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Incorrisposto

Entrando nel campeggio e voltandosi verso destra si trovava il bar, proseguendo dritto ci si poteva trovare davanti ad un gazebo in legno di circa dieci metri quadrati. Sotto di esso si potevano trovare persone di tutte le età, solitamente queste variavano in base all’orario. Per la mia comitiva quello era il gazebo per eccellenza, chiunque ne ha fatto parte ovunque si trovi ora, sentendo la parola “gazebo”, penserà a quel gazebo. Era il nostro punto di ritrovo, il nostro quartiere generale, un sancta sanctorum di ragazzini spensierati.
Ed era proprio sotto quel gazebo che in un pomeriggio come tanti Lars e Cassio mi accennarono di lei; la avevano incontrata in spiaggia e con dinamiche a me sconosciute era finita per entrare a far parte del nostro gruppo. A quei tempi non ero ancora del tutto introverso quindi il dovermi confrontare con una persona estranea non mi preoccupava molto, addirittura approcciai una ragazza sotto il gazebo credendo fosse la ragazza di cui parlavano Lars e Cassio, ci feci amicizia e, poco dopo, scoprii il malinteso ma, anche questa ragazza finì per entrare nella nostra compagnia.
Feci la conoscenza di lei sempre sotto il famoso gazebo, era di ritorno dalla spiaggia, i suoi capelli castani chiari erano infatti bagnati e, attaccati gli uni con gli altri, si appoggiavano sulla sua spalla destra. Indossava degli occhiali da sole neri, sopra di loro un paio di sopracciglia ad ali di gabbiano ben curate e nella parte sottostante del viso si trovava un naso alla francese e una bocca ben proporzionata al resto del volto. Non mi fece una buona prima impressione, la sua bellezza non mi colpì particolarmente e le sue movenze snob mi disgustarono tanto che non le rivolsi la parola e mi limitai a guardarla scherzare con Lars e Cassio.
Non ricordo se accadde quello stesso giorno, fatto sta che, una sera fui oggetto di scherno di alcuni componenti del gruppo che, con sviluppi che non voglio raccontare, mi misero pesantemente in imbarazzo. In quel periodo della mia vita mi esponevo molto e non ero nemmeno molto furbo quindi non c’è da stupirsi se caddi facilmente nella loro “trappola” e l’imbarazzo spazzò via ogni potenziale lucidità che poteva permettermi di uscire da quella situazione.
Terminato questo spiacevole accaduto ci ritrovammo in tre, seduti, su delle sedie di plastica, di cui il fronte del palco che il campeggio utilizzava per degli spettacoli serali, ormai vuoto data l’ora tarda, era invaso. Eravamo io, il mio amico Alfio e lei.
Alfio e lei chiacchieravano di argomenti vari e io li osservavo facendo qualche sporadica osservazione senza mai dilungarmi troppo; per qualche motivo il tema del discorso divenne ciò che mi era accaduto poco prima. Lei prese le mie difese e mi mostrò solidarietà, probabilmente mossa da pietà verso un ragazzino ingenuo la cui ingenuità e innocenza erano state sopraffatte dalla malizia. Probabilmente in quel momento iniziò a nascere un qualche sentimento d’amore verso di lei, improvvisamente la guardavo con occhi diversi, non che avessi ancora letto tutto il libro ma in precedenza, avevo giudicato il libro dalla copertina. Non ricordo esattamente come terminò quella serata ma restammo a parlare per non poco tempo. Nei giorni seguenti il mio sentimento per lei cresceva di giorno in giorno, cercai di avvicinarmi a lei e riuscii nel mio intento cosicché diventammo amici. Non aveva occhi per me, non c’è da stupirsi dato che ero un ragazzino corpulento, brutto, impossibile da apprezzare per il sesso opposto ma a ciò si aggiunse che in lei esplose un’infatuazione così potente per Cassio che spense ogni lume della ragione nella sua mente. Io comunque non mi arresi, provavo in ogni modo a mostrarmi come un gentiluomo, ricordo che una sera, una parte della compagnia aveva deciso di andare a visitare un mercato che si trovava sul lungomare. Non era un mercato particolarmente grande, era come un corridoio e i muri erano le bancarelle dei venditori; su una di queste lei vide un anello che le piaceva e, non avendo portato abbastanza soldi, domandò a Cassio di comprarglielo, lui rispose con un “no” secco e mi offrii di comprarlo per lei. Mi guardo negli occhi con i suoi semplici occhi color nocciola che inaspettatamente si fecero grandi e luminosi e mi chiese “Veramente?”, improvvisamente la mia coscienza mi ricordò, sussurrandomelo, che lei aveva occhi solo per Cassio e che sarebbe stato inutile compiere questo gesto, quel bisbiglio, che nella mia testa sembrò un urlo, mi fece cambiare rapidamente idea e dissi: “No, scherzavo” accompagnando la risposta con un sorriso amaro. Quella serata si concluse ormai come tutte le altre, Cassio e lei nascosti da qualche parte, in posti angusti del campeggio a consumare i loro piaceri carnali e io, sfinito, con il cuore trafitto dalla gelosia e dalla rabbia.
In seguito lei partii, io continuavo a parlarle e le rivelai anche i miei sentimenti, ovviamente la risposta fu velatamente negativa e sbrigativa per sbarazzarsi velocemente dell’imbarazzo che nonostante la lontananza era presente. In sintesi era un “No, sei ripugnante”, non che ci sia nulla di male. Una sera Cassio entrò in intimità con un’altra ragazza, stupidamente lo dissi anche a lei, non ricordo quali fossero i miei scopi, probabilmente erano malvagi e frutto del mio non saper prevedere le conseguenze. Lei entrò nel panico come ennesima prova del sua perdizione per Cassio. Mi sentii malissimo, volevo sparire per sempre, non per quello che stava provando lei, ma per l’aver creato problemi a Cassio al quale comunque volevo molto bene, mi sentii ridicolo, più persone seppero quello che avevo fatto e ciò ovviamente mi mise in cattiva luce. Cassio apparentemente non la prese troppo male, non so ancora spiegarmi perché, fatto sta che dopo poco tornammo amici come prima, ovviamente dopo le dovute scuse. E infine quell’estate terminò con ancora lo spettro della vergogna che mi sussurrava continuamente quanto fossi stupido e ridicolo. Parlai con lei fino all’estate successiva, non ricordo molto bene quel periodo ma comunque parlavamo, non faccia a faccia, ma parlavamo tanto e credo fossimo anche abbastanza intimi. Dunque, arrivò la bella stagione ma quell’anno andammo in vacanza nel campeggio in periodi diversi. Alcuni miei amici erano presenti durante il periodo in cui nel campeggio c’era lei; Corrado era uno tra questi. Tra lui e lei nacque “qualcosa” ma lui conoscendo ciò che provavo per lei essendo un mio fidato amico, rifiutò. Fu un bellissimo gesto ma ammetto che non sarebbe cambiato nulla, gli dissi anche che “Avrebbe potuto accettare”, io era senza speranza e non avrei provato rancore verso di lui se avesse acconsentito.
Continuammo a parlare, ad essere amici e così arrivò anche l’estate seguente. Durante il mio soggiorno in campeggio pensavo solo a quando sarebbe arrivata, aveva chiuso con il suo ragazzo e io privo di assennatezza pensavo di avere una speranza nonostante il mio aspetto che non era mutato rispetto alle estati precedenti. Il giorno antecedente al suo arrivo, quando le confortanti tenebre estive avevano fatto la sua comparsa da ormai parecchio tempo e il mio cuore era pieno di gioia in vista dell’imminente arrivo di colei che mi riempiva il petto di calore, mi mandò un messaggio dicendo che doveva assolutamente dirmi qualcosa. Iniziai a perdere la calma a causa delle supposizioni che fiorirono nella mia mente ma non mi lasciai sopraffare e le dissi di dirmi ciò che voleva. Non ricordo precisamente dove mi trovassi, forse nel letto della roulotte dove alloggiavo, ne ho un ricordo vago, l’unica cosa che ricordo chiaramente era ciò che provai quando lei mi raccontò l’accaduto. Iniziai a tremare, avevo freddo, nella mia testa innumerevoli pensieri rimbalzavano da una parte all’altra del cranio, sentivo le loro collisioni come se fossero diventati qualcosa di concreto, con una massa, un peso, non riuscivo a decifrarli e sentivo il capo gonfio. Mi disse che era tornata dal suo ragazzo, sottintese quello a cui si erano dedicati, proprio il giorno prima del suo arrivo. Ovviamente ero geloso, come non potevo esserlo, a ciò si aggiunse che tutte le mie speranze di poter essere ricambiato erano state demolite in pochi minuti. Non ricordo cosa le dissi, sicuramente qualcosa che non le fece piacere visto che poco dopo il suo arrivo mi chiese di parlare per chiarirci. Arrivò il momento di parlare faccia a faccia. Passeggiammo in giro per il campeggio, io ero Quasimodo e lei Esmeralda, mi spiegò tutto in modo confuso e feci finta di capire ma non capivo, non avevo le forze per capire, mi sentivo sfinito, volevo solo dimenticarla.
In quei giorni fui abbastanza distaccato, non riuscivo nemmeno a guardarla senza pensare a quell’accaduto, furono giorni vuoti. Una sera durante una festa in spiaggia dove, secondo le leggi non scritte degli adolescenti, l’alcol non può mancare, bevvi troppo e quello fu l’inizio della serata peggiore di quell’estate. Non so come successe, ne ho ricordi confusi, l’unico ricordo vivido che ho è di lei in lacrime che abbandona la spiaggia. Inizialmente sembravamo quasi riappacificati, seduti vicini su un lettino da spiaggia, parlavamo tranquillamente, questo solo perché dato il mio stato di ebbrezza avevo quasi dimenticato tutto e conversavo senza pensarci. Poi ricordai... Mi tornò in mente tutto, la testa si fece pesante, i pensieri, che si erano fatti ingombranti e concreti come la sera prima che lei arrivasse cercavano di uscire dalla mia testa spingendo energicamente dall’interno verso l’esterno. E in qualche modo esplosi, feci fuoriuscire tutta la bile che avevo dentro. Ero ridicolo, la insultavo biascicando come un senzatetto ubriaco in giro per le strade che se la prende con il mondo intero per lo stato in cui si trova. Quando se ne andò restai ancora in spiaggia sotto lo sguardo accusatorio degli altri, in silenzio, ignaro che il giorno seguente avrei sguazzato nella mia vergogna. Corrado mi aiutò a tornare in campeggio in quanto probabilmente non ero in grado di farlo da solo per il mio avanzato stato di ebbrezza, dopodiché andai a dormire. Il giorno seguente mi recai nel camper di Cassio per stare tra amici e arrivò anche lei. Mi chiese di poter parlare in privato, uscimmo fuori e sedendoci l’uno davanti all’altro, separati solo da un tavolo in plastica sotto la veranda del camper di Cassio, iniziò la discussione. Giustamente si lamentava di ciò che avevo combinato la sera prima, io quasi non ascoltavo, ero assorto nel mio dolore, non sapevo esprimere il mio dispiacere e mi giustificavo dicendo che non ero in me e che era colpa dell’alcol. Non le piaceva come giustificazione, non mi capiva, non so se avrei potuto spiegarglielo, ai tempi probabilmente non ne ero capace. Avrei potuto dirle che l’alcol aveva convinto il cervello a lasciare che la rabbia prendesse il sopravvento, avrei potuto spiegarle dettagliatamente la rabbia che provavo, che tutto ciò era la conseguenza di ciò che provavo per lei, che per quanto fosse sbagliato era una conseguenza possibile per un amante a cui viene sventato ogni piano, a cui viene negata qualsiasi possibilità e quindi speranza di poter essere ricambiato. Lei non riusciva a capirmi, ma io capivo lei e al mio dolore si aggiunse il dispiacere di averla ferita e la vergogna per l’essermi ridicolizzato in quel modo. La discussione portò ad un finto chiarimento, ma sia in lei che in me risiedeva del risentimento. I giorni seguenti furono altrettanto vuoti, ero stanco, sopraffatto dal dolore non mi importava di niente e percepivo il suo sguardo indifferente su di me, ero qualcuno da dimenticare, se non ci fossi stato sarebbe stato meglio. Convinsi i miei genitori a partire in anticipo e me ne andai il più presto possibile per dimenticare tutto. Passò il resto dell’anno fino all’estate seguente. Poco prima di tornare nel campeggio ci riappacificammo e tornammo a parlare. Lei mi aspettava, ero felice di poterla rivedere e in me fiorì la speranza di poter finalmente essere ricambiato anche se il sentimento che provavo non era più forte come un prima. Qualche giorno prima di partire iniziai a pensare che sarei andato lì per niente, che non avrei ottenuto nulla, che sarebbe stato meglio rimanere dov’ero e annullai tutto. Lei ci restò malissimo e inconsapevolmente ricreai una situazione simile a quella dell’estate precedente ma questa volta ero stato io a ferire lei.
Continuai la mia vita, pensando ad altro, “archiviai” quella storia, o almeno così pensavo di aver fatto...



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Racconto scritto il 15/09/2019 - 09:32
Da Damocle Geraldo
Letta n.60 volte.
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