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Solo uno sfogo

Ieri 6 febbraio 2020 ho capito come sia fragile la vita. Come da un momento all’altro cambiano le priorità e crollano le certezze. Tutto ciò che ho sognato fino a quel momento si è sgretolato sotto i miei piedi e anche se già i miei sogni erano più grandi di quella che sarebbe potuta mai essere la realtà, ora sono proprio diventati come qualcosa di inarrivabile.
Avevo già programmato la mia vita, avevo deciso come avrei arredato la mia casa e come mi sarei vestita per andare a lavoro. Oggi invece penso al fatto che mia mamma non ci sarà quando sceglierò il vestito per il mio matrimonio, non potrò dirle mamma sono incinta, non potrò dirle che ho trovato il lavoro dei miei sogni, non sarà ad aspettarmi fuori quando partorirò e non mi verrà a trovare a Zurigo quando avrà 70 anni. Non si commuoverà al mio matrimonio e non vivrà la mia laurea con la spensieratezza con cui avrebbe dovuto, organizzando tutte le stronzate che si organizzano per una laurea quando non si ha un cazzo a cui pensare. Non potrò vedere la gioia nei suoi occhi nel dirle che mi laureerò a luglio dato che non succederà più. Finire gli studi a 23 anni con pieni voti era troppo per me forse che come al solito devo sempre rimanere un passo indietro ai miei coetanei, non ho preso 10 e lode e 100 e lode e quindi non avrei mai potuto prendere 110 e lode e laurearmi in 3 anni precisi. Non posso vivere la spensieratezza di stare fuori sede e rompermi quando mia madre mi chiama nei momenti meno opportuni. Con il mio senso del dovere ovviamente non andrò a stare fuori e probabilmente nemmeno accetterò lavori fuori, insomma tutti questi sacrifici fatti fino ad oggi sono stati inutili. Avrei potuto viaggiare in continuazione e fregarmene di seguire e studiare dato che alla fine non finirò in tempo. Potevo accettare il lavoro con la RB e avere 20000 euro da parte a quest’ora. Insomma dicono sempre di lavorare duro perché così i sogni si avverano e io avevo anche iniziato a crederci. Invece i sogni si avverano solo se hai un grandissimo culo E BASTA. Puoi lavorare e sacrificare tutto quello che hai, non uscire, non viaggiare, non divertirti, poi basta che qualcosa su cui non hai controllo prenda il sopravvento e niente più conta. La vita è veramente ingiusta con chi non se lo merita. Io non me lo meritavo. G non se lo meritava. Papà non se lo meritava. Mamma non se lo meritava, credevo che questo calvario sarebbe finalmente finito e invece era soltanto un assaggio. Dio esisti veramente? Dicono che è tutto un piano il tuo, ma non capisco farci soffrire come possa essere il tuo piano. Ognuno deve portare il proprio carico in questa vita e molte volte non vediamo quello degli altri e quindi crediamo che siamo gli unici a soffrire, ma non capisco perché a noi. Non abbiamo mai fatto niente di male, mamma non ha mai fumato non ha mai fatto niente di male e invece chi uccide, chi maltratta, chi usa la guerra a scopi personali è ancora in piedi e in perfetta salute. Il tuo piano dovrebbe essere diverso mi sa, non è giusta questa sofferenza. Io sono convinta che ognuno faccia il proprio male e potevo anche capire il cancro al seno dato che capita spesso a molte donne, ma questo era davvero necessario? Non potevi fermarti al braccio e farci vivere i prossimi 20 anni in serenità? Mamma e papà a fare i vecchietti a casa ad aspettarci quando tornavamo da fuori? A fargli fare i nonni? A comprargli i regali per i compleanni e per Natale e a fargli fare i giochetti per farli divertire?



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Racconto scritto il 05/03/2020 - 23:14
Da Aria D’Uscita
Letta n.1305 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Sfogarsi è lecito ma non fornisce risposte a domande che non hanno risposte se non basate su fedi senza basi, sul credere o sperare che "Qualcuno" esista per aver cura di noi Uomini e Donne che invece siamo solo animali come tutti gli altri animali della Terra.
La Natura non si preoccupa della sorte umana, non è né buona né cattiva però Lei esiste, Dio no!

Leo Pardiss 06/03/2020 - 17:10

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Io di anni ne ho 45 e posso dirti che da 16 mio padre me lo ha portato via colui a cui poni le tue domande, come un cacciatore con un falco. In picchiata. E la stessa cosa ha fatto con mia madre l'apatia. Passa? No. Migliora? Solo un po', col tempo. Si va avanti, con fatica. Ora ho una moglie e tre figli, tutti splendidi. Io? Un animale zoppo, ma che ha imparato a zoppicare con dignità...

Mirko D. Mastro(Poeta) 06/03/2020 - 13:10

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Molto empatico, uno sfogo sacrosanto che il lettore fa suo. Io poi che con mia moglie viviamo la seconda vita, quella dei nonni, capisco ancor più il finale di questo racconto.

Giacomo C. Collins 06/03/2020 - 10:49

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Con un racconto che si legge tutto d’un fiato,hai espresso molto bene la drammaticità della tua perdita.Non so rispondere alle tue domande, con il tempo e la rielaborazione interiore solo tu le potrai trovare.Un abbraccio.

Anna Maria Foglia 06/03/2020 - 10:09

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