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Accettando la volontà di Dio

Cagliari 09 04 2017


Accettando la volontà di Dio


Eccomi ancora fra di voi dopo più di due mesi.
Tutto era già stato scritto.
I guai non arrivano mai da soli.
I mio PC premonitore della grande tragedia?.


Tutto è cominciato due mesi e mezzo fa. Quando io, ancora con gioia e soddisfazione scrivevo le mie semplici poesie su Neteditor e altri siti. Mi accorgo che il mio PC non risponde più come dovrebbe, ma è in ottime condizioni, avendo appena dieci mesi di vita. Ma ha il difetto di stampare delle lettere doppie, dall’a alla z, e qualche volta anche triple.
Stanco, alla fine di ogni scritto, di impiegare più tempo a correggere che a scrivere
decido di parlare col titolare dell’assistenza di Cagliari, che gentilmente mi consiglia,visto che ha ancora un buon margine di garanzia, di spedirlo all’assistenza della casa madre del PC.
Detto, fatto. Dopo due settimane che inviarono il PC, ricevo una telefonata, di recarmi
all’agenzia. Prendo la borsa e vado e, contento, pensavo per come avevano fatto in fretta
con la riparazione. Ma mi sbagliavo, era solo una mail che esplicitamente diceva, che il guasto del PC non rientrava in garanzia e che la riparazione sarebbe costata185 euro.(il PC nuovo in offerta
costa 300 euro) chiaramente ho detto no.
Di rimpallo mi dicono che , se volevo avere indietro il PC dovevo pagare la somma di euro 40,50, “per verifica tecnica eseguita”. Pago e attendo che mi arrivi indietro il mio PC.
Aprono il pacco, me presente, viene acceso e, cosa vedo? Sul displey appaiono solo stelline colorate (cristalli liquidi rotti) in breve, il PC è da buttare. Inizia la guerra di telefonate, cosa fare
cosa non fare, perché all’assistenza non ne vogliono sapere, non si rendono conto che il PC è stato
guastato da loro oppure durante il trasporto, quindi di loro competenza.
Tutto questo, finché la mia primogenita, dalla sua agenzia non si mette in contato direttamente con la casa madre del PC, dove si scambiano diritti e doveri; infine dicono a mia figlia di far rispedire subito il PC. Così, dopo altre tre settimane il PC è tornato a casa, riparato sul displey, ma con lo
stesso difetto iniziale……….Ma, è fra l’ultima andata e ritorno del PC che si è verificata la grande tragedia in casa mia.
E’ stato il 23 di marzo 17 verso le 17,30, che io discorrevo con un condomino nel cortile condominiale.
Essendo la porta di accesso aperta, noto che la mia primogenita è sulla porta e mi fa cenno di avvicinarmi. (cosa più insolita che rara che mia figlia si trovasse là a quell’ora) Vado nell’atrio e vedo che con mia figlia c’è una suora, amica di famiglia, più un folto gruppo di amiche di mie figlie. ( La suora conduce una casa per bambini orfani o abbandonati dai genitori e le mie due figlie più piccole le danno un contributo in consulenze) E’ così che mia figlia dice, papà ti dobbiamo parlare! Li per li rispondo, disarmato,”proprio qui?” dico un po' contrariato, “non abbiamo una casa di sopra?” Ed è la suora che mi dice a bruciapelo….. “Stefania sen’è andata!”
(Stefaia era la più piccola delle mie tre figlie, laureata e ormai con un buon impiego alla Regione Sardegna, insieme alla seconda, Daniela. La primogenita, Tiziana, ha un’agenzia di viaggi).


Il mio urlo è stato disumano, non sono rimasto incredulo, era fin troppo chiara la notizia.
L’abulia mi penetra nel cuore, lasciandomi privo di risorse,mi dispèro, piango come un bambino,non so più cosa fare e mi accascio su un gradino della scala, sfinito, accettando la volontà del Signore.


Stefania 23 12 1976 - 23 03 2017
Sana e forte fisicamente, altruista, tanto da essere contenta
nel vedere il prossimo suo, felice. Aveva una cerchia di amicizie da far invidia, le piaceva tanto viaggiare in giro per l’Europa, andava in val d’Aosta e nel trentino a sciare, amava tanto la vita, faceva lunghe corse all’uscita dal lavoro, coraggiosa fino agli estremi, aiutava la suora nell’oasi meravigliosa di Terra Mala, in quel di Quartu S. Elena, benvoluta e stimata dai superiori nel lavoro.
“Per un beffardo infarto” cadeva, indifesa, lasciando tutti addolorati, in un ancora acerbo
pomeriggio, uscendo dal lavoro, sulla rampa per i parcheggi di un edificio della Regione Sardegna, rendendo così l’anima a Dio.


Un papà distrutto.


(NB) Se a un essere umano gli si carica un peso da cinquanta, faticando, si trascina ancora avanti, ma questo è un carico da cento.


Cagliari 23 03 2017 / Sul tardi vado a letto, ma non riesco a dormire,mi alzo e scrivo.


IN OMAGGIO A STEFANIA E ALLA VOLONTA’ DI DIO.


CANTICO A MIA FIGLIA STEFANIA.




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Racconto scritto il 25/09/2018 - 19:16
Da Gabriele Vacca
Letta n.1365 volte.
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Commenti


Si, Gabriele...scrivi, scrivere è una terapia.
Commossa..senz'altro da dire. Un abbraccio

laisa azzurra 26/09/2018 - 06:46

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Gabriele mi hai commossa profondamente...un dolore infinito, un abbraccio, scrivi, scrivi sempre!!!

Margherita Pisano 25/09/2018 - 23:35

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Un caro saluto Gabriele,
un racconto disperato, ma bello.

Grazia Giuliani 25/09/2018 - 22:25

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