Estate, periodo nel quale si invocano le piogge per i campi
Le istruzioni sono:
Componete la vostra scrittura di Agosto sui temporali estivi
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Temporale d'agosto
Erano gli anni della rinascita e delle conquiste economiche.
Erano gli anni in cui si abbandonava la "Lambretta" per l'utilitaria.
Erano gli anni in cui per andare a scuola i libri si mettevano in una cartella o si legavano con un elastico.
Erano gli anni in cui la televisione era un mobile che non tutti si potevano permettere. Chi l'aveva,il sabato sera trasformava la propria sala da pranzo in un teatro gratis.
Erano gli anni in cui chi aveva la possibilità e la volontà di andare a scuola sognava di vedere, fuori alla porta, la targhetta col proprio nome preceduto dal titolo di geometra o ragioniere.
Erano gli anni in cui il fidanzato non era 'il mio ragazzo', ma il progetto di una famiglia frutto dell'amore e della complicità.
Era proprio uno di quegli anni e precisamente agosto del 1968 quando la mia famiglia, composta dai miei genitori e da due fratelli più piccoli di me,insieme ad una coppia di zii, decisero di trascorrere una giornata al mare.
Partimmo di buon mattino con ombrellone, due sedie a sdraio, la cesta con il pranzo ed il frigo portatile per le bibite e la frutta.
La mattinata trascorse gioiosa e tranquilla fino a quando verso le due del pomeriggio il cielo si coprì di un grigio intenso mentre all'orizzonte si incominciavano a notare i primi lampi. Non facemmo in tempo a decidere cosa fare che si scatenò fulminea una pioggia fitta e violenta tanto da lasciare il segno nella sabbia. Alla pioggia si unì un vento tale da portar via alcuni ombrelloni e buona parte di tutto ciò che vi era sotto di essi.
Bagnati come pulcini raccogliemmo il più velocemente possibile tutte le nostre cose e ci dirigemmo verso il parcheggio.
Quei pochi metri ci sembrarono eterni, ma alla fine riuscimmo a sistemarci alla meno peggio nella Fiat 126 di mio zio perché era quella più vicina.
Uno dei miei due fratelli, che allora era un ragazzino, notando che lo zio cercava invano di mettere in moto la macchina tentava di fargli notare che aveva dimenticato di aprire la levetta dell' aria. Ma lo zio preso dalla foga di partire e soprattutto dal proprio orgoglio rispondeva all'indicazione del nipote con schiaffetti sulla mano protesa ad indicare la levetta. Quando si rese conto che il ragazzo aveva ragione finalmente partimmo accompagnati da una scrosciante e contagiosa risata che ancora oggi ricordiamo con affetto e simpatia per quello zio che ora ovviamente non c'è più.
Erano gli anni in cui si abbandonava la "Lambretta" per l'utilitaria.
Erano gli anni in cui per andare a scuola i libri si mettevano in una cartella o si legavano con un elastico.
Erano gli anni in cui la televisione era un mobile che non tutti si potevano permettere. Chi l'aveva,il sabato sera trasformava la propria sala da pranzo in un teatro gratis.
Erano gli anni in cui chi aveva la possibilità e la volontà di andare a scuola sognava di vedere, fuori alla porta, la targhetta col proprio nome preceduto dal titolo di geometra o ragioniere.
Erano gli anni in cui il fidanzato non era 'il mio ragazzo', ma il progetto di una famiglia frutto dell'amore e della complicità.
Era proprio uno di quegli anni e precisamente agosto del 1968 quando la mia famiglia, composta dai miei genitori e da due fratelli più piccoli di me,insieme ad una coppia di zii, decisero di trascorrere una giornata al mare.
Partimmo di buon mattino con ombrellone, due sedie a sdraio, la cesta con il pranzo ed il frigo portatile per le bibite e la frutta.
La mattinata trascorse gioiosa e tranquilla fino a quando verso le due del pomeriggio il cielo si coprì di un grigio intenso mentre all'orizzonte si incominciavano a notare i primi lampi. Non facemmo in tempo a decidere cosa fare che si scatenò fulminea una pioggia fitta e violenta tanto da lasciare il segno nella sabbia. Alla pioggia si unì un vento tale da portar via alcuni ombrelloni e buona parte di tutto ciò che vi era sotto di essi.
Bagnati come pulcini raccogliemmo il più velocemente possibile tutte le nostre cose e ci dirigemmo verso il parcheggio.
Quei pochi metri ci sembrarono eterni, ma alla fine riuscimmo a sistemarci alla meno peggio nella Fiat 126 di mio zio perché era quella più vicina.
Uno dei miei due fratelli, che allora era un ragazzino, notando che lo zio cercava invano di mettere in moto la macchina tentava di fargli notare che aveva dimenticato di aprire la levetta dell' aria. Ma lo zio preso dalla foga di partire e soprattutto dal proprio orgoglio rispondeva all'indicazione del nipote con schiaffetti sulla mano protesa ad indicare la levetta. Quando si rese conto che il ragazzo aveva ragione finalmente partimmo accompagnati da una scrosciante e contagiosa risata che ancora oggi ricordiamo con affetto e simpatia per quello zio che ora ovviamente non c'è più.
Scrittura creativa scritta il 19/08/2026 - 16:29Letta n.1 volte.
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