LA MAESTRA DEI BACI
Marta non la conoscevo, se non di fama. Sapevo solo che di cognome faceva Signorini ed era lontana parente del mio amico d'infanzia Cesare. E poi sapevo quello che tutti i miei amici sapevano da anni, e cioè che lei era la maestrina dei baci.
Tutti, nessuno escluso, aveva imparato da lei a baciare alla francese, fin dai tempi delle scuole medie.
Io no, avevo compiuto da tempo i sedici anni ma non avevo mai baciato in bocca una donna.
« Che aspetti » , mi dissero in coro Bruno, Mario e gli altri, « vai al Santuario della madonna di Valverde, lei è là che aspetta all'ombra del gelso, sdraiata sull'erba ».
Ormai anche Marta non era più una maestrina, aveva già compiuto da tempo i vent'anni, ma la voglia di insegnare non le era passata.
Mi decisi. Inforcai la bici nuova fiammante, così bella che mi dava coraggio, e pedalai deciso verso il viale del Santuario.
Appena imboccai la stradina della fontanella, quella che prendeva acqua dal laghetto del miracolo, la vidi ed ebbi un sussulto: mi stava chiamando con un gesto della mano.
Feci finta di non averla vista ma poi voltai di scatto e mi diressi verso di lei. Forse ero già rosso in viso, mi succedeva sempre quando avevo un'emozione forte, ma ebbi il coraggio di avvicinarmi.
Quando fui a qualche metro di distanza tentai di restare in equilibrio sulle ruote, cosa che non mi riuscì, e le dissi:
« Volevi qualcosa...? »
lei sorrise, con un'aria smaliziata, e rispose:
« Io no, ma tu sì che vuoi qualcosa. E te la posso dare, se me la chiedi ».
Se non ero già arrossito, quello era il momento. Marta se ne accorse e continuò:
« Ti vergogni...? I tuoi amici lo hanno fatto tutti, da parecchi anni. Perché tu no...e vabbè che sei il signorino del paese... ».
Ero diventato muto. Un nodo alla gola mi impediva di parlare e non sapevo più come uscirne. Non avevo la forza nemmeno di girare la bici ed andarmene. Lei capì e disse prontamente.
« Sono Marta, la maestra dei baci, mi conosci no? ».
« Sì », dissi semplicemente, « sono amico di tuo cugino Cesare ma non ti avevo mai vista ».
Lei allungò la mano verso di me, come se volesse presentarsi, ed io le diedi la mia. Stavo dicendole il mio nome ma lei mi tirò con forza e caddi sull'erba.
« Sì, lo so chi sei, Giacomo...il signorino del paese. Non avrei mai pensato che anche tu saresti venuto da me per imparare a baciare », disse tutto d'un fiato mentre guidava la mia mano dietro la sua schiena.
La gonna si era un po' rialzata e vedevo le sue cosce candide, belle sode e tornite.
Immaginai le sue mutandine e chiusi gli occhi. Mi sembrava di essere in sala operatoria, l'erba era il tavolo e lei era il chirurgo.
Infilò la mano sotto la mia maglietta e iniziò ad accarezzarmi il seno. Decisamente ma in modo delicato.
« Dai, stringiti a me che ti insegno a baciare... », sussurrò.
Sentii le sue labbra che si appoggiavano alle mie. Erano calde, ed umide, mi pareva pure che profumassero di violetta. Non sapevo più cosa fare, ma lei sì che lo sapeva. Spinse la su lingua fra le mie labbra fino ad incontrare la mia. Credevo di svenire, tanto grande era il piacere che provavo. Io ero immobile, paralizzato, ed invece Marta si muoveva e mugolava.
La sua lingua iniziò a danzare dentro la mia bocca e quando incrociava la mia anch'io emettevo gemiti di piacere.
Ebbi un'erezione tanto grande che quasi me ne vergognavo. Cercai di ritrarre il bacino sperando che lei non se ne fosse accorta ma la maestra dei baci mi anticipò. Circondò i miei fianchi con il suo braccio destro ed appoggiò il suo ventre sulla cerniera dei miei jeans.
Si muoveva in continuazione, la sua lingua incrociava la mia, la sua mano mi accarezzava il torace e il suo ventre si muoveva su e giù, imitando un amplesso.
« Muovi anche tu la lingua », disse, « vedrai come è bello ».
Avevo perso la nozione del tempo, e non mi ero nemmeno reso conto che si stavano avvicinando dei ragazzi.
« Adesso basta, Giacomo, ci sono qui dei ragazzi che aspettavo », disse accarezzandomi il viso, « ma voglio rivederti, prima o poi ».
Mi alzai di fretta e non seppi dire altro che “grazie”. Inforcai la mia bicicletta e mentre pedalavo di buona lena pensai che anch'io avrei voluto rivederla. Accadde qualche giorno dopo, dopo che c'era stato un temporale, e quei momenti non li ho più dimenticati.
Tutti, nessuno escluso, aveva imparato da lei a baciare alla francese, fin dai tempi delle scuole medie.
Io no, avevo compiuto da tempo i sedici anni ma non avevo mai baciato in bocca una donna.
« Che aspetti » , mi dissero in coro Bruno, Mario e gli altri, « vai al Santuario della madonna di Valverde, lei è là che aspetta all'ombra del gelso, sdraiata sull'erba ».
Ormai anche Marta non era più una maestrina, aveva già compiuto da tempo i vent'anni, ma la voglia di insegnare non le era passata.
Mi decisi. Inforcai la bici nuova fiammante, così bella che mi dava coraggio, e pedalai deciso verso il viale del Santuario.
Appena imboccai la stradina della fontanella, quella che prendeva acqua dal laghetto del miracolo, la vidi ed ebbi un sussulto: mi stava chiamando con un gesto della mano.
Feci finta di non averla vista ma poi voltai di scatto e mi diressi verso di lei. Forse ero già rosso in viso, mi succedeva sempre quando avevo un'emozione forte, ma ebbi il coraggio di avvicinarmi.
Quando fui a qualche metro di distanza tentai di restare in equilibrio sulle ruote, cosa che non mi riuscì, e le dissi:
« Volevi qualcosa...? »
lei sorrise, con un'aria smaliziata, e rispose:
« Io no, ma tu sì che vuoi qualcosa. E te la posso dare, se me la chiedi ».
Se non ero già arrossito, quello era il momento. Marta se ne accorse e continuò:
« Ti vergogni...? I tuoi amici lo hanno fatto tutti, da parecchi anni. Perché tu no...e vabbè che sei il signorino del paese... ».
Ero diventato muto. Un nodo alla gola mi impediva di parlare e non sapevo più come uscirne. Non avevo la forza nemmeno di girare la bici ed andarmene. Lei capì e disse prontamente.
« Sono Marta, la maestra dei baci, mi conosci no? ».
« Sì », dissi semplicemente, « sono amico di tuo cugino Cesare ma non ti avevo mai vista ».
Lei allungò la mano verso di me, come se volesse presentarsi, ed io le diedi la mia. Stavo dicendole il mio nome ma lei mi tirò con forza e caddi sull'erba.
« Sì, lo so chi sei, Giacomo...il signorino del paese. Non avrei mai pensato che anche tu saresti venuto da me per imparare a baciare », disse tutto d'un fiato mentre guidava la mia mano dietro la sua schiena.
La gonna si era un po' rialzata e vedevo le sue cosce candide, belle sode e tornite.
Immaginai le sue mutandine e chiusi gli occhi. Mi sembrava di essere in sala operatoria, l'erba era il tavolo e lei era il chirurgo.
Infilò la mano sotto la mia maglietta e iniziò ad accarezzarmi il seno. Decisamente ma in modo delicato.
« Dai, stringiti a me che ti insegno a baciare... », sussurrò.
Sentii le sue labbra che si appoggiavano alle mie. Erano calde, ed umide, mi pareva pure che profumassero di violetta. Non sapevo più cosa fare, ma lei sì che lo sapeva. Spinse la su lingua fra le mie labbra fino ad incontrare la mia. Credevo di svenire, tanto grande era il piacere che provavo. Io ero immobile, paralizzato, ed invece Marta si muoveva e mugolava.
La sua lingua iniziò a danzare dentro la mia bocca e quando incrociava la mia anch'io emettevo gemiti di piacere.
Ebbi un'erezione tanto grande che quasi me ne vergognavo. Cercai di ritrarre il bacino sperando che lei non se ne fosse accorta ma la maestra dei baci mi anticipò. Circondò i miei fianchi con il suo braccio destro ed appoggiò il suo ventre sulla cerniera dei miei jeans.
Si muoveva in continuazione, la sua lingua incrociava la mia, la sua mano mi accarezzava il torace e il suo ventre si muoveva su e giù, imitando un amplesso.
« Muovi anche tu la lingua », disse, « vedrai come è bello ».
Avevo perso la nozione del tempo, e non mi ero nemmeno reso conto che si stavano avvicinando dei ragazzi.
« Adesso basta, Giacomo, ci sono qui dei ragazzi che aspettavo », disse accarezzandomi il viso, « ma voglio rivederti, prima o poi ».
Mi alzai di fretta e non seppi dire altro che “grazie”. Inforcai la mia bicicletta e mentre pedalavo di buona lena pensai che anch'io avrei voluto rivederla. Accadde qualche giorno dopo, dopo che c'era stato un temporale, e quei momenti non li ho più dimenticati.
Racconto scritto il 29/09/2026 - 15:45Da Mino Colosio
Letta n.2 volte.
Voto: | su 0 votanti |
Commenti
Nessun commento è presente
Inserisci il tuo commento
Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.




