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L'uomo ed il cane dal nulla

Stavo camminando lungo una di quelle strade che usavo imboccare casualmente durante le mie evasive escursioni nella mia città; mi aggiravo a caso, forse in cerca di qualche misteriosa avventura, quasi che nella mia mente si potesse aprire uno squarcio tanto doloroso quanto improvviso ed illuminante. Ma l'unico beneficio cui esso apportava era la momentanea fuga dai miei pensieri che a tratti mi assillavano assai intensamente. Nonostante ciò, una volta incamminato, mi risultò molto difficile fermarmi, anche perché il tempo era poco e quello in realtà era solo tempo sprecato.
Fu proprio durante una di quelle volte rare ed inusuali che il mio guardare si soffermo' ad osservare tutte le comuni e misteriose cose che mi circondavano e quasi come a bloccare le mie gambe per uno scopo ben preciso, fu allora che vidi ciò che in precedenza non mi era stato permesso di vedere. Stavo salendo un ponte che occasionalmente mi ero trovato di fronte, quando dalla mia maggiore altezza, potei notare un cane che, con fare tranquillo e stanco, lo ascendeva nella parte che io avrei di lì a poco disceso. Giunti entrambi nel mezzo di quel piccolo ponte, ci trovammo l'uno di fronte all'altro ed io fui costretto a fermarmi per via dello strano fare dell'animale: esso non mi passò accanto indifferente come qualsiasi altro cane randagio nella sua vita di stenti, non si soffermo' allegro e ridente, felice e scodinzolante come uno di quei cani soliti alla compagnia di qualche vecchietta alla sua fine, ma si fermò dinnanzi a me, chinò il capo verso i miei piedi, li guardò e alzando il muso fece languire i suoi occhi in direzione delle mie intorpidite pupille. Lo seguii giù dal ponte e proseguendo per un breve tratto sull'orlo della strada, mi accorsi che in realtà avrei preferito tornare alla mia abitazione, vista l'ora che si era fatta sicuramente assai tarda.
Tuttavia incuriosito dal comportamento dell'animale mi accinsi a seguirlo fino a quando, accortosi della mia presenza si arrestò, voltò i suoi occhi verso di me ed io al fine di interrompere quell'imbarazzante situazione, mi sentii quasi costretto ad accarezzarlo senza che però lui, il cane, smuovesse il suo sguardo e la sua posizione.
Sorrisi allora quasi impietosito, quando all'improvviso con una fulminea mossa che la mia ragione nemmeno fece in tempo a percepire, l'animale strinse il mio collo fra le sue mandibole fino a che non caddi a terra perdendo i sensi nonostante il mio tentativo di difendermi.
L'ultima immagine che vidi era lui, il cane, la bestia che priva di un occhio schizzato via dalla sua orbita durante la lotta ora languiva verso di me scodinzolando felice e disinteressato della sua grave menomazione.
Non ho mai capito se allora morii o sopravvissi, non so tuttora se vivo o se sono morto, una sola cosa so con certezza e cioè che sono e che continuo ad essere in un essendo che ancora non sono riuscito a spiegarmi.



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Racconto scritto il 29/03/2020 - 18:42
Da giuseppe trucchia
Letta n.1062 volte.
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Commenti


Un racconto molto strano del quale mi sfugge il significato. Di una cosa però sono certo, che essere in quell'essendo misterioso è meglio che essere in un essendo banalmente quotidiano.
Faccio mio questo senso del racconto.

Leo Pardiss 29/03/2020 - 20:28

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