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Le istruzioni sono:

scrivi un racconto che abbia questo tema e non necessariamente il titolo: "Quella estate meravigliosa"


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La breve estate della spensierata giovinezza

La breve estate della spensierata giovinezza


Ed eccolo arrivato, puntuale come la morte, il grande caldo: la canicola.
Ed eccomi alle prese con un’altra insopportabile estate. Già, alla mia età l’estate, più che una stagione si sta rivelando un evento, un fenomeno atmosferico devastante. Insopportabile!
Chiuso dentro casa, gli scuri accostati, l’aria condizionata sparata a palla, muovendomi il meno possibile (alla bisogna, lentamente, quasi al rallentatore per non sudare), mentre attendo che il sole tramonti mi scopro a ricordare quella estate meravigliosa! L’estate del 1970, quella dei mondiali in Messico, quella della partita del secolo: Italia Germania 4 a 3, allo stadio Azteca di Città del Messico. Ah! Che notte indimenticabile. E che magnifica estate! Allora mi avviavo, felice e spensierato, verso i miei vent’anni; e non soffrivo certo il caldo, anzi, lo anelavo. Aspettavo l’estate come manna dal cielo.
Rammento giorni perduti nel tempo, trascorsi rosolandomi al sole sul bordo di una piscina, o a far l’amore nei prati falciando l’erba rotolando abbracciati. E poi, le serate nelle balere all’aperto a cercar d’acchiappar le più belle, finendo molto spesso con l’essere acchiappati da zanzare fameliche.
Ah! Com’era dolcemente eccitante ballare guancia a guancia, nell’osmosi di un ugual respiro che si fa sospiro… Si sudava, ma sicuramente non si soffriva a far l’amore come conigli in gabbia, contorcendosi come fachiri dentro l’abitacolo di una minuscola utilitaria blu.
No, non pensavo al futuro, ma solo al presente… Forse, giovinezza è sinonimo di sconsideratezza, per questo va percorsa al galoppo il più in fretta possibile, a briglia sciolta con occhi d’incanto tesi a scrutar dentro l’attimo… che non tornerà mai più. Se non l’hai attraversata di corsa, con serena ma vigile incoscienza, non potrai dire di averla veramente gustata, la breve estate della tua giovinezza. E se non l’avrai veramente vissuta, cosa ti rimarrà da ricordare nei giorni lenti della vecchiaia e del dolore? Solo il rimpianto di aver sprecato momenti degni d’esser vissuti, questo resterà ad alimentare il rammarico d’aver saltato a piè pari l’estate più bella senza riuscire nemmeno a sfiorarlo, l’apogeo della folle, meravigliosa giovinezza.
Quando si è troppo giovani, non c’è specchio che ti possa rimandare l’immagine di te troppo vecchio. Ancora non hai scoperto che dopo la giovinezza, breve come una notte d’estate, seguirà una vecchiaia noiosamente lunga anche se breve, come i giorni d’inverno e di nebbia nella brughiera.
Ѐ così breve il sogno, l’euforia d’invincibilità che permea la giovinezza. Ci pensò il Brasile, pochi giorni dopo, a spegnere il sogno dell’Italia pallonara, ma non ancora quello dell’ultima estate vissuta alla grande. Ne era rimasto uno scampolo… e lo vissi… oh, se lo vissi! Come mai prima: forse perché, inconsciamente, capivo che stavo diventando grande.
Arrivò con la fine dell’estate l’avviso, il segnale che il mio mondo stava cambiando. Giunse con la posta una cartolina… era rosa! Era autunno! Era ottobre!
Quindici mesi non cambiarono il mondo, la vita continuò a camminare, crogiolandosi nel suo moto lineare, sempre uguale, e i giovani a crescere e anche a invecchiare.
Quindici mesi ribaltarono il mio di mondo. Da protagonista ero diventato spettatore dei nuovi riti dell’estate. La spensieratezza, aveva ceduto il posto alla riflessiva consapevolezza d’aver vissuto appieno il mio attimo… di gloria? D’incoscienza? Di quel che stato e che mai più sarà, mi risposi.
Non che la giovinezza fosse evaporata come un sogno dentro l’alba. Tutt’altro. Ma se fino ad allora l’avevo percorsa… citando Lucio Battisti si potrebbe dire: guidando come un pazzo a fari spenti nella notte. Ora la conducevo in piena luce, rispettando i limiti e con occhi bene aperti, verso il suo naturale approdo.
Altri giovani virgulti avevano colonizzato quello che era stato il mio spazio-tempo, così com’è giusto che sia.
E così com’è giusto che sia, continuai il mio cammino di crescita, conservando tra i ricordi più belli, quella estate meravigliosa: l’estate del cambiamento… del mio cambiamento.
La metamorfosi si era dunque compiuta: ora, ero uomo nella sua interezza! Chiaramente, nel fisico lo ero anche prima. Ma ora, ragionavo da uomo: pensavo all’oggi in prospettiva del domani.
E così arrivò, con la forza di un uragano dentro una brezza carezzevole, l’inebriante tempo del successo in ambito lavorativo; della corroborante presenza al mio fianco di una donna d’amare e di una figlia da veder sbocciare, con le quali condividere estati pregne di gioia e nessun dolore; della fortuna che blandisce l’anima degli audaci permeandoli d’insopportabile arroganza, invero, dagli stolti confusa con aura d’invincibilità.
Oh, fortuna, volubile diva che innalzi e poi lasci cadere nel baratro d’un indicibile, desolante prostrazione chi mette il proprio domani nelle tue inaffidabili mani!
No, allora non ebbi contezza di vivere intensamente il lungo prologo di un’irrimediabile sconfitta.
O era già tutto scritto? Forse in una nota a margine su qualche pagina nel libro del destino?
Giunse dunque il più grande, devastante dolore a cementare un inscalfibile rimpianto… Ed era ancora autunno! Ancora ottobre!
Un tormentoso rimpianto, un inarrestabile dolore che urla dentro e che ora provo a chetare, lottando contro il caldo torrido che invade il corpo e il gelo persistente dell’anima ricordando, nella penombra di una stanza, un’estate altrettanto calda ma diversa: la meravigliosa e breve estate della spensierata giovinezza.
Ed eccomi qui, braccato dal caldo e dall’afflizione, a combattere il tedio di una lunga, assolata giornata, provando a tracciare in un breve racconto la parabola di una vita… così uguale a tante altre.




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Scrittura creativa scritta il 23/06/2018 - 14:49
Da vecchio scarpone
Letta n.76 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


io non lo so se sia scritta bene o male, ma so di certo che è la miglior storia che ho scritto, da molto tempo a questa parte... c'è racchiusa un'intera, vera vita, compressa in questo breve racconto, con le sue gioie, i suoi dolori, le sue vittorie e, insieme a molte altre, l'irrimediabile sconfitta che ti resta addosso, come un peso insopportabile che, a volte, cerchi di alleggerire ricordando lo spensierato tempo della giovinezza, quando bastava così poco per essere felici, o almeno per credere di esserlo... come dico alla fine, è una storia così diversamente uguale a tante altre. Perché così è la vita, imprevedibilmente dura. Per questo non posso che ringraziarti di cuore per aver apprezzato questo mio racconto scritto con la penna intinta nell'inchiostro dei ricordi e dei rimpianti. Grazie ancora.
Ciao grazia
Giancarlo

vecchio scarpone 24/06/2018 - 21:04

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...è molto bella questa tua scrittura...
il confronto tra quello che è stato e che adesso è può essere doloroso, a volte crudele...
Buona serata

Grazia Giuliani 24/06/2018 - 19:12

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