Non semina né miete né raccoglie nei granai. Non è laboriosa,
ma fatica saccheggiando il pane caldo e il sale sui tavoli.
Impoverisce il sapore delle pietanze; allarga le bocche da sfamare.
ma fatica saccheggiando il pane caldo e il sale sui tavoli.
Impoverisce il sapore delle pietanze; allarga le bocche da sfamare.
Arricchisce la sete, prosciugando l’acqua nei pozzi,
tirando secchio dopo secchio, fino all’ultima goccia rimasta sul fondo.
Rinsecchisce la terra, rendendola arida e sterile.
Bruciano nella siccità i germogli del grembo materno,
lontani sono appassiti per granate di sciocca umana gloria.
Prega, nel segno di una croce, l’inconsolabile pianto delle madri.
Spalanca le porte delle chiese, ma non fa carità,
avida coglie l’estremo chicco di grano,
spazza nel fango della fame la più piccola briciola di pane.
Mai è sazia questa mano che la speranza disperde,
spargendo un pugno di sale ovunque passa;
perché la guerra non nutre, ma allatta una fede che crescendo divora,
e la speme nel seme della vita arde.
Poesia scritta il 01/10/2026 - 13:44Letta n.6 volte.
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