quel velo sottile che scende quando il giorno è ancora incerto.
Sul banco, la luce si posa come una mano antica,
sfiora gli attrezzi, accarezza le venature,
ricorda ciò che è stato e ciò che non torna più.
Tra i trucioli sparsi, i cavallini attendono silenziosi:
hanno la schiena che porta il peso del legno
e la grazia di un pensiero che cerca forma.
Sembrano ascoltare il respiro della stanza,
seguire il ritmo lento di un artigiano
che conosce la strada senza bisogno di mappe.
Ogni gesto è un frammento di memoria,
ogni colpo di sgorbia una parola non detta.
Il banco conserva impronte di giorni lontani,
di mani che hanno cercato consolazione nel lavoro,
di ore passate a domare nodi e incertezze.
La malinconia non pesa:
scivola come polvere chiara,
si posa sulle cose senza ferirle.
E i cavallini, immobili ma vivi,
portano nel legno un desiderio di movimento,
come se aspettassero il momento giusto
per correre verso un orizzonte che solo tu vedi.
Nella bottega il tempo non comanda,
si limita a guardare.
E tu, con la calma che ti appartiene,
lasci che la mano decida il destino del giorno,
mentre il cuore ritrova la sua strada
tra il profumo del faggio
e la compagnia silenziosa dei tuoi cavallini.
Racconto scritto il 21/08/2026 - 07:53Voto: | su 0 votanti |
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