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Cronistoria di un periodo

Fine luglio 1996.


Ero in ufficio, parlavo con una collega.
“Dove vai in vacanza?”
“In montagna, ho una casa, piccola ma carina. Mi isolo, sola con i miei gatti, mi aiuta a rilassarmi davvero tanto”
“Anche io vado in montagna, a casa di amici, stesso posto”
“Allora può essere che ci si incontri in paese!”
“Se ci incontriamo faremo finta di non conoscerci”
Risata.
Salimmo in montagna nelle 2 settimane centrali di agosto.
Non incontrai mai la mia collega.
Gli amici ci proposero di restare anche per la terza settimana.
Mia moglie però doveva rientrare per problemi urgenti di lavoro.
Tornai anche io.


Settembre 1996.
Tornai in ufficio.
Ripresi a parlare con la mia collega.
“Alla fine non ci siamo incontrati”
“Vero, meglio così”
“Anche perché gli amici ci avevano chiesto di restare fino a fine agosto, ma mia moglie doveva rientrare per lavoro, così sono rientrato anche io”
“Hai fatto bene”
Qualcosa di strano, di imprevisto e di molto devastante iniziava a prendere forma.


Ottobre 1996.
Non riuscivo più a sentirmi a mio agio nel contesto familiare.
La distanza emotiva tra mia moglie e me cominciava a palesarsi.
Stavo bene solo in ufficio, dove passavo sempre più tempo.


Novembre 1996.
Non sopportavo più nessuno.
Mia moglie era sempre più nervosa ed agitata.
I miei genitori intuirono qualcosa.
Mi chiesero più e più volte se avessi dei problemi.
Mio suocero, presenza molto ingombrante, con il suo fare da padre padrone pontificava e sindacava tutte le decisioni di mia moglie.
Una sera le dissi chiaramente che non sopportavo più le sue continue ingerenze.
Mi rispose che suo padre era fatto così e che ci voleva pazienza.
Facevo sempre più fatica a mantenere la calma nel contesto familiare.


Dicembre 1996.


Mia moglie mi comunicò che al lavoro le avevano proposto i turni di notte e che aveva deciso di accettare per riposarsi.
La distanza tra di noi era ormai diventata una voragine.
Nelle sere a casa da solo iniziai ad analizzare la situazione.
Non è che ci fossero molte decisioni da prendere e presi l’unica decisione possibile.
Come ogni anno ci fu la cena di Natale dell’Azienda.
Ne parlai con il mio titolare.
“Questa sera c’è la cena di Natale, non verrò ma sfrutterò l’occasione per andare a cena da una persona, devo chiarire alcune questioni”
“Sei certo di quello che stai facendo?”
“Sono certo di una cosa al cento per cento, il resto è tutto da scoprire”
“Va bene, ti copro, stai attento a quello che fai e non fare colpi di testa di cui potresti pentirti”
“Mi conosci da tanto tempo, sai che quando prendo una decisione vado fino in fondo e me ne assumo tutte le responsabilità”
“Purtroppo lo so”
Andai dove dovevo andare e parlai con chi dovevo parlare.
Prendemmo delle decisioni che, in quel preciso momento ci parvero corrette.
Venne Natale e mia moglie decise di lavorare anche la notte del 25.
Andai a cena a casa di amici.
Ormai avevo tutto chiaro e avevo preso la mia decisione
Ne parlai con uno degli amici con cui avevo molta sintonia e confidenza.
“La situazione ormai è insostenibile, lo vedi anche tu come siamo messi”
“Vedo, è un periodo passeggero, vedrai che le cose si sistemeranno”
“Si sistemeranno perchè ho deciso di sistemarle io”


Gennaio 1997


Martedì 7 gennaio 1997.
Erano passate le feste e ci fu il ritorno al lavoro.
Tornò anche la mia collega.
“Ciao. Come sono andate le feste?”
“Direi che lo sai dato che ci siamo visti e ti ho raccontato tutto”
“Direi anche che sai cosa provo per te e te lo ho pure detto quando ti ho telefonato”
“Lo so. Non ci ho dormito tutta la notte, ma non si può fare, io sto cambiando molte cose nella mia vita ed ho deciso di licenziarmi e cambiare città per ricominciare con una nuova vita ed un nuovo lavoro”
“Appoggio la tua decisione. Per qualunque cosa conta pure su di me”
La settimana scivolò via tra lavoro in ufficio e serate solitarie a casa, incrociavo mia moglie al mattino quando rientrava dal turno di notte.
Sabato 11 gennaio 1997.
Mia moglie, tanto per cambiare, faceva il turno di notte.
Andai a cena dai suoi zii.
Serata piacevole.
Uscii intorno alle 21,00.
Chiamai la mia collega.
“Ciao, sono in zona, posso passare a salutarti?”
“Certo ma ti chiedo di non fermarti molto perchè domani mattina devo alzarmi presto. Devo andare in montagna da mio cugino per definire le ultime cose, lavorerò con lui e farò base in Lombardia”
Uscii da casa sua alle 10,00 del mattino dopo.
Chiamai il mio più caro amico.
“Ciao. Sto tornando verso casa, ho passato la notte fuori, raccolgo le mie cose e me ne vado”
“Ok, ho una stanza libera, vieni a stare da me”
“Grazie”
Così feci, furono giorni meravigliosi ma turbolenti.
In effetti avevo tirato uno strappo devastante e forse non atteso.
Da luglio a dicembre sono rimasto silenzioso, ho pensato, ho cercato di capire se la decisione di andarmene, che avevo già preso a luglio 1996, fosse la cosa giusta da fare.
Oggi so che ho fatto la scelta giusta ma che ci ho messo troppo tempo a farlo.




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Racconto scritto il 04/09/2026 - 13:35
Da Pierfranco Bertello
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