano la felicità umana. Ah che risi, che gioie, che emozioni! Spazzatura! Questo solo io voglio, raggiungere la verità. Ma un muro mi separa dalla vita degli altri, un muro di coscienza e consapevolezza, un muro di impenetrabilità! Sono prigioniero in mezzo a queste facce vuote e inutili, in mezzo alla futilità del nuovo mondo, alla decadenza dell'uomo, che uomo più non è. Questa è la mia gioia è la mia pena: io sì, sono superiore, ma sono solo. La solitudine mi attanaglia, mi divora, mi rode il fegato! E non c'è soluzione alla mia angoscia, al mio tormento. Non posso abbassarmi al loro stadio. E loro non possono innalzarsi. Siamo in pochi a volare nel cielo! Pochi e distanti! Ah, ma se riuscissimo a trovarci, allora sì che vivremmo senza sosta una vita vera e memorabile. La nuova umanità verrebbe fuori, ma è solo un'illusione. Ma qui ormai non posso stare! In questo casa, borghese mondana illusione! No non posso stare, il male mi divora, ho bisogno...sì, di un altro me stesso!". Il suo volto ormai era una orribile maschera deformata e in preda a una sorda di lucida follia guardava pieno d'odio i due parenti immobili nel mezzo della stanza, atterriti e sconcertati. "A morte tutta la gente come voi!" gridò ancora, giusto un attimo prima di indossare l'impermeabile e correre via da quella casa. Uscito sul pianerottolo sentì il rumore della pioggia provenire da fuori e si ricordò di non aver preso l'ombrello. "Meglio" pensò, mentre con estrema calma tirò fuori dalla tasca un pacchetto di lucky strike. E mentre si fumava la sua sigaretta, cominciò a scendere i gradini che lo separavano dal mondo esterno. Non sapeva quello che lo aspettava lì fuori… Mai si era sentito così libero. E così solo.



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Racconto scritto il 06/07/2014 - 19:56
Da Roberto Edoardo
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