"Nella sua maglietta scollata, seduti sulla panchina, lei con lo sguardo..."
un istante prima
Lui la osservava di lato, senza farsi notare.
Aveva imparato che esistono silenzi diversi. Quelli vuoti, che chiedono di essere riempiti. Quelli imbarazzati, che fanno guardare l’orologio. E poi c’erano i suoi: silenzi pieni di cose che non riuscivano a diventare parole.
«Fa freddo?» le chiese.
Lei scosse appena la testa.
Era maggio, ma la sera aveva ancora qualcosa dell’inverno. Un vento leggero muoveva le foglie sopra di loro e ogni tanto le spostava una ciocca di capelli sul viso. Lei la rimetteva dietro l’orecchio con lo stesso gesto di sempre.
Lui conosceva quel gesto.
Conosceva il modo in cui arricciava il naso quando qualcosa non le piaceva. Il modo in cui abbassava la voce quando stava per dire qualcosa di importante. Conosceva perfino la pausa che faceva prima di mentire.
Forse per questo, quella sera, capì tutto prima ancora che parlasse.
«Devo dirti una cosa.»
Lui sorrise.
Non perché fosse felice.
Era soltanto il modo più dignitoso che trovò per rimandare di qualche secondo quello che già sapeva.
«Dimmi.»
Lei abbassò lo sguardo sulle proprie mani.
Le dita giocavano con il bordo della maglietta.
«Non so più se…»
Si fermò.
Da qualche parte, dietro di loro, un bambino rideva mentre suo padre cercava di prenderlo. Una bicicletta passò sul vialetto. Una coppia di anziani camminava lentamente, tenendosi per mano.
Il mondo continuava con una crudeltà quasi elegante.
«Se cosa?»
Lei finalmente lo guardò.
E fu quello il momento peggiore.
Non le parole che arrivarono dopo. Non il viaggio verso casa. Non i messaggi cancellati e riscritti nei giorni successivi.
Quello sguardo.
Perché dentro c’era ancora affetto.
Ed era proprio quello a rendere tutto insopportabile.
«Se noi siamo ancora la cosa giusta.»
Lui annuì lentamente, come se avesse ricevuto un’informazione qualsiasi.
Come se gli avessero detto che il giorno dopo avrebbe piovuto.
«Capisco.»
Non capiva affatto.
Ma certe volte diciamo “capisco” soltanto perché non esiste una parola socialmente accettabile per dire: questa frase sta demolendo qualcosa dentro di me e non so ancora quanto rumore farà quando cadrà.
Rimasero seduti.
Vicini abbastanza da potersi toccare.
Lontani abbastanza da non farlo.
Lei tornò a guardare davanti a sé.
Lui invece guardò la panchina.
Il legno consumato, una scritta incisa con una chiave, un cuore storto con due iniziali ormai quasi cancellate.
Pensò alle persone che dovevano essere passate di lì prima di loro.
Promesse.
Primi baci.
Litigi.
Addii.
Chissà quanti avevano creduto che il proprio dolore fosse unico mentre sedevano esattamente nello stesso punto.
«Mi dispiace», disse lei.
Lui avrebbe voluto risponderle che non bastava.
Che “mi dispiace” era una frase troppo piccola per contenere quattro anni.
Le domeniche.
Le fotografie.
Le vacanze.
Le notti passate a parlare fino alle tre.
Le discussioni inutili.
Le mani cercate sotto le coperte.
I progetti fatti senza accorgersi che chiamarli futuro non li rendeva automaticamente reali.
Ma non disse nulla.
Si limitò ad alzarsi.
Lei lo guardò sorpresa.
«Vai?»
Lui infilò le mani nelle tasche.
Avrebbe voluto baciarla.
Avrebbe voluto odiarla.
Avrebbe voluto tornare indietro di un'ora, quando esistevano ancora tutte le possibilità.
«Sì.»
Fece qualche passo.
Poi si voltò.
Lei era ancora lì.
Seduta sulla panchina, nella sua maglietta scollata, con lo sguardo perso oltre gli alberi.
Per un istante ebbe la certezza assurda che quella scena sarebbe rimasta dentro di lui molto più a lungo della relazione stessa.
E infatti fu così.
Anni dopo avrebbe dimenticato il suono preciso della sua voce.
Avrebbe confuso le date.
Avrebbe cancellato alcune fotografie.
Avrebbe conosciuto altre persone.
Sarebbe persino riuscito a raccontare quella storia senza sentire dolore.
Ma ogni volta che avrebbe visto una panchina vuota, in una sera di maggio, qualcosa dentro di lui sarebbe tornato esattamente lì.
A pochi metri da una ragazza che amava ancora.
Nel momento preciso in cui aveva cominciato a perderla.
Scrittura creativa scritta il 18/09/2026 - 11:30Voto: | su 0 votanti |
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