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La mia Napoli

Il volto di Napoli che io amo ha la fresca risata dei bambini avvolti in cappottini rossi che si insudiciano con le briciole di pane date ai cani per placarne i guaiti. Questa città si regge sui piedi dei giovani che si rincorrono nascondendosi in quei vicoli da cartolina che odorano del bucato pulito, steso ad asciugare sui terrazzi di case in cui ogni inquilino sembra perennemente dormire, fin quando, all’improvviso, tuona una voce dall’interno intimando a quei ragazzi “scugnizzi” di abbandonare il campo.
E mentre si sale su per strade martoriate dagli pneumatici delle auto o dalle suole di scarpe rumorose e irrequiete, si incrociano uno per uno gli sguardi di chi quelle vie le conosce bene: di una studentessa che, borsa a tracolla, parla al cellulare superando la soglia di decibel consentita, perché ogni napoletano ha sempre l’impressione che la propria voce non giunga abbastanza chiara alle orecchie dell’interlocutore; dei proprietari dei negozi di articoli “scaccia-malocchio”, in trepidante attesa che la porta d’ingresso con chiavistelli del XIX secolo si apra e lasci fluire un fiume inarrestabile di clienti, sperando nella superstizione goffa che dilaga ancora negli animi partenopei; del giovane conquistatore incallito che corteggia con fare discutibile, ma che lui stesso ritiene di un’eleganza d’altri tempi. Napoli è fatta dei corpi di chi si abbandona sui muretti antistanti il Castel dell’Ovo perché gli alluci dolgono per il troppo camminare, o di coloro che, più coraggiosi, li scavalcano per conquistare un posto comodo sugli scogli del lungomare, in una corsa contro l’ultimo raggio di sole. Napoli si ciba della pizza, del ragù della domenica, delle polpette al sugo e dei tesori delle rosticcerie insinuatesi in ogni angolo visibile, resistenti alle intemperie, alle stagioni e alle elevate temperature.
Ma che cos’è davvero il cuore di Napoli? E’ quell’agglomerato di minuscoli appartamenti siti al pianterreno, che in gergo sono noti come “bassi”, i “vasci”, scatole multicolori e malandate dove in estate il calore si trasforma in un gigante soffocante e in inverno il gelo si deposita su qualsiasi superficie piana, e al di fuori delle quali la pioggia assume le fattezze di una lingua grigiastra e maleodorante: sarà forse per questo che chi vi abita ha spesso un atteggiamento spavaldo, di chi sa vincere e perdere con la stessa proverbiale superiorità. Sarà forse per questo che chi vi abita spesso non ha nulla da perdere e sa “come morire”, come diceva Matilde Serao che di Napoli ha fatto suo il “Ventre”.
Napoli è una lunga passeggiata in cui, se si respira a pieni polmoni, penetra con veemenza l’anima del mare. E’ un viaggio che va intrapreso mano nella mano con chi, come quel dolce soldato che era mio nonno, ne conosce la storia, le vergogne e gli onori, e al termine del quale, per placare un po’ l’arsura, si beve il caffè, e si diventa protagonisti di un enorme paradosso.
Questo luogo controverso e dalle mille sfaccettature è quello che, ogni volta con la stessa determinazione, abbandono e poi rivoglio con tutta me stessa. Napoli è mio padre, mia madre, la mia personalità, la mia casa. Napoli sono io, e potrò fuggire finché avrò vita, nulla potrà cambiare quest’evidenza, nulla potrà recidere questa radice, e questa è la mia più grande consolazione, perché Napoli è e resterà l’unico punto fermo della mia esistenza.



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Racconto scritto il 13/03/2016 - 15:58
Da Rosalba Caraddi
Letta n.1687 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Uno spaccato autentico, vero, di una città che la maggior parte della gente conosce solo per il degrado...ma Napoli, così come tante altre città, è molto di più!! Molto bello e intimo, buona giornata!

Chiara B. 14/03/2016 - 10:46

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Sono napoletao anche io e credo che Napoli sia molto altro ancora. E' filosofia vera di vita da inventare, pensiero di commedianti abili nel senso buono, Napoli di Eduardo e Scarpetta, Maggio e tanti altri ancora che nelle loro opera sanno far scorrere comunque l'umiltà e la fratellanza, la convivenza cosmopolita , il Vesuvio ed il rispetto a questo gigante che osserva e fma, le sue meravigliose isole. Non basterebbe un libro intero per descrivere quel miracolo di morire...dopo averla visitata.Un bel tributo questo. Un saluto.

luciano rosario capaldo 14/03/2016 - 10:09

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ONORE AL TUA AMATA TERRA... IN UN RACCONTO ECCEZIONALMENTE SEQUELATO.
LIETA SETTIMANA ROSALBA.
*****

Rocco Michele LETTINI 14/03/2016 - 09:35

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Napule è, cantava il grande Pino.
Tutti amiamo Napoli, la città e la sua gente; gente di fantasia, colori e vitalità che si esalta in un linguaggio diventato patrimonio universale. La cosa commovente è l'anima di odio-amore che suscita in ognuno, senza che nessuno riesca a farne a meno, come un amante tradito e perdutamente innamorato. 5* Buonanotte.

salvo bonafè 13/03/2016 - 21:27

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